Emma Hart.
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A un passo da te.
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Titolo originale: THE RIGHT MOVES. THE GAME SERIES VOL. 3. 2014.
Traduzione di: Anita Taroni.
2016. Fabbri Editori / Rizzoli - RCS Libri, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Quando Abbi esce dall'istituto dove  stata ricoverata dopo aver tentato il suicidio, desidera solo dimenticare il passato e ricominciare. E a darle forza  il suo sogno, la danza. Vuole essere ammessa alla Juilliard, una delle pi prestigiose scuole del mondo, e per farcela dovr impegnarsi al massimo e non pensare ad altro.
Blake  un giovane inglese che si  trasferito a New York per la stessa ragione: diventare un ballerino  quello che ha promesso a Tori, sua sorella, appena prima che lei si togliesse la vita. E poco gli importa di deludere tutte le aspettative familiari per seguire la sua passione.
Quando Abbi e Blake si incontrano, riconoscono subito, l'uno negli occhi dell'altra, l'ombra di una sofferenza che chiede riscatto. Passo dopo passo, si rendono conto di essere legati, sul palco come nella vita. Ma i fantasmi del passato non lasciano scampo, e per continuare a danzare dovranno trovare il coraggio, chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dalla musica.
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L'Autrice.
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EMMA HART ha autopubblicato il suo primo romanzo, Scommettiamo che ti faccio innamorare?, quando aveva solo 19 anni. Il libro  presto balzato in testa alle classifiche del New York Times, facendosi notare dagli editori che si sono poi contesi all'asta i capitoli seguenti.
Questo, dopo Una scommessa per sempre,  il terzo volume della serie, chiamata The Game e interamente pubblicata da Fabbri.
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1. Abbi.
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Basta una cosa soltanto.
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Un pensiero. Un secondo. Un impulso. Una carezza. Tante piccole cose che, una dopo l'altra, un po' alla volta, si accumulano e si trasformano in una pi grande. Una sola cosa grande, sempre la stessa. Sufficiente a cambiarti la vita.
Irreparabilmente. Inspiegabilmente. Irreversibilmente.
Sono passati due anni da quando, per la prima volta, tante piccole cose si sono accumulate e mi sono innamorata di Pearce Stevens. Sono passati due anni da quando ho sentito il dolce sfarfallio della prima cotta, seguito dal lieve sbandamento dell'amore. Due anni da quando tutto  crollato e sono precipitata nell'abisso oscuro della depressione.
Se allora avessi saputo quello che so adesso, avrei fatto scelte diverse. Avrei liquidato quei pensieri come le fantasticherie di un cuore adolescente, avrei fatto passare il tempo, avrei combattuto gli impulsi e mi sarei difesa dalle carezze. Se avessi saputo cosa sarebbe successo nei mesi successivi e quale direzione avrebbe preso la mia vita, sarei saltata sul primo aereo per i Caraibi.
Ma non sapevo niente. Come avrei potuto? Non potevo immaginare che quelle piccole cose sarebbero diventate una sola, enorme, e non avrei mai pensato che sarebbero tornate.
Poi  arrivata l'oscurit. Un istante di buio, un impulso, una carezza mortale. Il momento in cui ho visto per la prima volta una goccia di sangue colare dalla caviglia dopo essermi tagliata accidentalmente, la lama nuova del rasoio tra le dita, ha cambiato la mia vita per sempre, proprio come quando mi sono innamorata di Pearce.  un momento che non potr mai cambiare. Non posso fingere che non sia avvenuto. Come Pearce,  una parte di me. Una parte del mio passato.
Sono questi i due episodi fondamentali della mia vita. Se mi chiedete dove ho sbagliato, vi risponder: Pearce Stevens e il rasoio. Ma non riuscir a spiegarvi il perch, nemmeno se mi implorate.
Non riuscir a dirvi perch mi sono innamorata del fratello della mia migliore amica, o perch non sono scappata prima che fosse troppo tardi. Non riuscir mai a spiegare perch non mi sono tolta le lenti rosa con cui guardavo la realt e non l'ho visto per ci che era - ed  - davvero.
E non riuscir mai a spiegare che cosa mi ha spinto a farmi il primo taglio sulla pelle. In fin dei conti,  impossibile esprimere ci che non si pu comprendere, e a volte  meglio non capire.
Sono china sulla vasca e osservo l'acqua fosca che scende gi dai miei capelli appena tinti. Scorre sul fondo, scivola nello scarico e scompare con la stessa facilit con cui scompariva il mio sangue tempo fa. Resto immobile finch l'acqua non torna limpida, mi faccio lo shampoo e risciacquo, poi avvolgo i capelli in un asciugamano scuro.
Ho convinto pap ad accompagnarmi al negozio a prendere la tinta, anche se la mamma era contraria. Lei non capisce che ho bisogno di staccarmi dalla persona che ero l'anno scorso. Forse nessuno pu capirlo, nemmeno io. So soltanto che non sono pi la stessa di prima. Le mie due met si sono separate e sto andando avanti solo con la nuova me. O almeno cos mi ha detto la dottoressa Hausen. Ha anche detto che  un passo nella direzione giusta, che  positivo.
E io ho bisogno di positivit. Per questo ho ridipinto di azzurro e viola la mia camera, che da bambina era tutta rosa.  positivo.  diverso.  nuovo.
Proprio come me. Sono nuova e radiosa.
Sono seduta sul piumone e mi guardo nello specchio. Gli occhi sono pi luminosi e il viso non  pi cos scavato. Mi sfioro una guancia con le punte delle dita e faccio un respiro profondo. Una ciocca sfugge da sotto l'asciugamano, il colore, quasi nero, risalta sulla mia pelle chiara.
Inclino la testa in avanti, passo l'asciugamano, e tiro indietro i capelli. Prendo la spazzola appoggiata sul letto e mi pettino. Mi concentro solo sul movimento ripetitivo, accendo il phon e non penso a niente.
Non penso che la lavagnetta di sughero sopra la scrivania, adesso vuota, una volta era piena di foto di me e Maddie. Non penso che ho buttato via tutti i miei diari di adolescente, che almeno tre quarti del mio guardaroba non ci sono pi. Non penso a quanto del mio passato ho gettato nella spazzatura. Da quanto del mio passato sto scappando.
Ma quando devi affrontare la stessa cosa tutti i giorni puoi dire davvero di scappare?
Non penso. Se sai dove vuoi stare, non stai scappando. Hai deciso coscientemente di cambiare.
Poso il phon e osservo il mio riflesso, spazzolandomi i capelli un'ultima volta. Sorrido. Non assomiglio pi alla vecchia Abbi, e per un secondo nel mio sguardo vedo una scintilla.  rapidissima, lo so, ma meglio di niente.
La porta della stanza si apre appena e la mamma infila dentro la testa. Avverto la sua sorpresa ancora prima di vederla sul suo viso. Tiene una mano davanti alla bocca, come se cos potesse dare l'idea di essere indifferente. Come se pensasse di poter nascondere gli occhi spalancati, lo sguardo inorridito.
Oh... Perch?
Giocherello nervosamente con le ciocche. Perch il mio aspetto posso cambiarlo sussurro. Dentro no, almeno non  cos facile, e allora ho deciso di cambiare fuori. Ne avevo bisogno, mamma.
Tra noi scende il silenzio; poi lei dice: Non capisco.
Non devi capire. Devi semplicemente accettarlo.
Suppongo di non poter fare molto.
Scuoto di nuovo la testa. Nascondo le mani nelle maniche, accarezzo le cicatrici con i polpastrelli. Le cicatrici che ho tenuto nascoste al resto del mondo.  comunque meglio dell'alternativa. Qualunque cosa  meglio.
La mamma fa un sospiro, e io premo il pollice sul polso per sentire il battito, come faccio sempre quando capisco che i ricordi stanno arrivando. Il sangue che mi scorre nelle vene mi fa capire che sono ancora viva, che il mio cuore pulsa ancora, che i miei polmoni ancora respirano. Che esisto.
S.  molto meglio. La mamma annuisce, attraversa la stanza e viene a sedersi accanto a me. I nostri corpi riflessi nello specchio, uno accanto all'altro, sono diversi solo per l'et. E per il colore dei capelli. I suoi hanno la stessa sfumatura di biondo che avevano i miei fino a due ore fa. Mi prende la mano e incrocia il mio sguardo. C' qualcos'altro che senti di dover fare?
Tipo cosa?
Non lo so, Abbi. Pensavo che forse, visto che vuoi cambiare, potremmo andare dal parrucchiere insieme. Ne avrei bisogno anch'io. Magari potremmo farci anche la manicure.
Da come mi stringe la mano, capisco quanto sia difficile per lei propormi una cosa del genere. Quanto sia difficile accettare che la sua Abbi questa volta non torner. Che la sua Abbi  perduta per sempre.
Sarebbe bello dico, sincera. Forse  proprio quello che mi serve. Per spazzare via tutto.
Non c' bisogno di spazzare via niente. Dobbiamo solo creare ricordi nuovi con cui sostituire i vecchi replica lei, alzandosi in piedi. Domani chiamo il parrucchiere, allora. Ah, ha telefonato Bianca. Dice che puoi cominciare domani con la nuova classe. Alcune delle sue ragazze sono entrate alla Juilliard e ha dei nuovi iscritti. Pensa che per te sarebbe il momento perfetto. Vuole che la richiami, le piacerebbe parlarti. Posso dirle che ci sei?
La danza. La Juilliard. Il mio sogno. Ci che mi spinge ad andare avanti e che mi ha salvato quando pensavo che non ci fosse pi niente da salvare. S, mamma. Dille che ci sono.
Okay. Esce dalla stanza chiudendosi la porta alle spalle, e mi lascia al mio silenzio.
Il silenzio. Il mio migliore amico e il mio peggior nemico.
Mi accarezzo il polso delicatamente e prendo l'iPod. Lo schermo si illumina, premo il tasto Shuffle e partono gli Snow Patrol.
Raggomitolata sul letto, mi ripeto piano in testa Juilliard, mentre il sonno mi porta via con s.
Stringo la cinghia del borsone al petto e spingo esitante la porta della scuola di danza di Bianca. Ho lo stomaco sottosopra per l'ansia, sono tesa, ma so che qui posso sentirmi al sicuro.
Bianca  una delle poche persone che conoscono e comprendono davvero il mio bisogno di ballare. L'ho conosciuta quando la dottoressa Hausen mi ha suggerito di usare la danza come terapia. Abbiamo cominciato con una lezione privata alla settimana, e presto siamo passate a tre, sia alla clinica che qui nella sua scuola. Mi ha aiutato a lasciare quel posto. Mi ha ricordato la sensazione di libert di quando indossi il body e le scarpette da ballo. E ora che Maddie  lontana,  la persona pi vicina a un'amica.
La sala  un luogo familiare: gli specchi alle pareti, la sbarra, il pianoforte in un angolo. Dexter, lo zio disabile di Bianca e pianista della scuola, mi saluta con un cenno. Gli sorrido, e un po' mi tranquillizzo. Solo un po', perch so che presto la stanza si riempir di sconosciuti.
Sento due mani ossute sulle spalle. Si vede lontano un chilometro che sei agitata. Respira e rilassati, Abbi, le scarpette non danzeranno per te.
Ho paura sussurro, mentre si apre la porta.
Lo so. Bianca mi abbraccia e inclina la testa per guardarmi dritto negli occhi. Tu sei qui per ballare, ricordatelo. Sei forte, e sarai bravissima.
Ballare... Sospiro e lancio un'occhiata alla folla sempre pi numerosa vicina alle sedie.
E tu balli in modo meraviglioso. Qui sei al sicuro.
Lo so. Qui niente e nessuno pu farmi del male, soprattutto quando la mia mano tocca la sbarra e parte la musica. Ovunque io sia mentre ballo... mi sento protetta.
Mi avvicino all'angolo in punta di piedi e mi tolgo la tuta, sotto sono gi pronta. Infilo le scarpette e accarezzo i nastri di raso. Morbidi. Sicuri.
Tengo gli occhi bassi nella vana speranza che nessuno mi rivolga la parola. Anzi, che nessuno si accorga di me. Come ha detto Bianca, sono qui per ballare, non per farmi degli amici o instaurare nuovi rapporti. Solo per ballare.
Le scarpette si riflettono nello specchio. Stendo le dita e stringo la sbarra di metallo freddo, pronta a cominciare. Ora mi sento leggera e riesco a cancellare il costante senso di soffocamento della depressione.  soltanto un secondo, ma  sufficiente. In quell'attimo sento come potrei essere, e per la prima volta da quando sono entrata qui, dieci minuti fa, riesco a fare un respiro vero.
Bianca batte le mani una volta e il chiacchiericcio si interrompe all'istante. Non ho intenzione di presentarmi, n di spiegare che cosa si fa nella mia scuola. Se non mi conoscete, o non sapete perch siete qui, allora vi trovate nel posto sbagliato. Vi dir solo che dovete dimenticare tutto ci che avete imparato sulla danza finora. Quando vi infilate le scarpette qui, vi abbandonate all'arte del balletto, non alla tecnica. La danza classica non  questione di ritmo, di saper eseguire perfettamente un passo o di prendere i voti migliori. La danza classica  raccontare una storia. Dovete prendere tutti i sentimenti e le emozioni che avete dentro ed esprimerli attraverso i movimenti precisi del vostro corpo. La danza classica nasce da ci che siamo, a prescindere da ci che significa per voi. Se la pensate diversamente, potete anche andare. Siamo tutti in fila alla sbarra; Bianca ci scruta con attenzione, come se con una semplice occhiata potesse capire se siamo d'accordo con lei oppure no.
L'unica cosa che dovete sapere su come funziona la mia classe  che non smettete mai di essere ballerini e ballerine. Mi aspetto che vi facciate il culo. Mi aspetto di vedervi qui tre sere alla settimana per due ore, e mi aspetto che lavoriate a casa. Con sei ore di lezione non raggiungerete mai il livello richiesto alla Juilliard: io passo pi tempo a sistemarmi i capelli. Non mi interessa dove ballate - sotto la doccia, a Central Park, anche in mezzo alla strada, se volete - ma dovete allenarvi tutti i giorni. E guardate che se non lo farete me ne accorger. Se anche per un solo giorno non ballerete lo capir, sar il vostro corpo a dirmelo. Alcuni di voi li conosco gi e so che sono nella scuola giusta, gli altri devono dimostrarmelo. Si gira, picchietta le dita sul pianoforte, e suo zio comincia a suonare.
E se pensiamo di essere nella scuola giusta e invece non siamo all'altezza? Se ne accorger? chiede uno.
Bianca si volta e fa una smorfia. Certo.
E cosa succede?
Succede che ve ne dovete andare, perch vuol dire che in questa citt c' qualcun altro che si merita pi di voi di stare qui. Io insegno solo ai migliori, mettetevelo in testa, e nessuno dei miei allievi  mai stato scartato alla Juilliard. C' un motivo se tengo solo due corsi: ci siete voi, e una classe di bambine di sette anni, la maggior parte delle quali studia con me da quando ne aveva uno. Se ce la possono fare loro, mi aspetto che ce la facciate anche voi.
Ha mai chiesto a qualcuno di andare via?
Tutte le volte che inizio un corso replica Bianca bruscamente. Adesso riscaldati, se non vuoi essere il primo.
Cerco di trattenere un sorriso e restare impassibile, e comincio a riscaldarmi. Ho sentito lo stesso identico discorso quando Bianca  entrata in palestra alla clinica; ricordo di aver fatto le stesse domande e di aver ottenuto le stesse risposte.  ci che me l'ha fatta amare sin dal primo momento: a differenza di quasi tutte le persone che conoscono il mio passato, non mi considerava in modo diverso. Per lei ero - sono - una ragazza con un sogno, e chi se ne importa del resto.
La porta principale si apre mentre sto per eseguire un demi-pli. Ho la sensazione di essere osservata, la avverto sulla pelle, e mi pizzica la nuca, la colonna vertebrale. Non vorrei, ma alla fine alzo lo sguardo.
Bianca si avvicina a un ragazzo; la sua postura perfetta e i passi precisi mi dicono subito che  un ballerino. Un ballerino ritardatario. Ha i capelli corti e spettinati, e sotto le note del piano sento che parla con un accento inglese. Lo squadro: ha le spalle larghe e le braccia ben definite. Braccia da ballerino, forti ma gentili. Il tocco delle sue mani grandi  di sicuro deciso ma delicato. La struttura fisica  simile a quella di un calciatore, ma  troppo carino per esserlo. Merda. Davvero ho appena detto che  carino? Che cosa mi prende? Non  proprio il caso che mi metta a spogliare con gli occhi il Ragazzo Inglese Sexy.
Lui annuisce e si gira verso di me. O forse verso la classe, ma i suoi occhi cadono comunque su di me. Incrociamo lo sguardo per un istante fugace, e mi sento vacillare. Anche se  dall'altra parte della sala, mi accorgo che ha due occhi verdissimi.  indiscutibile che mi stia guardando, e che sembri interessato.
E anche l'ansia che mi sale nel petto  indiscutibile... E il vuoto allo stomaco quando ci scambiamo di nuovo un'occhiata. Deglutisco e distolgo lo sguardo, ripetendomi che quell'interesse che credo di aver visto  frutto della mia immaginazione, cos come ci che mi ha spinto a guardarlo.
Non sono qui per lanciare occhiate al Ragazzo Inglese Sexy. Sono qui per ballare, e nient'altro.
Il tuo sogno, Abbi. La Juilliard.

2. Blake.

Merda, merda, merda! borbotto a bassa voce, sfrecciando fuori da uno di quei taxi gialli che sono dappertutto in questa citt. Pensavo esistessero solo nei film, e invece no.
La tracolla della sacca si aggancia alla maniglia della portiera, e quasi volo per terra mentre cerco di liberarmi con uno strattone. Non pensavo di cominciare la mia nuova vita a New York arrivando in ritardo alla prima lezione di danza. In realt, il mio progetto prevedeva che fossi alla Juilliard, e non in una scuola del cavolo, ma non  una cosa su cui riflettere in questo momento. Non devo pensare nemmeno a lei, altrimenti richiamo qui quella stupida macchina color canarino, ci salgo sopra e torno al mio appartamento supercostoso.
Osservo il palazzo di fronte a me. Ha un aspetto antico e sembra fuori posto qui a Manhattan. Non  il classico grattacielo di vetro, ma uno spoglio edificio di mattoni rossi con una semplice insegna su cui c' scritto BIANCA - SCUOLA DI DANZA. Mi passo le dita tra i capelli e con un sospiro mi chiedo se ho preso la decisione giusta. Per la milionesima volta.
Ma sono in ritardo, non ho tempo di preoccuparmi di questo, e seppellisco il pensiero in fondo alla mente: adesso devo concentrarmi solo sulla danza.
Apro la porta e seguo lo stretto corridoio fino a una grande sala. Sulla parete a specchio pi lontana c' la sbarra, accanto alla quale sono allineati dei ragazzi e delle ragazze che si stanno riscaldando al suono di un pianoforte. Li osservo per bene: sono tutti sulla ventina a parte la ragazza in fondo alla fila. Ha i capelli scuri raccolti in uno chignon in cima alla testa e tiene gli occhi bassi mentre piega le ginocchia ed esegue un demi-pli. Ha un movimento molto elegante, ed  evidente che  del tutto assorta.
Blake Smith? mi chiede una voce dal forte accento newyorkese.
Mi volto verso la donna con i capelli ramati che mi sta fissando e annuisco.
S, signora. Sono io.
E io sono Bianca risponde lei con un sorriso.
Ci stringiamo la mano. Piacere di conoscerla.
Piacere mio. Sei in ritardo, ma immagino che Londra sia un po' diversa da qui.
Ripenso ai venti minuti che mi sono serviti per trovare un taxi libero. Pu ben dirlo. Mi scusi... devo ancora ambientarmi.
Mi sorride gentile. S, immagino che non sia facile. Se hai domande, sentiti pure libero di venire da me. Far il possibile per aiutarti. Puoi mettere la sacca in quell'angolo e cominciare a riscaldarti.
Raggiunge in silenzio la sua posizione, e io torno a guardare la ragazza in fondo alla sbarra.
I nostri sguardi si incontrano.
 impegnata nel riscaldamento e per un attimo sembra esitare, poi prosegue come se niente fosse, come se non stessi cercando di capire di che colore sono i suoi occhi, incorniciati da lunghe ciglia che si arricciano verso l'alto. Arrossisce appena. La squadro dalla testa ai piedi, e non posso che ammirare il modo in cui le stanno il body e i leggings. La osservo di nuovo e lei batte le palpebre.
Merda. Non ne fanno di ragazze cos in Inghilterra. E se le fanno, mia madre non me le ha mai presentate.
Alla fine distoglie lo sguardo. Qualcosa mi dice che devo conoscerla, e non per portarmela a letto.
Durante il riscaldamento, un po' ascolto Bianca che parla alla classe, un po' osservo la ragazza con i capelli scuri. Se ne sta pi indietro degli altri, tiene le mani nascoste nelle maniche e la testa leggermente inclinata, ma ha un portamento perfetto, la schiena dritta e i piedi in posizione. Esegue i movimenti di base secondo gli ordini di Bianca con l'eleganza di un cigno che nuota su un fiume in primavera.  precisissima, sia a tenere il tempo sia nella posizione, e passa dal pli al tendu ai battements, ignara dei miei occhi che la seguono.
Ignara dei miei occhi che seguono ogni curva del suo corpo. Ignara del fatto che non mi sono mai sentito cos attratto da una ragazza di cui non conosco nemmeno il nome.
Finito il riscaldamento, inizio la sequenza di base. Bianca ci scruta con attenzione. Posa rapidamente lo sguardo su ciascuno, si sofferma per un paio di secondi valutando la posizione e la postura, ma i miei pensieri sono tutti per la ragazza di fronte a me e il mio corpo passa con fluidit da un passo all'altro.
Ballare mi viene naturale come respirare.  sempre stato cos.
Bianca ci dice di metterci a coppie - un maschio e una femmina - e io vado dritto dalla ragazza con i capelli scuri. Non potrei andare da nessun'altra. So che sembra una banalit, ma in questo momento per me nella sala c' solo lei.
Le do un colpetto su una spalla. Vuoi...
I suoi occhi azzurri si piantano nei miei. Azzurri, ecco di che colore sono. Di quella sfumatura di azzurro che fa subito venire in mente una bella giornata d'estate, con birra e barbecue. Di quella sfumatura di azzurro che non nasconde nulla, troppo chiara per celare le ombre che si agitano al di sotto. Uno scintillio pi scuro mi costringe a fermarmi e a fissarla.
Ho gi visto quelle ombre.
So come fanno, incrinano a malapena la superficie e ti tirano gi con loro. E so che la scalata per risalire  sempre pi difficile della caduta... sempre che si sia abbastanza fortunati da riuscire a trovare un appiglio.
Voglio... cosa? chiede lei timidamente, avvicinando una mano al viso e abbassandola di nuovo.
Ehm... Tossisco e mi accarezzo la nuca. Il suo sorriso esitante mi ricorda il motivo per cui mi sono avvicinato a lei. Vuoi ballare con me? Visto che dobbiamo metterci a coppie, pensavo che...
Merda. Sembro un ragazzino imbranato che non ha mai parlato con una ragazza.
Il suo sorriso si fa un po' pi convinto e guarda la sala. Sono gi tutti accoppiati e parlano tranquilli.
Mmm... certo risponde.
Grande! Io sono Blake. Blake Smith.
Abbi Jenkins. Mi porge la mano e la stringo;  pi piccola della mia, ma ora sono concentrato soltanto sul suo tono di voce dolcissimo e sul modo in cui ha mosso le labbra quando ha pronunciato il suo nome.
Abbi... ripeto. Balli da tanto?
Da quando avevo otto anni. Incrocia le braccia al petto, come per proteggersi. Abbiamo tutti bisogno di un luogo in cui fuggire, giusto?
Giusto. Assolutamente s.
Tre secchi battiti di mano ci distraggono dalla nostra conversazione, e ci giriamo verso Bianca. Mentre ci indica quello che dobbiamo fare, seguo con lo sguardo il profilo delicato di Abbi, dalla linea del naso alle labbra carnose.  davvero carina. Mi accorgo che sto sorridendo solo quando i nostri sguardi si incrociano nuovamente e lei alza un sopracciglio in modo interrogativo. Scrollo le spalle e lei fa una breve smorfia divertita.
Allora, andiamo?
Certo. Andiamo dove? Cazzo...
Abbi mi sorride. Balliamo dice, con un luccichio negli occhi.
Giusto. Andiamo a ballare. Siamo qui per questo.
Ho fatto migliaia di chilometri per realizzare il mio sogno, e adesso cosa faccio? Mi lascio distrarre da un bel visino? Devo pensare con i piedi, non con l'uccello.
Per la seconda volta mi porge la mano e per la seconda volta io la stringo nelle mie. Si mette sulle punte apparentemente senza pensarci e chiude gli occhi. Di nuovo la facilit dei suoi movimenti mi colpisce. Solo quando balli con qualcuno riesci davvero ad apprezzare la bellezza del gesto. Sono stati pochi secondi appena, un fuggevole istante nel grande schema delle cose, ma vedere Abbi Jenkins abbandonarsi cos alla musica  pura bellezza.
Un momento che non dimenticher mai.
Apre gli occhi e cominciamo a ballare, e mi torna in mente che le ombre possono velare quella bellezza.
Abbi mi guarda, ma non mi sta vedendo davvero, me ne sono accorto. C' una patina sui suoi occhi, una patina di dolore.  altrove, in un luogo lontano, ma non sbaglia un passo. Non va mai fuori tempo, non sbaglia un movimento. Anche il suo respiro non tradisce nulla.
Malgrado la musica, il rumore e le continue correzioni di Bianca sulla posizione delle braccia e il tempo, sento il cuore battere fortissimo. Lo sento nelle orecchie, sovrasta il piano. Sono ipnotizzato. Ipnotizzato dalla fluidit dei suoi movimenti, dalla facilit con cui balliamo insieme.  come se lo facessimo da una vita.
L'esercizio termina, ci fermiamo e Abbi chiude gli occhi. Quando li riapre, il suo sguardo  di nuovo limpido e sorride timidamente. Smetto di stringerla e lei fa un passo indietro, continuando ad accarezzarmi piano le dita. Poi si tira le maniche sopra le mani, e torna a incrociare le braccia sul petto.
Grazie dice, guardandomi negli occhi.
Per cosa? chiedo abbozzando un sorriso.
Per aver ballato. Si gira e torna alla sbarra, e io la guardo allontanarsi. Osservo la sua andatura armoniosa, l'ondeggiare dei suoi fianchi a ogni passo...
No sussurro, senza riuscire a toglierle gli occhi di dosso. Grazie a te.

3. Abbi.

Caff? chiede la mamma, indicando con un cenno lo Starbucks in fondo alla strada.
Alzo gli occhi al cielo, ma avrei dovuto immaginarlo che alla fine me lo avrebbe chiesto. Sono sicura che nelle sue vene scorre caff, non sangue.
Non te lo negherei mai. Faccio una smorfia e la guardo.
Per una volta ci hai provato, tesoro.
Solo perch pap mi aveva costretto a nascondere tutto il caff. Mi aveva minacciato di non comprarmi l'auto di Barbie. Avevo otto anni, quella macchina mi serviva, mamma. Rido. Era una questione di vita o di morte.
Lei scuote la testa, ridendo in silenzio, e apre la porta di Starbucks.
Una questione di vita o di morte  bere subito un caff, Abbi. Ne vuoi uno anche tu?
Sbircio all'interno dalla vetrata e scuoto la testa. I tavoli sono quasi tutti occupati,  da poco passata l'ora di pranzo, e dopo aver fatto conversazione per due ore con la manicure e la parrucchiera, ho bisogno di un po' di silenzio.
No, sto bene cos. Ti aspetto qui fuori. Le sorrido, un po' a disagio, gli occhi che passano da lei al locale. La mamma segue il mio sguardo e annuisce in segno di comprensione.
Ci metto un minuto. Esita, mordicchiandosi l'angolo della bocca, poi spinge la porta e scompare dentro.
Mi siedo su una panchina sul marciapiede opposto e sospiro accarezzandomi i capelli. Sono esausta. Sembra impossibile che farmi sistemare i capelli e le unghie mi abbia stancata tanto, ma con la depressione va cos. Non puoi mai sapere quando colpir e ti butter a terra. D nuovo significato all'espressione aspettati sempre l'imprevedibile.
Mi sfrego gli occhi e trattengo uno sbadiglio. Speriamo che la mamma faccia presto...
Non pensavo di incontrarti in giro cos presto.
 almeno un anno che non sento questa voce. E non avrei voluto sentirla mai pi. Jake Johnson, il miglior amico di Pearce, nonch uno dei motivi per cui  diventato tossicodipendente.
Di sicuro io non volevo incontrarti replico, incrociando i piedi e fissando lo sguardo sullo Starbucks.
Chiaro che non si aspettava di incontrarmi. Per quanto ne sa lui - e chiunque altro - io sono ancora al St. Morris. Al manicomio. Nella casa dei matti. Perch sono pazza.
Come se sapessero che cosa vuol dire. Pazzia sono le risate isteriche dopo un'ora di battaglia dei cuscini. La depressione  un'altra cosa.
Ahi, ahi ribatte Jake con una risata roca. Otto anni a un pacchetto di sigarette al giorno stanno cominciando a farsi sentire. Non ti ricordavo cos suscettibile prima che dessi di matto.
Infatti replico sinceramente. Non litighi con una persona che non rispetti. O di cui non ti importa nulla. Non hai paura che qualcuno ti veda parlare con me in pubblico? Stare con l'ex ragazza pazza di Pearce non rischia di macchiare la tua immagine?
Sento il suo sorriso sulla pelle, ed  come melma. Cerco di reprimere un brivido, ma non ci riesco. Non mi  mai piaciuto Jake, e io non sono mai piaciuta a lui; ci sopportavamo solo per Pearce. Facevo un sacco di cose solo per Pearce, anche se a lui non importava niente.
Non preoccuparti, Abbi,  improbabile che lo vediamo.
Non ho paura di lui mento. La sola idea che possa accadere mi secca la gola. Non voglio nemmeno pensarci.  la cosa che mi spaventa di pi in assoluto.
Tanto non lo vedrai per almeno quindici anni.
Volto la testa di scatto e guardo Jake per la prima volta. A un'occhiata superficiale non sembra un eroinomane; non sembra che viva solo per la droga, che sia l'unica cosa che lo tiene in vita. A nessuno verrebbe mai in mente incrociandolo per strada, vedendo i suoi capelli castani pettinati con il gel, la sua pelle chiara, il suo corpo muscoloso.
Ma io lo so. So che sotto quella superficie vive un demonio con cui ho avuto a che fare troppe volte.
Cosa?
Quindici anni. Jake si appoggia a un muro come se niente fosse, come se non stesse parlando dell'amico con cui  cresciuto. Un mese dopo che sei impazzita ha perso il lavoro. Doveva un sacco di soldi a troppa gente... pi di quanto immagini. Gente che non ci avrebbe pensato un attimo a spaccargli la testa. Allora quel coglione ha accettato di fare un accordo. Si  messo a fare il corriere e a consegnare la roba ai clienti. Ha ripagato buona parte del debito, ma meno di quanto avrebbe dovuto, perch a fine serata portava sempre a casa qualcosa. Per lui era la situazione ideale.
E?
Ha fatto una cazzata. Era troppo sicuro di s. Una notte, mentre era in giro, si  ubriacato e i poliziotti l'hanno beccato. Jake fa un sorrisino. Lo sanno tutti che non ti devi ubriacare sul lavoro. Meglio non attirare l'attenzione, no? Comunque, l'hanno trovato con un sacco di merda addosso e duemila dollari in tasca. L'hanno portato dritto in centrale e l'hanno accusato di possesso e spaccio. Il processo  stato il mese scorso. Si  beccato quindici anni per un errore da principiante. Povero stronzo.
Non posso negare che una parte di me stia tirando un sospiro di sollievo alla notizia. Non dovr rischiare di incontrare Pearce. Mai pi.
Be', se lo merita dico, tornando a guardare lo Starbucks nel momento esatto in cui esce mia madre con il caff in mano. Mi alzo in piedi e mi allontano senza aggiungere altro. Non ce n' bisogno.
Le mie azioni sono molto pi chiare di mille parole.
Tenevo gli occhi bassi chiedendomi perch non davo retta alla voce nella mia testa che mi urlava di girare la maniglia e scappare. Perch me ne stavo l immobile, ancora una volta, mentre lui si distruggeva.
Sobbalzavo a ogni piccolo rumore che faceva preparando la droga. Io non volevo sapere nulla di come la prendeva. Aspettavo solo l'immancabile sospiro soddisfatto che gli sfuggiva appena l'eroina entrava in circolo e faceva effetto.
Tenevo gli occhi bassi. Come se non guardare volesse dire che non stava succedendo nulla. Come se non guardare volesse dire che non ero l accanto a lui, immobile, a permettergli di farlo.
In realt, lo sapevo perch stavo ferma. Era la paura. La paura delle sue esplosioni di rabbia, che arrivavano da un momento all'altro, anche quando era fatto. Paura di un altro livido, di un altro segno sulla pelle da spiegare.
Poi ecco il sospiro.
Alzai lo sguardo.
Alzai lo sguardo, ma lo tenni lontano da qualunque cosa potesse avere a che fare con la droga. Lui curv le labbra in un sorriso gentile. Un sorriso soddisfatto. Mi piantai le unghie nei palmi delle mani graffiandomi la pelle, e trattenni il bisogno di parlare. Avevo imparato in fretta a non dire nulla quando si faceva. Non parlare. Non muoversi. Non fare il minimo rumore.
Eppure indietreggiai, infrangendo la seconda regola d'oro. Fortunatamente, il tappeto spesso attut i miei passi mentre mi avvicinavo alla parete. Allungai una mano dietro di me, senza guardare.
E colpii la cassettiera.
Mi immobilizzai all'istante, e subito osservai Pearce. Lui sollev la testa di scatto e mi fiss con i suoi occhi verdi, freddi e duri come ghiaccio. Abbassai il capo, ma sentivo lo stesso il suo sguardo che mi perforava.
Si tir su e il letto cigol. Mi morsi il labbro. I suoi passi silenziosi erano ancora pi minacciosi di quelli pesanti: non potevo vederlo, non potevo sentirlo. Non avevo idea di dove fosse finch non sentii la sua mano afferrarmi il mento.
Fece scorrere il pollice lungo il mio viso quasi con delicatezza, poi strinse di colpo la presa e mi avvicin a s, costringendomi a guardarlo.
Che cosa ti avevo detto, Abbi?
Ho un sussulto, e l'acqua schizza fuori dalla vasca. Mi aggrappo forte ai bordi e cerco di controllare il respiro. Mi guardo intorno e provo a calmarmi.
Sono a casa, nel mio bagno. Non sono a una festa. Non sono con Pearce.
Sono al sicuro.
Sono al sicuro ripeto in un sussurro. Sono al sicuro, al sicuro...
Continuo a mormorare queste parole senza fermarmi. Provo a cancellare il flashback dalla mia mente. Ricordo fin troppo bene quello che  successo. Ricordo il livido sulla testa quando lui mi spinse e andai a sbattere contro i cassetti e ricordo di essere scivolata su una lastra di ghiaccio mentre tornavo a casa.
Esco dalla vasca e mi sfrego le mani sulla faccia. L'acqua  ghiacciata. Un rapido sguardo all'orologio mi dice che sono in bagno da pi di quanto pensassi. Molto, molto di pi. Con le mani che ancora tremano mi avvolgo in un asciugamano. L'adrenalina mi ruggisce nelle vene a causa di quel ricordo. E io vorrei solo dimenticare.
Lancio un'occhiata all'armadietto, ma non serve a niente. In casa non c' pi nulla con cui potrei farmi del male,  stato tutto nascosto con cura. Niente rasoi, n forbici, e lo specchio rotto  stato sostituito in modo che non possa tagliarmi passandoci sopra il dito. Il cassetto della cucina in cui si tengono i coltelli  stato addirittura chiuso a chiave. Per dire quanto si fidano e credono in me i miei genitori.
Ma in un certo senso sono pi sicura cos. Sapendo che non posso imbattermi in niente con cui ferirmi, mi sento un po' pi forte, perch sono costretta ad affrontare le cose. E ora, per esempio, devo affrontare i ricordi. L'altra via d'uscita non  pi praticabile; non posso rifugiarmi nel dolore o perdermi nel sangue che scorre gi per il lavandino.
Devo sentire. Devo ricordare. Devo vivere.
Eppure non riesco a smettere di piantarmi le unghie nei palmi delle mani. Basta questo minimo dolore a scacciare il passato e a schiarirmi i pensieri a sufficienza per ricordare che oggi non ho ballato.
Per ricordare che ho bisogno di ballare.
Mi infilo un paio di pantaloni da yoga e una maglietta, lego i capelli ancora umidi in cima alla testa e prendo le scarpette. Passo dal salotto e sento il ronzio della tv, poi apro la porta della cucina che conduce al garage.
Appena saputo che avrei lasciato il St. Morris, pap ha trasformato met garage in una saletta per esercitarmi. Ci sono specchi alle pareti e un corrimano di ottone che fa le veci della sbarra. All'inizio ero scettica, invece funziona eccome.
Stringo il metallo freddo, mi metto in posizione e non riesco a non pensare all'ultima volta che ho ballato... con Blake.
Quando Bianca ci ha ordinato di metterci a coppie, sarei voluta scappare. O avrei voluto urlarle che non mi aveva avvertito. Anche se lo so che lo ha fatto di proposito. In fin dei conti, alla Juilliard dovr avere dei partner, per cui meglio togliere di mezzo questo ostacolo il prima possibile. Alla fine,  stato pi facile di quanto pensassi.
Ballando con Blake, mi sono sentita libera. Come se avessi potuto eseguire alla perfezione i passi con qualunque musica e su qualunque palcoscenico del mondo.
L'arte della danza  come un film: se tra i due protagonisti non c' intesa, il film non funziona; allo stesso modo, se tra due ballerini non c' intesa, se non scatta qualcosa, la danza non funziona.
Ho ballato con tante persone, sia maschi che femmine, e non ho mai sentito una connessione cos forte come con Blake. Non mi sono mai sentita cos a mio agio tra le braccia di qualcuno, non mi ero mai fidata in quel modo. E non mi sono mai sentita nemmeno tanto attratta da un partner come mi  successo con lui.
E questo mi spaventa.
Il giorno in cui sono uscita dalla clinica ho cominciato a costruirmi intorno muri alti centinaia di metri. In cima ci ho messo del filo spinato e dei lupi feroci a protezione di ogni fessura. Ero - e sono ancora - determinata a non provare nulla. A non fare entrare nessuno. Non finch riesco a reggere.
La danza  l'unica cosa che mi fa andare avanti; l'unica per cui mi concedo di provare emozioni, la sola che sento davvero reale.  l'unica a cui permetto di superare i lupi e scalare i miei muri. Ieri, Blake e la danza erano sinonimi. Erano una cosa sola.
Dove andava la danza, andava anche lui.
Scendo lentamente dalle punte e respiro a fondo. Non sono pi alla sbarra, sono al centro del garage. Ho ballato senza accorgermene. Persa nei miei pensieri, avrei potuto eseguire qualunque passo, qualunque posizione.
Ho fatto l'unica cosa davvero importante.
Ho sconfitto l'impulso di farmi del male.
E ho ballato.

4. Blake.

Porca miseria... borbotto chiudendo la porta di casa. Quanto sono maleducati i ragazzi delle consegne.
Appoggio le confezioni sul tavolo della cucina e prendo un piatto dalla credenza. La divisa da chef  appallottolata sul pavimento di fronte alla lavatrice e la allontano con un calcio. Faccio il cuoco e per cena ordino cibo da asporto.  anche vero che dopo aver lavorato dieci ore tra fumi e fuochi roventi, non hai nessuna voglia di cucinare anche a casa.
Rovescio il cibo sul piatto e con dieci passi sono in salotto. Mi siedo sul divano, tiro su le gambe e accendo la tv. Proprio mentre mi sto mettendo comodo, squilla il telefono.
Che palle... grugnisco, rovesciando indietro la testa.
Appoggio il piatto bollente sul tavolino e prendo il telefono. Appena sullo schermo leggo il nome di mio fratello mi sfugge un altro grugnito.
Jase dico. Il mio fratello preferito. In realt, il mio unico fratello.
La mamma si chiedeva se fossi morto. Non l'hai chiamata.
E quindi ha chiesto al mio fratellino di assicurarsi che il suo figlio maggiore sia ancora vivo? ribatto sbuffando. Risparmiami la storia strappalacrime, Jase.
Sospira.
Ha una consegna a breve ed  molto occupata con la collezione...
E quindi ha tempo solo per controllare la fantasia della sua preziosissima linea di scarpe. Certo, chiaro, gi sentita questa.
Bene. Fa una pausa e si sente un crepitio sulla linea. Senti, secondo me le manchi.
Sbuffo di nuovo, questa volta di incredulit. Sono la sua pi grande delusione. Dovevo seguire le orme di pap e lavorare con lui allo studio, invece ho deciso di darmi alla cucina che va di moda, come dice lei. Poi sono venuto a New York per esaudire la promessa che avevo fatto a Tori. E lei non lo sopporta.
Jase non dice niente.  molto pi giovane di me, ma so che ricorda tutto. Come al solito, basta semplicemente nominarla e nella nostra famiglia scende il silenzio. Come se fossi l'unico ad avere ancora impresso nella mente il modo in cui le brillavano gli occhi quando rideva, il modo in cui si spostava i capelli dietro le spalle quando giocava a fare la smorfiosa. Il modo in cui tutti la adoravano, perch non si poteva fare altrimenti.
Non le piace ricordare, Blake.  doloroso.  una scusa sciocca, e lo sa anche lui. Anche a me non piace ricordare, e anche per me  doloroso, ma non rinuncio a farlo.
 morta, Jase. Ma  esistita, per quanto i nostri genitori preferiscano credere il contrario. Tori era una persona in carne e ossa, e fingere che la sua morte non sia mai avvenuta non migliorer le cose.
La mamma soffre per la tua partenza, Blake, e il fatto che te ne sei andato per seguire il sogno di Tori aggiunge solo altro sale alla ferita.
La Juilliard non era... Non  mi correggo soltanto il sogno di Tori. Non  mai stato cos.  sempre stato il nostro sogno, e lo sai anche tu.
Perch non qui? Potresti entrare in qualunque scuola di Londra!
Ripenso al vero motivo per cui sono a New York e ho un groppo in gola. Ripenso a quella conversazione che a dodici anni non potevo capire.
Blake? Tori buss piano alla porta della mia camera e l'apr appena.
S? Alzai lo sguardo dai compiti di scienze e osservai i grandi occhi verdi della mia sorella maggiore, cos uguali ai miei. Solo noi due avevamo preso dalla mamma, mentre Jase, Laura, Allie e Kiera avevano quelli azzurri di pap.
Posso entrare?
Le guardai i piedi oltre la soglia e sorrisi. Sei gi entrata.
Lei scroll le spalle e rise con me. Mi sa di s. Si muoveva per la stanza con la grazia della ballerina che era e salt sul letto. I miei compiti si sparsero dappertutto, i fogli volarono sul pavimento e le tirai la penna.
Cacchio, Tori!
Scusa! Ma il suo tono soddisfatto indicava che era tutto fuorch dispiaciuta. Le lanciai un'occhiata torva, poi scoppiai a ridere anch'io. Non riuscivo mai ad arrabbiarmi con lei. Era mia sorella ma anche la mia migliore amica, ed eravamo le due pecore nere della nostra famiglia perfetta. Perch avevamo un sogno.
Devo chiederti una cosa. Il suo tono si fece cupo, esitante. Smisi di colpo di raccogliere i compiti dal pavimento e la guardai.
Cosa c'?
Eri serio quando hai detto di voler entrare alla Juilliard?
Certo che s. Perch? Pensavi di no?
Mi chiedevo... Si mordicchi un labbro. Mi chiedevo se lo dicevi solo per me.
No, Tori. Io voglio andare alla Juilliard. Dobbiamo conquistare il mondo, ricordi? Le sorrisi, e lei mi sorrise di rimando. Ma sembrava quasi triste.
S, il mondo... Si interruppe, poi aggiunse: Devi farmi una promessa.
Quello che vuoi.
Tori scese dal letto e si inginocchi di fronte a me. Mi prese il volto tra le mani.
Devi promettermi che qualunque cosa succeda andrai alla Juilliard. Che andrai a New York e realizzerai il nostro sogno.
Come?
Promettimelo. Qualunque cosa succeda.
La fissai, non capivo perch mi parlasse cos. Per glielo promisi. Non le avrei mai negato niente.
Te lo prometto. Qualunque cosa succeda.
Mi accarezz le guance e mi baci la fronte alzandosi in piedi. Fece per uscire, ma si ferm un secondo sulla porta. Gir piano la testa e i suoi occhi lucidi, umidi, incontrarono i miei.
Grazie.
Mi sfrego gli occhi. Due giorni prima che morisse ho giurato che sarei venuto a New York e sarei entrato alla Juilliard. Gliel'ho promesso, qualunque cosa fosse successa, Jase.
E sono a met strada. Manca poco.
D'accordo. Senti, ho da fare dice.  un po' turbato, me ne sono accorto. Devo uscire. Ciao.
Riattacca, e io devo trattenermi per non lanciare il telefono. Sempre la stessa reazione, sempre le stesse parole che si ripetono ogni volta che salta fuori il suo nome. Nessuno vuole parlare di lei,  la macchia sul buon nome della famiglia, il piccolo segreto inconfessabile che stona nel quadretto perfetto.
Nessuno vuole ricordarsi di lei. Se fosse possibile, i miei genitori cancellerebbero la sua immagine da tutte le foto, casa nostra avrebbe una stanza da letto in meno e mia madre molte meno smagliature. Se fosse possibile, mia sorella maggiore non sarebbe mai esistita. Avrebbero cinque figli, e la pi grande sarebbe Kiera. Come  adesso.
Guardo la cena, da cui sale ancora un po' di vapore, e butto il cellulare sul divano invece che contro il muro. Do un'altra occhiata al piatto, scuoto la testa, ed entro nel bagno sudicio.
I miei potranno anche fingere che Tori non sia mai esistita, ma non sono stati loro a passare ogni momento del proprio tempo libero con lei. Non erano loro a conoscere tutti i suoi sogni e le sue speranze.
Non sono stati loro a trovare il suo corpo.
Possono provare quanto vogliono a dimenticare, ma io non riuscir mai a scacciare quell'immagine dalla mia mente. Quel ricordo mi perseguiter per sempre.

5. Abbi.

L'orologio ticchetta inesorabile in sottofondo; ogni picchiettio mi avvicina di un secondo a Bianca. Ogni secondo mi avvicina sempre di pi alla vera terapia.
La mia psichiatra fa scattare la penna a ritmo con le lancette. Io dondolo il piede su e gi e fisso inespressiva una macchia sul muro.
Mi piacciono i tuoi capelli dice.
Con una mano mi sfioro la treccia che mi ricade su una spalla. Grazie.
 un grosso cambiamento.
S.
E pensi che sia anche buono?
Sospiro e la guardo. I suoi capelli stanno ingrigendo; li tiene legati all'indietro, e in cima alla testa, in equilibrio precario, ci sono gli occhiali. La dottoressa smette di aprire e chiudere la penna e comincia a picchiettarla su dei fogli.  una tattica che conosco bene, ma ci casco anche stavolta. Ci casco tutte le volte.
Non sopporto i rumori ripetitivi. E lei sa che se comincia, le risponder. Basta che la pianti.
S sbotto. Smette subito. Sa,  un trucco un po' scorretto.
La dottoressa Hausen sorride, e le spuntano piccole rughe agli angoli degli occhi. Per funziona. Le sfugge una breve risata. Dimmi che cosa ti ha convinto.
Che cosa mi ha convinto a risponderle? La speranza che la smettesse di fare rumore.
Abbi... Cerca di essere dura, ma l'espressione la tradisce.
Scrollo le spalle. Ci ho provato.
Che cosa ti ha convinto a tingerti i capelli?
La vecchia Abbi era bionda, io sono una persona diversa rispondo tranquillamente.
Lo stesso motivo per cui hai fatto ridipingere la tua stanza prima di tornare a casa.  un'affermazione, non una domanda.
Mmm.
Perch pensi che sia cos?
Perch odio la vecchia Abbi. Odio che non si sia mai difesa, che non abbia reagito, che abbia permesso a Pearce di calpestarla, di abusare di lei, di sporcarla. Odio che lui sia riuscito a renderla l'ombra della ragazza che era. Odio che gli abbia permesso di rovinarle la vita.
Perch volevo tagliare con il passato replico, grattandomi dietro un orecchio.  una mezza bugia.
E poi?
E poi, cosa?
Ti stai grattando dietro l'orecchio. La dottoressa Hausen fa una smorfia e si abbandona contro la sedia. Abbi, ti seguo da un anno e ormai conosco tutti i tuoi tic. Quando mi nascondi qualcosa, ti gratti dietro l'orecchio. Di solito non insisto, ma stavolta voglio sapere. Voglio che tu mi dica il motivo.
Mi tiro su dalla lussuosa poltrona e mi avvicino alla grande finestra dello studio, che d sui giardini del St. Morris. Mi concentro sui meli carichi di piccoli frutti.
Non so cosa intende. Incrocio le braccia al petto per non grattarmi dietro l'orecchio. Cacchio, bisogna che me lo ricordi.
Allora non incrociare le braccia e vieni a sederti.
In silenzio conto le mele sui rami. Io... non volevo pi avere niente a che fare con la persona che ero. Quello che  successo mi ha cambiato. Quello che mi ha fatto lui e quello che io ho fatto a me stessa. Quella ragazza di prima non mi piace. Non voglio niente che mi ricordi lei, e cos ho deciso di cambiare. Di muovermi. Di andare avanti. Capisce? Non  questa la ragione per cui mi hanno fatta uscire di qui? Per andare avanti e dimenticare tutto?
Dimenticare non  una cosa positiva. Tu hai bisogno di ricordare, anche se fa male. Hai bisogno di prendere i ricordi, indipendentemente da quanto ti fanno soffrire, e tirarli fuori. Anche se dovessi ricordare ogni singolo momento in cui lui ti ha ferita e in cui tu hai ferito te stessa. Dimenticare non  il segreto per andare avanti. Ricordare invece s, perch solo una volta che abbiamo ricordato possiamo dimenticare.
Non ha senso.
Non puoi dimenticare ci che non conosci, Abbi. Non puoi dimenticare ci che ti sei impedita di conoscere. Se trattieni tutto, resterai confinata in un limbo su cui non hai controllo.
Le lancio un'occhiataccia. Io ho il controllo. Non mi taglio da mesi. Anche quando avrei voluto, non l'ho fatto. Io ho il controllo.
Torno a guardare fuori dalla finestra, ma mi tremano le mani e non riesco a fermarle. Batto le palpebre per scacciare le lacrime. Mi sento una bambina frustrata che cerca di spiegarsi ma non sa ancora parlare.
La dottoressa Hausen mette gi i fogli che ha in mano, e sento i tacchi sul pavimento di legno.
Abbi dice piano, appoggiandomi una mano su una spalla. Lo so che ce l'hai. Ed  per questo motivo che hai potuto lasciare la clinica. Molte persone entrano qui e non ne vengono pi fuori; non hanno la forza necessaria per uscire dal buio. Non riescono a sconfiggere i loro demoni. Tu hai patito cose orribili, disgustose. Vorrei con tutta me stessa che non avessi sofferto cos tanto, ma so anche che dentro di te hai la forza per uscire da quel buio. Sei forte abbastanza da ricordare tutto ci che hai passato e continuare a tenere accesa una luce. S, avrei potuto tenerti qui. Avrei potuto tenerti nella tua stanza bianca e asettica, con i pasti controllati, le attivit di gruppo e i colloqui giornalieri. Ma perch? Non ti stava facendo bene. Nemmeno io sono perfetta, Abbi. Non avevo capito le tue vere necessit finch non ti ho chiesto di ballare, e quando ti ho visto in palestra la prima volta ho capito quanto lo desiderassi. Per questo ti ho lasciata uscire.
Ma perch? Bianca era felice di venire. Perch non tenermi in clinica, dove pu controllarmi? Sa che quando sto male ho ancora voglia di tagliarmi. Sa quanto  difficile. Le lacrime mi scendono lungo le guance e la dottoressa Hausen mi fa voltare dolcemente verso di s.
Perch tu hai qualcosa che molte altre persone qui non hanno.
E cio?
Inclina la testa, ora siamo l'una di fronte all'altra. Tu hai un sogno, qualcosa per cui andare avanti, qualcosa per cui vivere fuori di qui.
E perch fa cos tanta differenza?
Perch si pu vivere per qualcosa soltanto quando si  fissata la morte negli occhi. Tu sei stata vicina alla morte, cos vicina da toccarla, ma hai ancora una presa forte sulla vita perch hai un sogno. Non puoi apprezzarlo finch non rischi di perderlo per sempre. Questa  la differenza.
Nel silenzio della scuola di danza, mi sento protetta, come in un bozzolo. Mentre faccio stretching con il piede sulla sbarra e la testa appoggiata al ginocchio, ho la sensazione di essere a casa.
Sono in anticipo di mezz'ora, ben pi dei dieci minuti che richiede Bianca. Dopo aver visto la dottoressa Hausen, ho bisogno di sfogarmi un po' prima che inizi la lezione. Il suo studio  cos soffocante, e io devo sentirmi libera. Anche soltanto per un momento.
Raccolgo i capelli e ballo.
Danzo avanti e indietro per tutta la sala, salgo sulle punte e scendo di nuovo; mi fermo per un paio di secondi, i muscoli si allungano e la schiena si inarca. Poi ricomincio. Torno a volare, e a ogni passo, a ogni pli, a ogni piroetta la pesantezza della seduta con la mia psichiatra si allontana.
E poi, per un secondo meraviglioso, non sento pi nulla, solo la musica. E in quel secondo, ritrovo un pezzetto di me stessa. Trovo una minuscola parte della combattivit di cui mi ha parlato la dottoressa Hausen. E mi ci aggrappo pi forte che posso, prima che la pesantezza mi spinga di nuovo gi.
Wow.
Il cuore mi salta in gola. Riesco a non cadere reggendomi alla sbarra, e guardo verso il pianoforte. C' Blake, con la sacca vicina ai piedi e uno sguardo meravigliato.
Wow? chiedo, a disagio.
Sei brava.
Davvero? Pensavo di essere finita qui per caso. Inclino la testa di lato e faccio una smorfia.
Mi  uscita male. Blake ride tra s, prende la sacca e si siede in un angolo. Ovvio che sei brava, se no non saresti in questa scuola e io non avrei ballato con te... Ma adesso  meglio se sto zitto, perch mi sto scavando la fossa da solo.
Mi copro la bocca con una mano per soffocare una risata. Be', mi fa piacere che abbiamo chiarito la cosa.
Mi guarda con i suoi incredibili occhi verdi e sorride. Okay, non solo sei una ballerina eccezionale, ma sei anche intelligente. La ricetta giusta per la ragazza perfetta. Forse  destino.
Sento che sto arrossendo e prendo la bottiglia d'acqua. Come battuta per rimorchiare, era orribile.
Davvero?
S chiarisco.
Tentar non nuoce, giusto?
Mi siedo su una panca e gli sorrido. S,  vero.
Per ho fatto una gran figuraccia. Ero serio, comunque.
Sulla faccenda del destino?
Se dicessi forse, funzionerebbe? chiede speranzoso.
No.
Cacchio. Blake fa una pausa e io alzo un sopracciglio. Allora ero serio quando ho detto che sei una ballerina eccezionale.  come se fossi altrove. Me ne sono accorto l'altro giorno quando abbiamo ballato insieme.
Mi liscio i capelli all'indietro e guardo verso la porta aperta mentre i nostri compagni sciamano dentro.  vero, non ero qui ammetto. A volte  bello perdersi un po'. La vita fa schifo, e io voglio allontanarmene.
Giusto dice piano. Mi sento allo stesso modo, mi sa. Purtroppo poi a un certo punto dobbiamo tornare.
Esatto. Mi giro verso di lui e i nostri occhi si incontrano. Qualcosa di impercettibile scatta nel suo sguardo. Come se mi capisse davvero. Una connessione. Poi, dopo un secondo, distolgo lo sguardo e mi alzo in piedi.
Intorno a noi comincia il chiacchiericcio e mi avvicino alla sbarra. Mi aggrappo al metallo freddo come se fosse l'unica cosa in grado di sostenermi.
Credo di dovermi scusare per il discorso confuso di poco fa e per quell'orribile tentativo di rimorchiarti sussurra Blake dietro di me.
Come hai detto tu, valeva comunque la pena provare, no? Abbasso la testa cercando di non ridere.
Be', s. Ma non significa che non dovrei scusarmi. Ho ventun anni, dovrei saper parlare con le ragazze senza fare la figura del cretino.
Lo ammetto, hai fatto la figura del cretino.
Lui mi sorride mentre Bianca entra in sala e batte le mani due volte. Suo zio comincia a suonare la musica per il pli e avverto gli occhi di Blake sulla schiena. Lo sento che osserva tutti i miei movimenti come se stesse memorizzando ogni centimetro del mio corpo. Il suo sguardo  bollente, mi brucia la pelle. Guardare avanti e mantenere la concentrazione  quasi impossibile. Una parte di me vorrebbe soltanto girarsi e perdersi nei suoi occhi.  eccitante e sconcertante allo stesso tempo, ma io sono qui per ballare, non per flirtare con Blake, il Ragazzo Inglese Sexy. Devo stringere i denti e far finta di niente.
D'altra parte, se ce l'avessi io davanti, farei la stessa cosa.
Forse preferirei non sentire, forse preferirei isolarmi completamente. Ma sono ancora umana. E questo significa che so ancora apprezzare un ragazzo carino.
E lui  il ragazzo pi carino che abbia mai conosciuto.

6. Blake.

Il risotto speziato agli scampi, Blake! Ho bisogno di quel cavolo di risotto! grida Joe da una parte all'altra della cucina.  un miracolo che riesca a sentirlo in mezzo allo sbatacchiare continuo di porte, ciotole e padelle.
Okay. Il risotto. Spalanco lo sportello della cella frigorifera e ci entro dentro. Scaffali e scaffali di piatti gi pronti mi fissano avvolti nella pellicola. Li scorro con lo sguardo, trattenendo un grugnito di sconforto. Risotto... risotto... Ma dov' quel cazzo di risotto?
Dov' quel cazzo di risotto? grida Joe, sottolineando la richiesta con un colpo di casseruola.
Bella domanda. Non c', Chef!
Allora porta qui il culo e preparamene subito uno! Mi serve fra un'ora per la festa... Sono quelli che lo ordinano sempre il venerd! La porta si apre. Porca miseria, Jackie! Quante ordinazioni mi hai messo davanti?
Quelle che mi chiedono!
Ci sono tre quarti d'ora d'attesa!
Ma...
Jackie, vai fuori dalla cucina prima che Joe ti tiri addosso il salmone! le urla contro Matt, uno stagista appena uscito dalle superiori.
Lei se ne va e le porte sbattono di nuovo. Prendo gli scampi dallo scompartimento del freezer e metto il sacchetto sotto l'acqua corrente per farli scongelare. Intanto raduno il resto degli ingredienti come se avessi un razzo incorporato: quando Joe dice che vuole una cosa subito, intende prima di subito. C' pi da fare qui che in qualunque posto in cui abbia mai lavorato a Londra; ma immagino sia il prezzo da pagare per stare in uno dei ristoranti pi famosi del centro di Brooklyn. Non  Manhattan, ma c' lo stesso un gran casino.
Taglio le carote, affetto le olive e trito una cipolla e un peperoncino. Metto il riso e la cipolla a soffriggere in una padella e quando prendono un bel colore dorato sfumo con del vino bianco, quindi aggiungo il brodo e il resto degli ingredienti, infine una manciata di pinoli, e do una bella mescolata. Una spolverata di pepe nero, qualche minuto di cottura, e il piatto  pronto.
Il profumo pungente del peperoncino mi stuzzica il naso, e il mio stomaco comincia a borbottare. Il guaio di lavorare dove si serve il miglior pesce da questo lato del ponte di Brooklyn  che vorrei mangiare tutto. Dopo serate e serate di cibo da asporto e piatti pronti, comincia a mancarmi la buona cucina.
E dire che da bambino non era un problema. I miei genitori facevano dei lavori importanti e ci trascinavano sempre a pranzi di gala e feste di raccolta fondi che costavano senz'altro molti pi soldi di quanti ne raccoglievano. E poi c'erano le cene con i colleghi, tutti con figli e figlie bellissimi e educatissimi che cercavano di appioppare a me e Kiera. Per un attimo mi prende il rimorso di averla lasciata sola. Adesso toccher a Allie, anche se lei  la fotocopia della mamma: sar felicissima di sposare un riccone che foragger il suo stile di vita mentre lei  impegnata a fotografare vestiti e accessori alla moda.
Dov' quel cazzo di risotto? grida Joe.
Scaccio il pensiero della mia vita londinese e metto il risotto in un piatto da portata, pronto per coprirlo e sbatterlo in frigo. Ma prima devo farlo vedere a Joe.
Almeno il profumo  giusto borbotta, prendendo un cucchiaio. Mette un po' di riso in una ciotolina e lo assaggia: ancora non si fida delle mie abilit. Non fa niente per nasconderlo, e lo sguardo di sorpresa che ha stampato in faccia  l a dimostrarmelo.
Porca miseria, ragazzo. Annuisce.  buono. Impiattalo e dallo a Jackie.
Faccio un sospiro di sollievo e prendo un piatto pulito dallo scaffale alle mie spalle.
Forse adesso la smetter di dubitare di me.
Premo il campanello per allertare i camerieri che c' una portata in attesa.
Appena parte il risotto puoi andare, Blake, qui  tutto sotto controllo mi dice Joe. E poi il tuo turno  finito mezz'ora fa. Sei stato bravo stasera.
Chiudo lo sportello del frigo. Grazie, Chef. Ci vediamo luned.
S, a luned. Cacchio, Matt! Spegni quella cazzo di fiamma!
Esco dalla cucina e prendo il cappotto prima che Joe decida di spedire a casa Matt al posto mio, e scappo dal Double Bass Restaurant. Il venerd sera Brooklyn  affollata, non come sull'altro lato dell'East River, ma abbastanza da rendere la mia passeggiata verso casa piuttosto divertente.
Perso nei miei pensieri, incrocio tre ragazze; una mi urta per sbaglio. Oh! Scusa dice ridacchiando, con una mano davanti alla bocca.
Nessun problema rispondo sorridendo.
 inglese! esclama una delle amiche.
Oh, santo cielo. Avrei dovuto limitarmi a sorridere e tirare dritto.
La ragazza che mi  venuta addosso si ferma. Sei un inglese vero con un vero accento inglese, o uno che fa finta?
Io... devo andare. Faccio un passo indietro, ma la ragazza non smette di ridacchiare.
L'accento  vero! La ragazza mi lancia un'occhiata e si mette una mano su un fianco. Ti sei appena trasferito qui?
Avrei dovuto ascoltare l'avvertimento di mio fratello sulle ragazze americane e i ragazzi inglesi. Oppure imparare a parlare come un americano.
S... sono arrivato la settimana scorsa. Scusate ragazze, ma ho molta fretta. Buona serata.
Allora avrai bisogno di qualcuno che ti porti un po' in giro!
Ho una cartina, ma grazie comunque. Faccio un cenno goffo e mi giro.
Non lo vuoi il mio numero, nel caso cambiassi idea?
Va bene cos, davvero.
Dammi il tuo, allora!
Il muro di mattoni sull'altro lato della strada sembra perfetto per sbatterci la testa contro.
Non ce l'ho, il telefono. E scappo di corsa fino a casa.
Entrato nel palazzo, tiro un sospiro di sollievo. L'ascensore  fuori uso, cos prendo le scale. Quando finalmente sono nel mio appartamento, mi butto sul divano, lasciando che la porta si chiuda da sola.
Cacchio.
Non  che non sia abituato a ricevere attenzioni dalle ragazze. Ho avuto varie fidanzate e diverse avventure di una notte, ma una cosa del genere non mi era mai successa. E solo perch sono inglese.
Spero che non capiti tutte le volte che aprir la bocca, altrimenti mi iscrivo a un corso per parlare come un vero americano.
Lo schermo del cellulare si illumina e rispondo. Pronto?
Tesoro! trilla mia madre.
Mi abbandono contro i cuscini, nella speranza che il divano si spalanchi sotto di me e mi inghiotta.
Mamma... Come stai?
Io bene, Blake. E tu? Non mi hai chiamato.
Sono stato molto impegnato. Sai, sistemarmi e tutto il resto.
E tutto il resto? Cosa sarebbe il resto?
Aspetto un secondo prima di rispondere. La danza.
Quindi riesci a trovare il tempo per saltellare come una fatina, ma non per telefonare a tua madre?
Non so se ti ricordi, ma sono venuto a New York per ballare.
S, s, cos hai detto. Per mi piacerebbe sapere quando torni a casa. Qui  tutto cos tranquillo.
Non torno a casa.
Mia madre resta in silenzio forse per un minuto, ma sembra un'ora. Pensavo che ti fossi gi stufato.
Eccola qua, la famosa fiducia degli Smith nei loro figli. O forse  un'attenzione speciale riservata solo a me.
Sono arrivato da poco pi di una settimana le ricordo.
S, ma non sei mai stato lontano da casa per cos tanto tempo. Cielo, Blake, quando avevi undici anni ti abbiamo portato dai nonni per un weekend e sei stato cos male senza di noi che non ci sei pi voluto tornare. Ma come biasimarti, erano i genitori di tuo padre.
S, grazie, mamma ribatto seccamente. Nel caso tu non te ne sia accorta, non ho pi undici anni ma ventuno. Sono un adulto.
E allora perch ti rivolgi a me come una ragazzina in balia degli ormoni?
Chiudo gli occhi e faccio un respiro profondo. Voglio bene a mia madre, davvero, ma  una delle donne pi difficili della Terra. La ammiro perch sa sempre farsi rispettare, ma quando mi fa incavolare ritorno adolescente. A volte,  l'unico modo perch mi ascolti.
Comunque, lasciamo perdere. Ti ho chiamato per darti una bella notizia!
Una bella notizia? Kiera ha finalmente accettato il tuo matrimonio combinato?
No.  leggermente irritata. Ma credo che Martin, il figlio del dottor Lyle, le piaccia.  un po' tonto, ma ha un brillante futuro davanti e diventer presto socio del padre, per cui  adattissimo a lei.
Un argomento interessante quanto un gruppetto di lumache che corre i cento metri.
Faccio un rumore vago che spero lei interpreti come un segno di assenso. A volte  pi facile non dire nulla.
Allora, la notizia!
Spara, santo cielo.
Le mie scarpe sbarcano oltreoceano!
Oddio. No.
Ah, s? mormoro esitante.
S! Fra due settimane sar a New York per un weekend lungo di appuntamenti. Volevo avvertirti in modo che non prendessi impegni. Sarebbe bello cenare insieme una sera. Cos potrai parlarmi delle fatine... ehm, del ballo.
Affondo la faccia su un cuscino. Che bello, mamma. Sono molto felice per te. So che l'aspettavi da tanto. Okay, felice a met. Ma la met di me che  felice  in estasi... Se non altro perch pap non dovr pi sorbirsi le sue lamentele sulle catene di moda americane che snobbano gli stilisti inglesi.
Sarebbe dovuto succedere tanto tempo fa. Ma parliamo della cena: io atterro gioved mattina, quindi gioved sera sarebbe perfetto per me. Per non posso fare tardi, perch venerd mattina ho un appuntamento alle otto e so gi che il jet lag mi uccider.
Gioved ho lezione.
Vorr dire che non ci andrai.
Non posso, mamma. Potrei morire e Bianca si aspetterebbe comunque che mi presentassi, pronto a esibirmi davanti a una giuria internazionale.
A che ora finisci?
Alle sette e mezzo.
Potremmo cenare alle otto. Sospira. Non vedo l'ora che lasci perdere questa sciocchezza del ballo. Davvero.
Mi mordo la lingua mentre lei parte con la sua solita tirata in cui biasima la mia scelta. Come sempre, Tori non viene mai nominata. E questo mi rende ancora pi determinato a farcela, e ancora pi incavolato al pensiero che le scarpe della mamma mettano piede in America soltanto pochi giorni dopo di me.
Entro nella sala per una sessione pomeridiana di danza. In casa mia non c' proprio spazio per allenarsi, cos dopo l'ultima lezione ho preso da parte Bianca e le ho chiesto il permesso di venire qui nel fine settimana.  stata subito d'accordo, lei sarebbe stata l in ufficio per via di alcune scartoffie da sistemare.
Il silenzio  un po' inquietante. L'unica volta che ho vista la scuola cos tranquilla  stato quel gioved, quando Abbi ballava al ritmo di una melodia che solo lei poteva sentire. Ero talmente rapito dai suoi movimenti aggraziati da non accorgermi di nient'altro.
Mi tolgo i pantaloni della tuta e la felpa e infilo i calzini per le scarpette. Non me la sento di ricordare l'ultima volta che ho avuto cos tanto spazio per ballare da solo. Non voglio ricordare. Cos evito.
E ballo.
Mi lascio andare completamente alla danza. Tutte le emozioni negative che sento montare dentro di me - le incertezze legate al trasferimento qui, le difficolt del vivere da solo, la paura di fallire - mi escono dalle punte delle dita. Ballo come se fossi in trance, consapevole soltanto dei miei piedi che toccano il pavimento e si sollevano. La postura, la posizione, i passi non li considero.
Esisto e basta.
Mi fermo ansimando. Emozioni e danza sono sempre state un mix inebriante, una benedizione e una maledizione allo stesso tempo. Oggi non lo reggo, e do la colpa alla telefonata di mia madre. Riesce sempre a tirare fuori il peggio di me.
Attraverso la sala per recuperare le mie cose, pronto ad andarmene molto prima di quanto pensassi, ma la voce di Bianca mi ferma.
Non ne vedo spesso di ragazzi come te.
Come devo interpretare questo commento?
Come un complimento risponde lei con un sorriso. Di solito, chi balla cos bene non ha bisogno di me.  gi alla Juilliard. Insegnare a qualcuno con le tue capacit  un dono prezioso. E quest'anno siete in due.
Abbi?
Fa un sorriso che assomiglia pi a una smorfia. Avete entrambi una qualit che non riesco bene a identificare. Ho visto centinaia di ballerini nel corso della mia carriera, migliaia forse, ma voi due siete completamente diversi.  come se foste nati per ballare. Da soli e insieme.
Non ne sono cos sicuro.
Io s. Bianca viene verso di me a piedi nudi, senza fare alcun rumore. Tutti gli anni comincio il corso con un grand pas de deux e ho deciso di metterti in coppia con lei. Primo: sei l'unica persona a cui ha rivolto la parola, e per lei non  una cosa da niente. Secondo: i vostri corpi combaciano alla perfezione. E terzo... Alza lo sguardo e inclina la testa di lato. ... la ballerina romantica che  in me  troppo curiosa di vedere cosa riuscirete a combinare insieme.
Perch  cos importante che abbia rivolto la parola a qualcuno? chiedo perplesso.
Perch s.
Mi torna in mente quell'ombra nei suoi occhi.
Sono domande a cui non posso rispondere, Blake. Il motivo per cui Abbi balla  una cosa soltanto sua, e solo lei pu decidere se condividerla. Fa per tornare nel suo ufficio, poi mi guarda. Forse, quando sar il momento, la condivider con te. Lo spero sinceramente.
E sparisce oltre la porta, lasciandomi l a sperare che lo faccia davvero.

7. Abbi.

Riesco a malapena a vedere i suoi capelli castani che mi ricadono sulla faccia prima che la mia migliore amica mi stringa a s. Maddie mi abbraccia forte, e io annuso il suo profumo cos familiare, con gli occhi che mi si riempiono all'istante di lacrime. Ora che siamo insieme mi rendo conto di quanto mi manca. Sono passati soltanto quattro mesi dall'ultima volta che  tornata, ma sono successe cos tante cose che sembra trascorso molto pi tempo.
Oddio! I tuoi capelli! Tu! Mi abbraccia un'altra volta. Sei a casa! Stai bene!
Mi faccio indietro e la guardo. S, sto bene. Certo che sto bene.
I suoi occhi verdi brillano commossi. Non sai quanto ho sperato che ti riprendessi, e adesso stai bene.
Be', pi o meno. Sto migliorando lentamente.
Maddie mi lascia andare e si sfrega gli occhi. Vado a prendere del caff, okay?
Annuisco, e lei va verso il bancone di Starbucks. Io mi siedo al tavolino - al nostro tavolino - e aspetto che torni. Il sabato mattina da Starbucks c' una gran confusione, e non  facile per me.  difficile stare in mezzo a cos tanta gente. Mi sembra che mi fissino tutti, e ogni sguardo  un giudizio. Chi ride sta ridendo di me. Chi parla si riferisce alla ragazza seduta nell'angolo.
La cosa buffa  che qui non mi conosce nessuno; non hanno la minima idea di chi sono e di che cosa ho passato. Eppure, io mi sento completamente nuda.
Eccomi. Maddie si siede di fronte a me e appoggia sul tavolo due muffin e due caff. Non dirlo a Braden, secondo lui ne mangio troppi... dice sollevando un dolce ai mirtilli. Quindi devo approfittarne quando non c'. Questo weekend me ne voglio fare almeno cento.
Maddie alla catena? ribatto sarcastica.
Figurati. L'unica cosa a cui sono incatenata  il suo corpo. Alla catena c' lui, credimi.
Ti credo. Ed  vero. Maddie  una molto tosta. Ma lui dov'? Pensavo che sareste venuti insieme.
S, doveva venire, ma lo scorso fine settimana  morta sua nonna ed  andato da sua madre per aiutarla a sistemare alcune cose. Gli ho chiesto se voleva che restassi, ma lui mi ha praticamente costretta a salire sull'aereo. Li raggiunger presto e poi torner con lui.
Ma saresti potuta andare, non era un problema!
Lo so, ma lui non me l'ha permesso. Mi ha detto, e cito: Vai pure a fare il tuo fine settimana da ragazze e a mangiare quei muffin del cazzo che ti piacciono tanto.
Mi dispiace dirlo, Mads, ma ti ha incastrato per bene. Inclino la tazza del caff verso di lei.
S,  vero, ma io so come corromperlo.
Non voglio sapere. Scuoto la testa.
Basta parlare del mio cavernicolo. Voglio sapere di te. Al telefono non  come averti qui in carne e ossa. Raccontami tutto. Come va? Sincera, per.
Scrollo le spalle. Bene, credo. Certi giorni sono pi difficili di altri. Oggi mi sento bene, ma domani chiss.
Si mordicchia il labbro. Lo fai... ancora? Fa una pausa. Che brutto chiedertelo cos!
So che cosa vuole sapere, ma deve dirlo lei. Invece resta in silenzio e mi stringe un polso. Mi accarezza con il pollice e io sospiro.
Lo fai ancora?
Scuoto la testa e allontano la mano.  difficile. Per ballo. E in pi la mamma ha deciso di nascondere tutte le cose minimamente appuntite. Stando a mio padre, ha provato anche a nascondere le forchette aggiungo con un sorriso.
Sono felice, Abbi. Sono felice che tu abbia qualcosa che ti aiuta, ed  bello che sia proprio la danza, la tua passione.
L'ho sempre amata. Ed  ci che mi fa andare avanti.
Annuisce, e so quale direzione prender la nostra conversazione. Su di noi incombe una nuvola carica di tempesta.
Hai saputo di... Pearce?
Rispondo di s.
Merda. D un pugno sul tavolo. Come l'hai scoperto?
Me l'ha detto Jake. L'ho incontrato qualche giorno fa.
Che stronzo! Gliel'avevo detto di starti alla larga. Cavolo, Abbi, mi dispiace tanto di non avertelo detto prima. Non volevo parlarne al telefono, e poi tu stavi uscendo dalla clinica e non volevo che stessi male. Ti avrei raccontato ogni cosa questo weekend.
Scrollo le spalle. Tranquilla,  tutto a posto. Prima o poi l'avrei saputo, no? Se devo essere sincera, non mi importa pi di tanto. Ero spaventata all'idea di rivederlo, e se non altro adesso sono pi tranquilla. Mi rende pi facile essere a casa. La settimana scorsa avevo paura di incontrarlo dietro ogni angolo, o in un negozio, ma adesso non pi. Mi sento... libera. E poi non pu pi farmi del male. Lo sapevo anche prima, ma adesso ci credo davvero.
Maddie d un morso al muffin, persa nei suoi pensieri. Non so se me ne frega qualcosa di lui. Insomma, s, un po'...  pur sempre mio fratello, anche se  un grandissimo stronzo. Non mi fa piacere che sia in prigione, ma non riesco nemmeno a non pensare che se lo merita. Dopo tutto quello che ti ha fatto, e dopo aver cercato quell'accordo con gli spacciatori... Quanto pu essere stupida una persona, cazzo? Scuote la testa. Le scelte che ha fatto gli costeranno quindici anni della sua vita. E nonostante tutto quello che la mamma ci ha insegnato. Sono felice che non possa vederlo adesso, sarebbe cos delusa.
Mi chino in avanti e le prendo la mano.
Va tutto bene dice, un po' commossa.
Mads,  normale che tu sia sconvolta.  ancora tuo fratello, e non era uno stronzo prima di andare al liceo.
Il problema  che io quel Pearce me lo ricordo.
Sai una cosa? La guardo dritta negli occhi. Penso che sia lo stesso problema che avevo io. Credo di essermi innamorata del ragazzo che ci tirava i gavettoni, che rubava i biscotti appena sfornati di tua mamma, che ci difendeva da quelli che ci prendevano in giro. Sposto lo sguardo verso la finestra e sento una stretta al petto quando mi rendo conto della verit delle mie parole. Credo di essermi innamorata dell'idea della persona che poteva essere, non di chi era veramente, per questo ho sempre avuto i paraocchi. Vivevo in una specie di favola, e le favole non sono la realt.
Mio fratello sar pure uno stronzo, ma questo non vuol dire che le favole non esistano. Ricordati che in tutte c' un cattivo e ci sono delle prove da superare, ma c' anche un lieto fine. Le tue prove le hai superate, adesso devi solo aspettare il lieto fine.
Guardo il suo volto speranzoso con un sorriso triste. Io non credo al lieto fine, Maddie. Non pi. Sono viva. Ed  gi abbastanza.
Mamma? Mamma!
Il body  nell'asciugatrice, la calzamaglia  sullo schienale della sedia e la nuova confezione di lacca che mi avevi chiesto  in bagno.
Lancio un'occhiata a mio padre, nascosto dietro il giornale. Cavolo, pap, quand' che hai cambiato sesso?
Abbassa il quotidiano di un paio di centimetri e riesco a vederlo negli occhi. Molto divertente, Abigail. Tua madre  uscita per un caff con le amiche e mi ha lasciato istruzioni.
E te le sei ricordate? Incredibile! Forse non sei cos vecchio come pensavo.
Abbassa il giornale e mi fissa da sopra gli occhiali.  un po' arrabbiato, ma non provo nemmeno a nascondere il sorriso che ho sul volto.
Me l'ha fatto ripetere almeno venti volte! grida. Allora te l'ho detto appena ti ho sentito, per non dimenticarmi che avevo qualcosa da dirti.
Chiudo lo sportello del frigorifero e mi appoggio alla porta della cucina.  troppo tardi per ritirare il complimento sull'et? Perch dimenticare di dover ricordare qualcosa  davvero brutto, pap.
Questa conversazione comincia a confondermi un po'.  domenica mattina, ed  troppo presto.
Sono le undici.
Davvero?
S. Non proprio le prime luci dell'alba. Lancio un'occhiata eloquente ai suoi pantaloni del pigiama.
Li guarda anche lui e poi fissa me. Non devi prepararti per la lezione di danza?
Vado, vado! Mi giro, poi mi fermo. Tra poco arriva Maddie. Viene con me.
Pap grugnisce. Oddio. Una volta l'ho vista ballare... e non  stato bello.
Viene solo ad assistere. Vorrebbe vedere il Ragazzo Inglese Sexy.
E come fa a sapere che a lezione c' un Ragazzo Inglese Sexy?
Era meglio se non mi scappava...
Forse ha messo delle microspie nella sala. Chi lo sa? tento, con un sorriso innocente.
Guarda, Abbi, che sto gi arrotolando le maniche...
Prima mettiti un paio di pantaloni veri.
Okay. Come dicevo, tesoro, sto gi arrotolando le maniche e forse dovrei fare un salto a scuola a controllare di persona questo tizio.
Sarebbe piuttosto imbarazzante. E decisamente non necessario.
D'accordo. Comunque, sono molto contento che tu abbia detto che quel ragazzo  sexy.
Mi giro. Non l'ho mai detto.
Non l'hai nemmeno negato.
Be', no, ma... Okay.
Ne sono contento.
Non  normale, pap.
Forse no, ma con tutto quello che hai passato mi hai parlato di un ragazzo, e questo significa che dentro di te c' ancora un po' della mia bambina. E il fatto che tu ti sia confidata con Maddie, che lei venga a lezione con te e che mi ritrover con una bolletta astronomica perch passerai i prossimi giorni attaccata al telefono mi rende estremamente felice.
Pap, sono depressa, non cieca. Tra l'altro, mi stai dando il permesso di telefonare quanto mi pare?
Cosa? No. Non ho detto che puoi, ho detto che lo farai.
Scoppio a ridere, torno da lui e lo abbraccio. Lui mi accarezza dolcemente la schiena e gli do un bacio su una guancia. Ti voglio bene, pap.
Anch'io ti voglio bene, principessa. Adesso vai a prepararti per tormentare il Ragazzo Inglese Sexy, e quando arriva Maddie la accoglier con i fuochi d'artificio.
Mi d un colpetto su un braccio e mi sorride. Vado a prendere il body dall'asciugatrice in lavanderia e corro di sopra. La calzamaglia  sullo schienale della sedia nella mia stanza, proprio come aveva detto pap.
Mi cambio e raccolgo i capelli in uno chignon. Era da tanto che il mio sguardo non era cos limpido e luminoso. Anche le guance hanno pi colore e i capelli sono pi brillanti. Lancio un'occhiata alla bilancia: dovrei salirci oppure no?  stata dura rimettere su peso dopo tutti i chili che ho perso all'inizio al St. Morris; un po' alla volta sto recuperando le forme che avevo prima, ma  ancora sconsolante.
Basta pensarci. Sfilo i pantaloni e metto i piedi sulla superficie di vetro. I numeri rossi sullo schermo digitale sfarfallano, e mi mordo il labbro inferiore in attesa del responso. Alla fine posso sorridere. Ho evitato la bilancia per due settimane, e ne  valsa la pena: ho preso un chilo e mezzo.
Questo chilo e mezzo significa tutto per me.
Maddie sta salendo le scale, sento la sua risata, cos mi rivesto e le vado incontro per salutarla.
Oh, sei gi pronta. Andiamo. Non vedo l'ora di vedere il Ragazzo Inglese Sexy esclama subito.
Ha un nome, sai? borbotto, prendendo il borsone.
Ah, s? Non me l'hai mai detto mi stuzzica.
Oh, be'... Apro la porta. Lo sai, vero, che la lezione della domenica dura tre ore?
Stai scherzando?
No.
Allora, Abigail Jenkins, sei proprio fortunata che mi piaccia cos tanto guardarti ballare.
Le sorrido e saliamo sul taxi in attesa. La scuola di Bianca  dall'altra parte del ponte, e il viaggio  breve. Quando arriviamo, Maddie si ferma a fissare il piccolo edificio.
Non ... come me lo aspettavo commenta.
La guardo dubbiosa. Ti aspettavi la Juilliard?
Non proprio. Ma la Juilliard  cos... bella. Questo posto, invece, per niente.
Spalanco la porta, sul volto un sorriso d'intesa. E non hai ancora visto com' dentro.
Maddie mi segue in silenzio lungo lo stretto corridoio che conduce alla sala principale. Mi giro per vedere il suo sguardo sorpreso.  a bocca aperta, incredula com'ero io quando ho scoperto che una scuola cos professionale fosse in un palazzo cos anonimo.
Cacchio... sussurra. Questo s che  un posto dove ballare. Osserva ammirata ogni centimetro della sala, poi si ferma su un angolo. Oh, cacchio, cacchio!
Seguo il suo sguardo e i miei occhi finiscono sulla schiena di Blake. Se non bastassero i capelli castani spettinati e il fatto che  in anticipo a dirmi che  lui, c' la sua posizione:  alto e forte, per nulla goffo. Ha una postura quasi regale, e lo squadro pi volte prima di rendermene conto.
 quello l'inglese? mi chiede Maddie dandomi un colpetto sul braccio. Oddio, stai sbavando!
Volto la testa di scatto. Non  vero!
Lei mi studia per un secondo e fa un sorrisino. Soltanto un po'. Comunque non ti biasimo.
Ti ricordo che hai il ragazzo.
S, ma posso guardare. Soprattutto se la vista  quella.
Alzo gli occhi al cielo e raggiungo Blake vicino alle panche. La California ti ha rovinato, Maddie.
Forse un pochino. Scrolla le spalle venendomi dietro.
Blake si gira e mi sorride mentre appoggio il borsone. Abbi.
Blake. Gli restituisco il sorriso, anche se con una leggera esitazione.
Allora... si appoggia al muro e mi guarda con fare indifferente. Ho sentito che Bianca ci far preparare un passo a due. Per vedere se siamo pronti a seguire le sue lezioni.
E come l'hai saputo? Sento una scarica di terrore e prendo la bottiglietta d'acqua.
In coppia. Coreografia. Significa provare con qualcuno anche fuori di qui. Ballare per ore e ore con un ragazzo.  un livello di intimit per cui non sono ancora pronta.
Io... ehm... me l'ha detto lei ammette con una scrollata di spalle. Ieri sono venuto ad allenarmi e me l'ha accennato.
Oh... e ha gi fatto le coppie?
Non lo so. Blake si stringe nelle spalle e guarda Maddie dietro di me.
Oh, ti presento Maddie, la mia migliore amica. Maddie, Blake dico, e mi sposto per cambiarmi.
Vieni a lezione anche tu? le chiede lui.
Lei scoppia a ridere. Oddio, no! Non so ballare. Sono solo venuta ad assistere.
Se Maddie provasse a ballare, la scuola chiuderebbe all'istante borbotto, legandomi le scarpette.
Zitta! replica lei, ridacchiando.
Blake mi segue alla sbarra e prendiamo i nostri soliti posti sul fondo.
Bianca fa il suo ingresso con passi delicati ma decisi, e si ferma proprio di fronte a noi. Tiene le mani strette all'altezza della pancia e ci scruta.
Pas de deux comincia in tono secco, squarciando il silenzio che scende ogni volta che entra in sala. Alla Juilliard si aspettano che siate perfetti anche in coppia. Se non lo sapete fare, dovete andarvene, imparare e poi tornare. Ricordate che il mio compito  affinare le vostre abilit, non insegnarvi cose nuove. Detto questo, dopo avervi osservato nelle ultime due lezioni, vi ho accoppiato con il partner con cui penso che potrete lavorare al meglio. Avete un mese per preparare una coreografia. La presenterete in un piccolo spettacolo che organizzeremo in un teatro di propriet di un amico. Potrete invitare amici e famigliari, quindi dovrete eseguirla al meglio. Allora...
Stringo forte la sbarra per restare concentrata sulla voce di Bianca. L'idea di trascorrere giornate intere con qualcuno che non conosco, di ballare con lui, di condividere la parte pi profonda di me, mi spaventa a morte. Sapevo che doveva succedere prima o poi, ma avrei preferito poi. Non pensavo di trovarmi in questa situazione dopo tre lezioni soltanto.
Non ci riesco. Non sono pronta. Non sono pronta a mettere a nudo la mia anima di fronte a qualcuno.
Abbi?
Smetto di ascoltare la voce piena di dubbi che mi risuona nelle orecchie e mi concentro su quella che ha appena pronunciato il mio nome. Non voglio sapere con chi dovr passare gran parte del mio tempo per un mese.
Quando mi giro, un paio di occhi verdi mi sta fissando. Blake.
Tutto bene?
S... Sorrido esitante. Stavo... pensando.
Mi fissa per un secondo che sembra non finire mai.  come se riuscisse a scorgere qualcosa che gli altri non riescono a vedere, come se riuscisse a capire ci che non riesco a esprimere a voce. Ma  una follia, perch  tutto chiuso dentro di me, e nessuno pu vedere, n comprendere niente.
Faccio un respiro profondo e chiudo gli occhi. Quando li riapro, Blake sta camminando all'indietro. L'intensit del suo sguardo mi fa sciogliere, mi fa venire voglia di sfregarmi le mani sulle braccia e nascondermi. Mi sento completamente nuda, come se a ogni battito di ciglia mi togliesse uno strato. E anche se ci provo con tutta me stessa, non c' niente da fare: anch'io non riesco a smettere di guardarlo.
Vieni? mi chiede.
Dove?
Abbiamo una coreografia da montare.

8. Blake.

Giocherello con il pezzetto di carta su cui domenica scorsa Abbi mi ha scritto il suo numero. Me lo rigiro tra le dita e faccio correre in continuazione lo sguardo al telefono.
Mi sento un imbecille totale.
Non so nulla di questa ragazza, a parte il nome e il fatto che danza come una ballerina professionista. So anche che  bella - bisognerebbe essere ciechi per non notarlo - e che sono stupidamente attratto dal suo piccolo corpo flessuoso. Ma non ho la minima idea di cosa faccia oltre alla danza, se abbia un ragazzo, o perch ha quell'ombra nello sguardo quando balla. Di sicuro, per, voglio scoprirlo.
Ieri ho passato tutto il giorno a cercare di convincermi che voglio sapere di pi perch trascorreremo un sacco di tempo insieme questo mese. Perch il nostro pas de deux sar migliore se diventeremo amici. Perch per costruire la fiducia necessaria tra due partner  importante conoscersi in modo pi intimo. E mentre mi ripetevo queste cose, negavo a me stesso che conosco fin troppo bene quell'ombra nel suo sguardo. Negavo il fatto che voglio conoscere meglio Abbi perch in lei c' qualcosa che mi ricorda Tori. Forse il modo in cui si abbandona alla danza, o il suo aspetto cos fragile e delicato. Forse perch a volte il suo sorriso sembra un po' forzato.
O forse sono io. Forse sto andando oltre, e vedo qualcosa che non c'. Magari  soltanto timida, e io invece la sto confrontando con la mia sorella morta. Forse  tutto nella mia testa, e spero che mi ricordi Tori per aggrapparmi a qualcosa; forse  una combinazione di entrambi i fattori. Questo spiegherebbe una volta per tutte perch c' qualcosa in Abbi che non mi lascia in pace, che mi batte in continuazione sulla spalla e non smette finch non le concedo attenzione.
Prendo il telefono e compongo il suo numero prima di impazzire. Mi risponde al terzo squillo.
Pronto? Il suo tono di voce  calmo ma guardingo.
Sono Blake. Pochi convenevoli, mi raccomando. Mia madre avrebbe una crisi di nervi se mi sentisse ora.
Oh! Ciao.
Ciao. Faccio una pausa e mi guardo intorno. Spero che non ti dispiaccia se ti ho chiamato.
No, anzi. Il suo tono allegro mi fa ridacchiare. Se mi fosse dispiaciuto, non ti avrei dato il mio numero.
So che stasera c' lezione, ma mi stavo chiedendo se oggi eri libera. Prima... Per conoscerci un po'... Mi gratto la testa in attesa della sua risposta.
Certo. Cosa ti andrebbe di fare?
Uhm, ecco... La cosa strana  che il mio piano finisce qui...
Non conosci neanche un posto in tutta New York in cui andare... dice. Si sente dal tono che  compiaciuta. Mi chiedo seriamente se avremo mai una conversazione in cui non mi prende in giro.
S... pi o meno.
Bene. Be', dipende da dove vivi.
Brooklyn.
Oh, anch'io. Allora hai presente lo Starbucks in centro?
Mmm... Cerco di ricordare qualcosa in base al tragitto che faccio per andare e tornare dal ristorante, ma non mi viene in mente nessuno Starbucks.
Whole Foods?
Quello s. Ma un supermercato non  il massimo per passarci la giornata, se posso permettermi.
Ecco il famoso humour britannico replica secca. Se riesci ad arrivarci senza perderti...
Ehi!
... ci vediamo l fra mezz'ora. Ti far vedere un po' di Brooklyn. Okay?
Mi sembra perfetto. A tra poco. Affondo nel divano e appoggio la testa sullo schienale, sfregandomi la faccia. Dio... borbotto tra me e me.
Ho solo mezz'ora, non ho la minima idea di come raggiungere Whole Foods a piedi (sempre che abbia capito davvero dov') e sono ancora in pigiama.
Abbi  seduta su un muretto fuori dal supermercato, le gambe penzoloni e la testa inclinata in avanti, con i capelli castani che le ricadono sul volto. Mentre mi avvicino, li sposta dietro l'orecchio e alza lo sguardo.
Niente male dice, controllando l'orologio. Solo dieci minuti di ritardo.
Ho imbrogliato ammetto. Mi sono perso dopo cinque minuti e ho chiamato un taxi.
Avevi detto che sapevi dov' Whole Foods.
S, ma non che sapevo come arrivarci. Mi appoggio al muretto e la guardo. Allora, dove mi porti?
Abbi salta gi e atterra elegantemente sulle punte dei piedi. Prospect Park.  uno dei miei posti preferiti, soprattutto a inizio estate. Ho pensato che fosse un ottimo posto da cui cominciare.
Non ne ho mai sentito parlare.
Perch quando si pensa a New York e a parco, a tutti viene in mente solo Central Park. Si liscia una ciocca tra due dita. Ed  un peccato, perch Prospect Park  bellissimo.
Fammi strada.
Scherzi?  dall'altra parte di Brooklyn. Dobbiamo fermare un taxi mi dice con un sorrisetto.
Neanche per sogno. Sai quant' difficile fermare uno di quei cosi?
Non  vero. Basta fare un cenno.
Se  cos facile, fammi vedere.
Se  cos difficile, devi fare pratica. Ride. Ne sta arrivando uno. Prova.
Guardo lungo la strada trafficata e noto un'auto color canarino che viene nella nostra direzione. Quando  abbastanza vicina perch il tassista ci veda, gli faccio un cenno come mi ha detto Abbi. Lui mi ignora e tira dritto. Lei prova a nascondersi con la mano, ma si vede dalle piccole rughe intorno agli occhi azzurri che sta sorridendo.
Riprova mi incoraggia.
Riprovo.
Tento ancora.
E ancora.
E ancora.
Basta! Alzo le braccia al cielo. Basta, davvero. L'istruzione bisogna fermarli con un cenno va oltre la mia comprensione. A Londra chiamiamo il servizio taxi, chiediamo che la macchina venga a prenderci in un certo posto e stop. Mi sento uno scemo a stare qui impalato ad aspettare all'infinito.
Stavolta Abbi non prova nemmeno a nascondere una risata. Si tiene a un lampione, si solleva sulle punte dei piedi e fa segno a un'auto in arrivo. Il taxi rallenta e accosta di fianco al marciapiede. La guardo scioccato.
Vedi? mi dice con un gran sorriso.  facile.
Come ci sei riuscita? Le apro la portiera e lei salta dentro, poi d al tassista le indicazioni per Prospect Park. Resta in silenzio finch non arriviamo. Pago, scendiamo, e finalmente vedo il suo posto preferito.
Il grande arco che ci accoglie mi fa subito venire in mente l'Arc de Triomphe. Le statue di uomini e cavalli che l'adornano hanno un aspetto regale, quasi marziale.
Soldiers' and Sailors' Arch dice piano Abbi alle mie spalle. Io lo trovo splendido. Da bambina venivo qui a fissarlo per ore. Non so perch, ma ne ero affascinata.
Ti capisco. Il mio sguardo corre da una statua all'altra, e quasi non me ne accorgo quando Abbi mi passa accanto e attraversa la strada.
Vieni, vuoi stare l impalato tutto il giorno?
La raggiungo di corsa, appena le auto me lo permettono. Dentro il parco ci sono altri archi e monumenti, tutti circondati da alberi e cespugli nel pieno del rigoglio estivo. Mi  subito chiaro perch Abbi  cos affezionata a questo luogo.
Sembra enorme dico.
 enorme. Accarezza con una mano la corteccia ruvida di un albero. Credo sia per questo che mi piace.  perfetto per scomparire.
Per una persona che vive per stare sul palcoscenico, ti piace proprio nasconderti commento senza pensarci.
Lei esita un istante e su di noi cala una nuvola inquietante. Passo falso.
Anche chi vive sotto i riflettori ha bisogno di sparire di tanto in tanto replica, a voce cos bassa che quasi non riesco a sentirla nella lieve brezza gentile che muove le foglie. Se prometti che non verrai a cercarmi, ti faccio vedere il mio nascondiglio. Si volta, e nel luccichio divertito nei suoi occhi vedo le solite ombre, che mi spingono a seguirla mentre si allontana.
Te lo prometto rispondo, incrociando le dita. Parola di scout.
Eri nei boy-scout?
No. Cio s, ma un giorno solo. Odiavo l'uniforme, per cui ho mollato subito. A mio fratello invece piaceva un sacco e non avrei mai passato con lui pi tempo del necessario.
Non andate d'accordo?
Siamo come cane e gatto replico seccamente. Adesso va un po' meglio. Siamo gli unici due maschi contro quattro sorelle e dovremmo essere uniti, ma  l'esatto contrario. Ha diciassette anni e un atteggiamento da adolescente saputello che pensa di avere sempre ragione che mi fa davvero incavolare.
Non hai mai pensato che forse  il tuo atteggiamento da adulto che non sbaglia mai a infastidire lui? mi chiede Abbi con un sopracciglio alzato mentre percorriamo un sentiero che sembra infinito.
Non credo.
Magari s, invece.
E tu come lo sai?
Si indica. Ho diciott'anni.
Se penso a quanto ero felice di lasciare Londra, sapendo che non avrei pi avuto a che fare con delle ragazzine... Cacchio.
Sei fortunato che ho la forza di una neonata, perch dopo questo commento ti butterei gi da questo ponte.
Ponte? Guardo in basso e mi accorgo che sotto di noi c' una piccola cascata circondata da rocce e massi. L'acqua cade in un piccolo stagno, con tanti uccellini di cui non conosco il nome che svolazzano in giro. Alcuni sfrecciano in mezzo agli alberi, altri si fermano sui sassi, fissano l'acqua per qualche secondo e riprendono il volo.
C' un silenzio assoluto, rotto soltanto dal rumore dell'acqua che scorre e dal canto degli uccelli. Non mi ero accorto di quanto fosse vuoto il parco fino a questo momento, e nemmeno di quanto fosse bello.
Abbi ha assolutamente ragione,  un posto perfetto per nascondersi, perdersi, scomparire. E ho la sensazione che abbiamo a malapena grattato la superficie di ci che Prospect Park ha da offrire. Sono cresciuto a Londra, ho trascorso quasi tutte le vacanze nella casa in campagna dei miei nonni paterni, ho passato tanto tempo immerso nella natura e ho visto molti parchi, ma in tutta sincerit devo ammettere che non avevo mai visto niente di cos spettacolare.
Mi giro verso Abbi per dirglielo, per ringraziarla di avermi portato qui, ma lei non c' pi. Mi guardo intorno, la cerco: sparita.
Abbi?!
Sento ridacchiare e mi sporgo dal ponte.  seduta su un masso al centro della cascata, con le scarpe in mano e i piedi a penzoloni nell'acqua.
Ecco il mio nascondiglio! esclama allegra. Fallkill Falls. Di gran lunga l'angolo pi bello. Le cascate sono tutte collegate tra loro, da altre cascate, stagni o gole. Questa  distante dai sentieri principali e ci viene poca gente.  solo per i veri amanti della natura, o amanti e basta in cerca di qualche minuto di intimit.
Incrocio le braccia sul parapetto e sorrido. Scommetto che a volte c' una bella vista...
Mi  successo solo una volta, e preferirei non ripetere l'esperienza. Scrolla le spalle e si sposta di nuovo i capelli dietro l'orecchio.
Rido, salgo sul parapetto e mi calo gi dal ponte. Quando sento una roccia sotto i piedi salto gi. Abbi mi guarda mentre mi tolgo le scarpe ed entro nell'acqua fredda e si fa un po' pi in l in modo che possa sedermi accanto a lei.
Adesso ho capito perch  un posto perfetto per gli innamorati rifletto, guardando l'acqua che scorre. Su queste rocce si potrebbero provare delle bellissime posizioni.
Abbi sbuffa e mi lancia un'occhiataccia. Tipo?
Uhm... Non conosco il Kamasutra a memoria.
Ah, davvero? Sei un maschio, no?
Mi giro e la guardo dritta nei suoi occhi azzurri. Assolutamente s, Abbi. Te lo assicuro.
Molti ragazzi hanno il Kamasutra marchiato a fuoco nel cervello.
Probabilmente perch i tuoi amici non sono ancora usciti dalla pubert.
Vero, per lo conoscono.
Faccio un mezzo sorriso e mi appoggio indietro sulle mani, senza distogliere lo sguardo dal suo. Dalle sue guance sparisce il rossore e si passa la lingua sulle labbra.
 il motivo per cui i ragazzini hanno bisogno del Kamasutra. Non hanno ancora scoperto che ci sono tanti modi di far felice una donna...
Abbi spalanca gli occhi e arrossisce di nuovo. Si scosta i capelli dal viso e abbassa lo sguardo per un secondo. Soltanto un secondo. Prima che possa aggiungere altro, i suoi occhi azzurri tornano a concentrarsi sui miei, e sono in trappola.
Devo dedurre che non ti consideri pi un ragazzino.
Io so di non essere un ragazzino. So usare le mani sicuramente molto meglio di quanto quei mocciosi usano il loro attrezzo.
Lei tossisce e distoglie lo sguardo. Chiarissimo.
Immagino che tu sia stata con un solo ragazzo.
Chi ti dice che sono stata con un ragazzo? chiede tranquillamente.
Se fossi ancora vergine, non avresti quello sguardo.
Questa conversazione sta diventando un po' troppo personale.
Siamo qui per conoscerci, no? ribatto con un sorriso. E confermo la mia ultima affermazione: non sei vergine,  impossibile.
Lo prendo come un complimento.
E fai bene. Ma, uhm... Le do un colpetto con il braccio e lei si volta. Se sei vergine...
All'improvviso, prima ancora che riesca a finire la frase, mi spinge gi dal masso. Scoppio a ridere e cerco di restare in piedi sui ciottoli sul fondo.
Idiota borbotta.
Faccio un passo, ma metto un piede in fallo e cado all'indietro. I sassolini mi si piantano nel sedere e Abbi ride ancora pi forte. Santo cielo, no! Metto le scarpe sul masso che ho di fianco e nuoto verso di lei; la distanza  poca, ma la corrente  forte. Mi aggrappo alle sue caviglie nude per salire.
Blake! grida, scivolando gi. Il suo sguardo scioccato mentre cade in acqua tra mille spruzzi  buffissimo.
Adesso non  pi tanto divertente, eh? la stuzzico.
Te lo do io il divertimento! Mi spinge di nuovo e cado su un fianco. Riesco ad aggrapparmi a lei all'ultimo momento e la tiro verso di me. Ridiamo come pazzi. Lei cade un po' in acqua e un po' su di me, e si blocca.
Il suo corpo e i suoi occhi raccontano due cose diverse:  immobile, solo il suo petto va rapidamente su e gi. La sua mano, premuta su di me, trema come se fosse in preda alla paura. Ma non ha uno sguardo spaventato. Ha gli occhi socchiusi e divertiti. Sono fissi nei miei, intensi, decisi, ostinati. Meravigliosi. Lei  meravigliosa.
Lentamente, Abbi si appoggia a me e si alza in piedi. Prende le scarpe dal masso e fa dei passetti esitanti mentre io mi tiro su.
Attento mi dice piano. I sassi sono instabili.
Non mi dire replico acido mentre mi passa le scarpe. Grazie.
Non c' di che. Salta sulle rocce e mette le sue scarpe sul ponte. La seguo, e lei si ferma un secondo prima di risalire. Poi aggiunge, a bassa voce e senza guardarmi in faccia: Comunque, no.
No, cosa?
Non sono vergine.
Non so perch, ma un po' mi d fastidio.

9. Abbi.

Mamma,  passato un anno.
Lo so, tesoro, ma sono preoccupata.
Non sono ancora al meglio, ma penso di potermi depilare senza dover passare su tutte le vecchie cicatrici. Sono un po' arrabbiata con lei.
Non volevo dire che...
Allora resta a guardare, cos sei sicura. La frase esce un po' pi brusca di quanto intendessi, ma prima o poi dovr cominciare a fidarsi di me. Qualunque fosse il motivo per cui ho cominciato a tagliarmi, adesso  tutto sotto controllo. Quasi. Posso combattere il desiderio. Sono forte. Pi o meno.
Sono solo preoccupata per te, Abbi.
Oh, per l'amor del cielo, Miranda. Lascia che faccia le sue cose come una diciottenne normale interviene pap da sopra il giornale. Ti ha anche detto che puoi guardarla.
Stringo il bicchiere e abbasso gli occhi sul tavolo. Vorrei tanto che la mamma mi credesse. Gli errori del passato sono soltanto errori. So quanto dolore le ho causato e non voglio rifarlo.
Lei sospira. Pap chiude il giornale, si toglie gli occhiali e la guarda.
Miranda, cara, non puoi chiuderla in una campana di vetro. So che sei preoccupata, e lo sono anch'io, ma ha bisogno della sua libert. Se Abbi vuole depilarsi con il rasoio, invece di usare quella crema puzzolente che le hai comprato, devi permetterglielo. Non  pi una bambina. Conosce le conseguenze delle sue azioni.
Ed  qui davanti a voi borbotto, picchiettando le dita sul bicchiere, spazientita. Incrocio lo sguardo della mamma. Pap ha ragione, non sono di porcellana. Non mi spezzer al contatto con la lama del rasoio. Voglio depilarmi le gambe. Tutto qua. Non l'avrei chiesto se non pensassi di essere abbastanza forte.
La mamma si sfrega gli occhi e fa un respiro profondo. La sua sofferenza  palpabile, ed  probabilmente preda di quello che pap chiama tragedia dell'asilo. Il mio primo giorno di scuola materna pianse per mezz'ora prima di lasciarmi andare; quando sono cresciuta, il pianto si  trasformato in ansia, come se volesse che restassi per sempre la sua bambina. Da qui la definizione di pap.
Va bene, va bene. Usa pure il rasoio, ma non ti dir mai dove li ho nascosti.
Bene! dico digrignando i denti. Non mi conceder di pi, ma  pur sempre meglio di niente.
Premo le dita sul polso per sentire il battito. Lei esce dalla stanza e cerco di ricordarmi che non sono l'unica a dover fare i conti con il mio recupero. Dev'essere dura per lei sentirsi cos inerme. E per quanto sia frustrante per me il suo desiderio di proteggermi, se la fa sentire meglio credo che dovr accettarlo. Io ho il mio modo di affrontare la cosa. E questo immagino sia il suo.
Torna con un rasoio rosa scintillante con un dispositivo di sicurezza a prova di martello. La ringrazio evitando qualunque commento sarcastico.
Mi tremano le mani mentre entro in bagno. Metto il rasoio da parte e mi siedo sul water chiuso, concentrandomi prima di tutto sulla schiuma da barba. Penso ai movimenti che devo fare ora, non a quelli che far poi.
Rubinetto. Spugna. Gambe.
Per quanta fiducia in me avessi fino a due minuti fa, nonostante la spavalderia che ho dimostrato ai miei genitori per impressionarli, ora ho paura. Ho paura di ci che sento nascere dentro di me.
Per troppo tempo non ho conosciuto altro che questi impulsi. Tagliarmi era la mia via di fuga, il modo che avevo per lasciar uscire il dolore. Perch il dolore gocciolava via con il sangue.
Adesso so che ci sono altri modi per affrontarlo, anche se ancora non li conosco alla perfezione. Li sto ancora imparando. E l'incertezza mi spaventa, perch so quanto possono essere forti quegli impulsi.
Spruzzo un po' di schiuma sul palmo della mano e comincio a stenderla sulle gambe umide, massaggiandomi i polpacci e le ginocchia. Quando le gambe sono completamente bianche, mi sciacquo le mani sotto il rubinetto e prendo il rasoio.
Le mie dita indugiano sulla sicura. Sono davvero pronta? Aveva ragione mia madre? Sono ancora troppo guasta persino per depilarmi? Davvero sono forte abbastanza da riuscire a tenere a bada i miei demoni? Da resistere alla voglia di vedere scorrere il mio sangue?
Le mie dita si stringono intorno alla sicura. Sono loro a decidere per me, e la tolgono. Faccio un respiro profondo, metto il piede sul bordo della vasca e appoggio il rasoio sulla pelle. Lo passo delicatamente sullo stinco e il disagio mi stringe lo stomaco. Non so bene quale ne sia l'origine: la paura? Il solito impulso? La consapevolezza di avere la possibilit di liberarmi di tutto?
Tengo gli occhi fissi sulla lama, come se il mio sguardo intenso, deciso, potesse obbligarla a comportarsi bene. Come se fosse colpa sua. Come se non fossi stata io in passato a spaccare il rasoio con i piedi per passarmi i pezzetti di metallo appuntiti sulla pelle. Come se non fosse sempre stata colpa mia.
Depilare. Sciacquare. Depilare. Sciacquare. Depilare. Sciacquare.
Eseguo i movimenti sulla gamba destra, lo sguardo pi duro di quello che una madre rivolge al figlio che ha appena scarabocchiato sulle pareti di casa tinteggiate di fresco. Cambio gamba, senza mai interrompere gli esercizi di respirazione che mi ha insegnato la dottoressa Hausen.
Deglutire. Depilare. Sciacquare. Respiro profondo. Depilare. Risciacquare.
Pi tengo in mano il rasoio e pi sono incerta. Cosa ne far dopo? Lo getter nella spazzatura? Lo dar a mia madre perch se ne sbarazzi lei? Lo pulir e lo lascer sul bordo della vasca?
Nel cervello mi frullano decine di domande, e tutte necessitano di una risposta. Ho la mente annebbiata, e ogni dubbio si fa sempre pi forte finch l'incertezza, da debole sussurro nascosto in un angolo della mia testa, diventa un suono potentissimo che riecheggia nelle orecchie. Stringo il rasoio sempre pi forte, mentre cerco di riprendere un respiro regolare per non essere sopraffatta dall'ansia. L'ansia genera la depressione. La depressione genera il dolore. E il dolore genera...
Un graffio sulla caviglia. Un taglietto, a malapena visibile a occhio nudo. Lo so anche senza guardarlo. Sento la puntura, il lieve bruciore del sangue a contatto con l'aria.
Il dolore genera il sangue.
Stringo forte e con la mano libera afferro l'asciugamano. Seguo la traccia del sangue che gocciola dalla caviglia e tremo.
I taglietti pi piccoli sono sempre quelli che sanguinano di pi.
Ricordo la prima volta che  successo. Quella notte compare come un flash davanti ai miei occhi, e finalmente capisco perch l'ho fatto.  l'unica domanda a cui non sono mai stata in grado di rispondere. Perch? Perch ho cominciato a tagliarmi? Che cosa mi ha spinto a farlo? Ho continuato a chiedermelo per capire il senso del mio autolesionismo.
Tutto  cominciato con un graffio sulla caviglia.
Avevamo litigato ininterrottamente per ore. Un tira e molla infinito. Andava sempre cos quando sentiva il bisogno di bucarsi, ma stavolta volevo fermarlo. Gli promisi che l'avrei aiutato... Avrei fatto qualunque cosa di cui avesse avuto bisogno. Mi rispose che aveva bisogno soltanto della droga e che, se volevo, potevo procurargliela.
Mi rifiutai. Non ero la sua schiava, ero la sua ragazza, ed ero determinata a dargli una mano. Quello non era pi Pearce. Me lo ricordavo quello vero, e sapevo che era nascosto da qualche parte sotto il dolore e la dipendenza, distrutto per la perdita di sua madre.
Lui non era d'accordo con me e cominci a scaldarsi. Ormai avrei dovuto saperlo che era meglio scappare, correre via il pi lontano possibile. Sapevo che quando l'effetto dell'eroina svaniva o era in crisi d'astinenza, diventava pericoloso. Che l'unica cosa che gli interessava era farsi.
Per non sono mai scappata. Una volta aveva pianto per ore con la testa appoggiata alle mie ginocchia, finch non si era addormentato. Aspettavo sempre che succedesse di nuovo, ma non accadde pi.
Non era sempre violento, ma quella notte s. Mi sbatt contro il muro uscendo dal suo appartamento e mi slog un polso. I miei genitori erano a Boston per lavoro, e arrivata a casa potei disperarmi senza dovermi nascondere. Ero libera di lasciarmi andare senza dover rispondere alle loro domande.
Piansi mentre mi facevo una doccia calda, lasciando che le lacrime si mischiassero all'acqua, e presi il rasoio per depilarmi. Fu in quel momento, con l'acqua calda che mi picchiettava la schiena mentre mi chinavo, con il piede appoggiato sul bordo della vasca e la gamba coperta di schiuma, che mi tagliai la caviglia.
Il sangue usc immediatamente. Era color rubino, e si mischi al bianco della schiuma sul piede, colando nell'acqua. Continuava a scorrere; ero rapita e non riuscivo a distogliere lo sguardo. Fissai la ferita finch il mio cervello non registr il bruciore. Un dolore pi forte di quello che sentivo dentro. Il dolore dolce della liberazione.
Non pensavo a nulla mentre fracassavo il rasoio contro le piastrelle, rompendo la plastica. Con un movimento agile delle dita estrassi la lama. Era fredda. Umida e fredda. Ci passai un dito sopra, fissando il taglietto sulla caviglia che non la smetteva di sanguinare. Con la schiena appoggiata alle piastrelle, scivolai lentamente a sedere nella vasca.
La lama si mosse verso il piede, come se fosse lei a guidare la mia mano. Tocc la pelle, prima piano, poi con decisione. Mi tremavano le dita, e mi morsi il labbro per non gemere mentre la pelle veniva incisa. Il mio sguardo correva dal metallo tagliente al sangue. Smisi di mordermi il labbro e la mia mano si mosse.
La lama scivol lentamente lungo tutto il piede. La puntura, il bruciore. Non sentivo altro. Era l'unica cosa su cui riuscivo a concentrarmi. Il rosso brillante, il liquido scarlatto che si mischiava all'acqua limpida. Che si confondeva perfettamente al dolore, contaminandolo e annientandolo.
Nello stesso modo in cui Pearce stava distruggendo me.
Non riesco a respirare; ho una stretta al petto e un nodo in gola. Stringo i denti, sperando che quel piccolo dolore cancelli gli impulsi.
Tremo cos forte che quasi mi cade il rasoio, ma la mia stretta decisa significa che in realt ce l'ho saldo in mano.
Il sangue gocciola dal piede sulle piastrelle. Imbratta il pavimento come la prima volta sporc l'acqua della doccia.
Un puntino, un'esplosione di colore su una cosa cos pura e serena.
Fallo. Una volta soltanto. Nessuno lo sapr mai. Solo una volta. Liberati del dolore.
Chiudo gli occhi, il corpo in tensione. Stringo cos forte il rasoio che sono certa che si spezzer, e invece no. Resta saldo nella mia mano.
Un taglietto. Lascia uscire il dolore. Lascialo andare.
Scuoto la testa. Al nulla e a nessuno. Perch so, o almeno una parte di me sa, che le voci che sento non sono vere. Sono sempre io. Sembra folle, lo so, ma sono io. Mi contraddico a ogni momento. A ogni voce, a ogni sussurro, a ogni grido.
Sono sempre io. Sono sempre stata io.
E non posso combattere contro me stessa. Potrei mollare il rasoio, sciacquarmi le gambe e andarmene.
Potrei, ma non lo faccio.
Resto qui, in un limbo. Tremante, in lacrime, in preda al panico. Piango, sento il peso della battaglia che ho ingaggiato. Una battaglia che non saprei come descrivere. Non esistono parole in grado di trasmettere l'oscurit soffocante che sento incombere su di me da ogni direzione. Cos come non esistono parole per spiegare quella minuscola luce che potrebbe tirarmi fuori.
Devo tenere a mente quella luce. Perch  l che voglio essere. La luce  il mio obiettivo.  sempre l'obiettivo.
Ma che cos' la luce?
Abbasso la testa sul petto quando sento il peso dell'oscurit. So che cos' la luce, lo so ma non riesco a ricordarlo. Allontano il rasoio dal corpo, sento che sta per arrivare la sconfitta e cerco di lottare. Lo sento. Sento l'impulso pi forte di me, la puntura sulla caviglia ogni secondo pi forte.
E la Juilliard.
La Juilliard. La danza.
Il sogno. L'obiettivo. La luce.
La Juilliard  la mia luce.
Mi ci aggrappo. Mi aggrappo alla luce che c' nella mia mente e lascio cadere il rasoio nella vasca. Apro gli occhi, strizzo la spugna e me la passo sulle gambe. Le lacrime non scendono pi copiose come prima, mi alzo in piedi di scatto, non voglio pi guardare il rasoio. Se lo guardassi, lo romperei.
E se lo rompessi...
Corro in camera da letto e prendo l'iPod. Scorro i brani quasi alla cieca, continuando a ripetere Juilliard, Juilliard. Il lago dei cigni di Cajkovskij riempie la stanza e mi appoggio alla porta, che non ricordavo nemmeno di avere chiuso. La musica mi calma, la sento dentro di me, e immagino di essere Odette. Immagino ogni passo, ogni movimento.
Il mio respiro rallenta e mi siedo. Ascolto. Immagino.
Il trillo improvviso della sveglia rompe il silenzio. Guardo l'orologio. Sono le 17,30.
Il sogno. La luce.
E mentre mi alzo e prendo i vestiti da ballo, accarezzando il body, capisco che ho sconfitto l'impulso.
Ho sconfitto il sangue.
Sto facendo un arabesque en pointe di fronte a Blake. Lui mi cinge con un braccio appena sotto le costole e con l'altro mi tiene sollevata la gamba. Mi fa inclinare lentamente in avanti e io eseguo un pass con la gamba allungata. Ho i muscoli in tensione, la schiena arcuata, e lo sguardo verso l'alto a incontrare il suo.
Lui sorride e io ricambio. Mi tiene in posizione per un minuto, sento le sue mani calde su di me, i suoi occhi non si staccano dai miei, poi con facilit mi solleva, e torno sulle punte.
Sei leggera come una piuma commenta.  incredibile che in un corpo cos piccolo ci sia la muscolatura sufficiente a tenerti in posizione con tanta facilit.
Torno nella posizione iniziale, non ho ancora smesso di sorridere. Sorpreso, eh?
Direi proprio di s. Proviamo i primi passi? Vediamo se funzionano?
Certo.
Blake mi viene accanto e mi appoggia una mano sulla pancia; con l'altra scende lungo la schiena e mi stringe la vita, alzandosi con me mentre mi rimetto sulle punte. Provo a nascondere la tensione al suo tocco, provo a nascondere l'irrazionale scheggia di paura che sento dentro.
Lentamente, Blake mi gira intorno, mi sposta al ritmo della musica ed eseguiamo la promenade di apertura. Metto le braccia in terza e stendo il piede destro in attitude. Ho lo sguardo dritto davanti a me, lontano dal suo, ma so che i suoi passi sono precisi. Si muove con la stessa facilit con cui respira. Siamo una cosa sola, e ballare  per entrambi quasi un'attivit inconscia. Accade e basta.
Eseguiamo il resto della nostra entre come se non avessimo fatto altro tutta la vita. Mi lascio andare e chiudo gli occhi, mi perdo nei movimenti. Il tocco di Blake non  pi minaccioso, non mi spaventa pi.
Per finisce tutto troppo presto, e torno bruscamente alla realt. Sento la caviglia pulsare, come se volesse ricordarmi cos' vero, e mi si stringe il petto. Faccio un respiro lungo e profondo e cerco di pensare che qui sono al sicuro. Che questa  la danza. Che Blake non mi far del male, che lui qui non pu farmi del male. Nessuno pu.
Ma non funziona. Sento montare il panico, una pallina che si gonfia e pulsa, mi devasta. Il mio respiro si fa sempre pi rapido, ho gli occhi pieni di lacrime e le mani mi tremano in modo incontrollabile. Il battito del mio cuore accelera, la caviglia pulsa sempre pi forte, sento il sangue scorrere in tutto il corpo. Il corpo ferito dal mio passato.
Ogni cicatrice brucia. Ogni respiro  difficile. Ogni battito di ciglia fa scendere una lacrima.
Abbi... Due mani mi prendono il viso. Mani morbide, delicate. Abbi, torna qui, piccola. Respira... No, no. Lentamente. Inspira... Uno, due, tre... espira. Ancora. Inspira... Due, tre... Espira... Inspira... Uno, due, tre.
La voce di Bianca taglia la nebbia che si  impossessata della mia mente. Le sue mani sulle guance poco alla volta mi tirano via da me stessa, mi riportano al presente. Mi impediscono di ripiombare nel mio passato.
La guardo con gli occhi annebbiati. Lei sorride e mi mette le dita sul polso.
Senti. Ricorda sussurra. Sei ancora viva... Sei ancora qui.
Ubbidisco. Faccio scivolare le dita sotto la manica e le premo sul polso. Il battito  rapidissimo, conto cinque colpi per ogni respiro, poi, lentamente, entrambi tornano normali. Bianca mi passa un fazzolettino, mi picchietto sotto gli occhi, e mi rendo conto che siamo sedute nel suo ufficio.
Brutta giornata? Mi scosta i capelli dal viso.
Pessima. Pensavo che ballare mi avrebbe aiutato, ma per la prima volta mi sono sbagliata.
Com' cominciato?
Non... Non lo so rispondo piano guardando fuori dalla finestrella dietro la sua scrivania. Erano settimane che non avevo un attacco. Di solito me ne accorgo in anticipo e riesco a controllarli, ma stavolta non ce l'ho fatta.  successo tutto in fretta, e quando me ne sono resa conto era ormai troppo tardi.
Bianca annuisce lentamente. Chiama la dottoressa Hausen e parlane con lei, Abbi. So che non vuoi, ma devi capire perch  successo e perch non sei riuscita a fermarlo.
Lo so. Torno a guardarla. Posso andare via prima, per favore?
Mi prende una mano. Certo che puoi.
Appena esce dalla stanza, chiamo mio padre e gli chiedo di venirmi a prendere. Il tempo sembra scorrere lentissimo in attesa del suo messaggio di risposta. Quando arriva, prendo le mie cose ed esco dallo studio. Salgo in silenzio sul sedile posteriore, pap non mi fa nessuna domanda. Avvicino le ginocchia al petto, le abbraccio strette e guardo fuori dal finestrino mentre ci allontaniamo dall'edificio di mattoni rossi.
Non ricordo l'ultima volta che mi sono sentita cos fuori controllo come oggi.

10. Blake.

Cazzo!  la quinta volta che mi cade il cucchiaio stasera.
Ti sei lavato le mani col burro prima di venire al lavoro? mi strilla Joe.
A quanto pare... grugnisco, chinandomi per raccogliere la posata. La butto nel lavello e ne prendo una pulita dal cassetto. La pentola sul fuoco borbotta impazzita; corro verso il fornello, il riso sta traboccando.
Meeerdaaa sibilo, chiudendo il gas. Prendo la pentola per il manico e la svuoto in uno scolapasta. Sul fondo si  attaccato almeno un centimetro di riso. Sbatto la testa contro il frigorifero.
La sbatto forte.
Joe mi mette una mano sulla spalla. Senti, Blake, non so che cos'hai, ma forse  meglio se esci prima. Per essere venerd sera  tutto molto tranquillo, e comunque il tuo turno finisce fra un'ora.
No. Scuoto il capo, e prendo la spugna per scrostare la pentola. Va tutto bene, Chef, davvero. Arrivo alla fine del turno.
Dai, su, vai a casa mi dice stringendomi una spalla. Non mi piace che stai qui a rimproverarti ogni volta che sbagli. Fatti una bella dormita e torna domani per pranzo, okay?
Sospiro, mollo la spugna e annuisco. Okay, capito.
Joe mi d due pacche sulla schiena e si allontana gridando qualcosa a Matt. Mi tolgo gli abiti da lavoro, li infilo nella sacca e lascio il locale soffocante a tempo di record.
L'aria della sera  fresca e faccio un bel respiro. Torno a casa a passo lento, pigro, con la testa tra le nuvole. Non mi accorgo di niente e di nessuno. Riesco solo a pensare a un paio di occhi azzurri spaventati. Riesco solo a concentrarmi sul velo di paura e confusione che li offuscava, che li annebbiava fino a renderli irriconoscibili. Mi interessa soltanto che lei stia bene.
Ieri non  venuta a lezione, e questo mi preoccupa. Bianca ha semplicemente scosso la testa con un pizzico di tristezza quando le ho chiesto dov'era. Ricordo la paura che ho visto nello sguardo di Abbi. Riconosco il panico, le lacrime di dolore che le scendevano sulle guance, il tremore straziante del suo corpo quando l'ho portata nell'ufficio di Bianca. E i singhiozzi. Riconosco quei singhiozzi che la scuotevano perch ho sentito quelli di mia sorella per mesi.
Pi passiamo del tempo insieme, pi in Abbi vedo somiglianze con Tori. Ma c' anche qualcosa che mia sorella non aveva: una scintilla. Una scintilla genuina.
Anche se ieri... era completamente spenta. Dal corpo di Abbi era svanita ogni traccia di luce. Era una persona diversa: nessuno sguardo divertito, nessun sorrisetto compiaciuto, nessun commento sarcastico. Le ombre che si nascondono nelle profondit dei suoi occhi si erano impadronite di lei.
Come succedeva a Tori.
Non ho idea del perch Abbi sia crollata, ma voglio saperlo. Voglio sapere perch ha ceduto, perch una ragazza cos forte ha avuto un tale momento di debolezza. E voglio rimediare. In lei c' qualcosa che mi disarma, che fa cadere tutte le mie difese. Voglio aiutarla. Voglio stringerla per la vita mentre lei si abbandona alla danza; voglio farla girare sulle punte fino a farle perdere il senso dell'orientamento. Voglio sollevarla sopra la mia testa e ballare con lei sul palcoscenico con una grazia tale da convincerla di stare volando. Voglio prendere le lacrime e il dolore e trasformarli in sorrisi e felicit.
Forse  per questo che appena entro in casa infilo una polo e un paio di jeans e la chiamo. Anche se non ho la pi pallida idea di cosa dirle.
Ehi mormoro quando mi risponde.
Ciao.
Ieri non sei venuta a lezione e... volevo sapere se stavi bene. Stai bene?
Lo so che... Si interrompe, e resto in silenzio in attesa che continui. Lo so che  tardi, ma mi  venuto in mente un altro posto qui a Brooklyn che mi piacerebbe mostrarti, se ti va.
Ha evitato la mia domanda, ma spero che, se ci vediamo di persona, me ne parler.
Basta che non ci incontriamo di nuovo davanti a Whole Foods.
No... Niente Whole Foods. Promesso. Anche se non posso giurarci, ho la sensazione che stia sorridendo.
Allora dove?
La Brooklyn Promenade.
Scendo dal taxi e osservo il panorama. Dall'altra parte dell'East River si vede lo skyline di Lower Manhattan con il tramonto sullo sfondo. Mi fermo un secondo, fissando intontito le sfumature dorate del sole che cala nel cielo, interrotte soltanto dalle sagome dei grattacieli; alla mia destra c' il ponte di Brooklyn.  senz'altro una delle viste pi belle su questo lato dell'Atlantico.
Mi volto di nuovo e mi guardo intorno sul lungofiume. Ci sono delle panchine, alberi e lampioncini ogni pochi metri; coppiette, famiglie e gruppi di amici passeggiano o si godono la serata seduti ridendo tra loro. Mi metto in cerca di Abbi.
La trovo in un posto appartato.  seduta sullo schienale di una panchina con i gomiti sulle ginocchia. Ha i capelli raccolti su un lato e scruto il suo profilo perfetto mentre guarda la citt.
Bello, eh? mi chiede, voltandosi verso di me.
S rispondo, con gli occhi incollati su di lei. S, bello.
Mi fissa per un momento, poi distoglie lo sguardo.
Questo per non mi sembra il posto adatto in cui nascondersi. Mi siedo al suo fianco.
A volte, stare in piena luce  il miglior nascondiglio. Una folata di vento le scompiglia i capelli e li sposta all'indietro. Sai quante persone incontriamo tutti i giorni che si stanno nascondendo da qualcosa?
Vero. Annuisco.
Vengo qui per ricordarmi che la vita va avanti.  sempre pieno di gente e sul ponte di Brooklyn c' sempre un gran via vai di automobili: New York  sempre viva. A volte il mondo sembra fermarsi, allora ho bisogno di ricordarmi che non smette mai di girare.
Non rispondo e continuo a guardare il sole che scende. Uno alla volta, i grattacieli di Manhattan cominciano ad accendersi e i colori del tramonto vengono cancellati dal bagliore degli edifici che si riflette sull'acqua. Le luci artificiali si mischiano a quelle naturali, creando un effetto unico, forse visibile soltanto qui. L'oscurit del cielo notturno assorbe poco alla volta ogni sfumatura. Non ci sono stelle, cancellate dalle luci della citt.
Prima mi hai chiesto se sto bene dice Abbi, interrompendo le mie fantasticherie. Non so come risponderti. A volte s, a volte no. A volte non lo so nemmeno io.
Aspetto che continui, e la osservo giocherellare con una ciocca di capelli.
Un anno fa mi hanno diagnosticato la depressione. Non ne parlo volentieri, ma dopo quello che  successo marted credo che tu abbia il diritto di sapere.
Non sei obbligata.
S, invece. Almeno questo. Fa un respiro profondo, e finalmente mi guarda davvero negli occhi. Il suo sguardo  onesto, limpido, c' solo una minuscola traccia di paura. Paura di cosa, non lo so.
Non ho idea di cosa mi sia successo marted. Gli attacchi di panico... sono un effetto collaterale della depressione, ma c' sempre qualcosa che li fa scattare. Di solito li sento arrivare e li fermo, li combatto, ma l'altro giorno non ci sono riuscita. Erano settimane che non mi capitava, e non so perch. Sono stata fortunata che ci fosse qualcuno che sapeva come calmarmi.
Mi sfrego il naso, ricordo la rapidit con cui  intervenuta Bianca. Bianca  arrivata in un secondo, e mi ha chiesto di portarti nel suo ufficio. Nessuno si  accorto di niente, ma non voleva lasciarti l davanti a tutti.
Grazie sussurra Abbi. Grazie per avermi portato via.
Prego. Posso chiederti una cosa?
Dimmi pure. Ma non ti prometto che risponder.
La prossima volta avvertimi, okay? Mi hai spaventato. Pensavo che fosse colpa mia, perch ho ballato male. Le faccio l'occhiolino e lei mi sorride.
Ecco! Forse la colpa  di come ballavi. Perch non ci ho pensato prima? Scuote la testa.  il caso che parli con Bianca e le chieda che mi assegni un nuovo compagno.
Faccio un mezzo sorriso, sono felice che nel suo sguardo sia tornata la luce. Non dirlo neanche per scherzo borbotto.
Andiamo a prendere un gelato?
Sai che sono quasi le nove? le dico alzando un sopracciglio.
Abbi scrolla le spalle, saltando gi dalla panchina. Non  mai tardi per un gelato. Soprattutto non per quello di Holly.
Certo mugugno alzandomi in piedi. Una gelateria aperta alle nove di sera. Maledetti americani.
Siete voi a essere strani replica Abbi. Qui  normalissimo. Almeno, Holly a quest'ora  aperta. Le altre non so.
Scuoto la testa e la seguo, lasciandomi alle spalle lo skyline illuminato. Mentre camminiamo, passa una mano sui cespugli, e mi chiedo se sia una delle sue piccole manie. L'aveva fatto anche a Prospect Park. Prende una foglia e la strappa, poi ne sparge i pezzettini per terra.
Che cosa ti aveva fatto quella povera foglia? le chiedo.
Lei mi guarda. Mi intralciava.
Arriviamo davanti a un negozio con l'insegna IL GELATO DI HOLLY.
Eccoci arrivati annuncia Abbi allegra.
Le apro la porta cedendole il passo. Continuo a non capire come si fa ad aver voglia di gelato alle nove di sera.
Non devi capirlo, devi accettarlo e basta. Il gelato ha un ottimo sapore a quest'ora.
Okay. Mi fido. Scorro tutti i gusti sulla lavagna dietro il bancone, poi guardo le vaschette di fronte a me spalancando la bocca: mai visti cos tanti tipi diversi di gelato nella mia vita. E non ho la minima idea di che cosa siano.
Non eri mai entrato in una gelateria vera, eh? mi chiede Abbi. E dal suo tono di voce si capisce che mi considera un caso disperato.
Devo dire che sono quasi portato a crederle. Londra mi aveva reso prigioniero.
Mai.
Sei tu! Mi sembrava di aver sentito la tua voce. Da dietro una tendina con le perline fa capolino una ragazza di poco meno di trent'anni. Si pulisce le mani sul grembiule che ha legato in vita, e osserva prima me e poi Abbi. Oh, santo cielo mormora, guardando lei. Un principiante.
Abbi annuisce. Esatto.
Sembra perso come un pinguino nel deserto. Cosa gli diamo?
Pensavo doppio cioccolato con aggiunta di brownies. Si ferma un secondo a riflettere, poi conferma. S, quello.
La ragazza - Holly, immagino - sorride. Sono d'accordo.  sempre un ottimo punto di partenza. E per te, Rainbow Splash?
Chiaro. Abbi si gira verso di me e mi sorride.
Il gelato al cioccolato va benissimo, grazie. Cerco di sembrare infastidito, ma  un fallimento su tutta la linea.
Vedi? Lo sapevo. Abbi va a sedersi su uno sgabello alto a un tavolino tondo, poi aggiunge: Il gelato al cioccolato piace a tutti.
Mi siedo di fronte a lei. E allora perch non l'hai preso anche tu?
Holly ci mette davanti due enormi coppe di gelato. In una ci sono vaniglia e cioccolato a strati, brownies, salsa al cioccolato e, in cima, una spruzzata di panna e confettini colorati; l'altra  un mix di tutti i gusti colorati che Holly ha in negozio, con aggiunta di fragole, caramello, pezzetti di biscotto, scaglie di cioccolato e una tazza intera di palline di zucchero colorate.
Che servizio rapido commento.
Faccio questo lavoro da quando avevo quindici anni replica Holly. A New York non c' nessuno pi veloce di me.
E nemmeno pi bravo di te interviene Abbi, leccando il cucchiaino.
Holly le strizza l'occhio. Buon appetito! Si gira e torna nel retro.
E per rispondere alla tua domanda... dice Abbi dandomi un calcetto sotto il tavolo. Se avessi ordinato anch'io un gelato al cioccolato, non avrei potuto fare questa cosa... Si allunga sul tavolo, affonda il cucchiaino nella mia coppa e se lo mette in bocca ridacchiando.
Avresti fatto meglio a non farlo rispondo, rigirandomi il cucchiaino tra le dita. Perch  un'ottima idea! Provo a rubarne un po' del suo, ma tiro su giusto una montagnetta di confettini e a malapena una lacrima di gelato.
Abbi scoppia a ridere e si mette una mano davanti alla bocca. Io mi passo la lingua sui denti, osservando sconfitto il cucchiaino e sforzandomi di restare serio. Nonostante tutta la tristezza rinchiusa dentro di lei, ha la risata pi limpida e sincera che abbia mai sentito, ed  impossibile non farsi contagiare.
La guardo, ha gli occhi chiusi. Li apre di scatto, e vedo quella splendida sfumatura azzurra. Come un bambino, prendo un'enorme cucchiaiata di gelato e me la ficco in bocca.
Non avevo considerato quanto potesse essere freddo.
Cerco di mandarlo gi e spalanco gli occhi. Abbi fa una specie di smorfia, scossa dalle risate.
Per te  proprio un'abitudine fare la figura del cretino, eh?
Mi pulisco un angolo della bocca. Sei tu a tirare fuori questo lato di me.
Ed  una cosa buona?
Inclino la testa di lato e la osservo mentre lecca il cucchiaino. Basta che non lo fai mentre balliamo.
Penso di poter resistere.
A ogni modo... Le punto il cucchiaino contro. Hai tutta la bocca sporca.
Si pulisce le labbra con le dita, le guarda e poi fissa me. Non  vero.
Sorrido e prendo un'altra cucchiaiata dalla sua coppa. Stavolta tiro su un po' di gelato, e le faccio la linguaccia per dispetto. Lei reagisce con un sorrisino. Guardo prima lei e poi il cucchiaino, e lentamente lo muovo nella sua direzione. Abbi apre la bocca e lecca via ci che resta del gelato.
Un furto assolutamente inutile dico.
Oh, dai! Allunga la mano e mi prende il cucchiaino. Mi lancia un'occhiata e con la lingua pulisce tutto il gelato restante. Riesco a concentrarmi solo sulla sua lingua rosa e sulle sue labbra ancora pi rosa. Poi mi restituisce il cucchiaino. Ne  rimasto un po'.

11. Abbi.

Accarezzo la stoffa del vestito rosso al ginocchio e stringo tra le dita le maniche di pizzo. Indugio con lo sguardo sullo scollo a barchetta e sul corpetto, scendo fino alla cintura nera e alla gonna a pieghe. Voglio questo vestito, lo desidero con tutta me stessa. Ma le maniche mi bloccano.
Da tempo indosso soltanto quelle lunghe per nascondere le cicatrici che ho sotto l'avambraccio. Quelle linee bianche sono il mio segreto. Il problema di questo abito  che ha le maniche traforate. Sono forellini minuscoli, non sufficienti a rivelare le imperfezioni che segnano la mia pelle chiara, ma pur sempre forellini.
Provalo mi incalza la mamma alle mie spalle.  cos bello, Abbi.  molto adatto a te. Alla nuova te. E il colore sta benissimo con i tuoi capelli.
Non lo so rispondo, continuando a fissare il pizzo. Non saprei quando metterlo. Non ha molto senso comprare una cosa che resterebbe chiusa nell'armadio.
Nella vita ho imparato una cosa dice mia madre scorrendo gli abiti appesi. Una donna ha sempre bisogno di un'arma segreta. A volte basta un vestitino nero, ma non c' niente di meglio di un abito rosso per mandare un uomo col culo per terra.
E perch dovrei mandare un uomo col culo per terra?
Perch cos pu vederti le scarpe, tesoro.
A nessun uomo interesseranno mai le mie scarpe, mamma.
Non deve essere interessato. Ma per lui sar tutto pi semplice se vedr con cosa gli camminerai sulla faccia per il resto della vostra vita insieme.
Le sorrido. Allora l'abito rosso non  necessario dico quasi tristemente, lasciando andare la manica. Non riesco a immaginare una vita insieme a qualcuno.
Scrollo le spalle e la mamma mi prende per un braccio.
Abigail Jenkins dice, obbligandomi a guardarla. Un bastardo non rappresenta tutta la categoria maschile. A volte gli uomini sanno essere molto stupidi, ma Pearce Stevens fa parte di un'esigua minoranza. Un giorno incontrerai qualcuno per il quale varr la pena impegnarsi davvero. Magari non oggi, magari nemmeno l'anno prossimo, ma succeder. E quando troverai l'uomo giusto, mi aspetto che indossi questo vestito e un paio di scarpe mozzafiato, e che lo sbatterai col culo per terra con una violenza tale che per una settimana dovr stare seduto solo su dei cuscini.
Mamma... Alzo gli occhi al cielo.
No. Mi prende il mento tra le mani e mi costringe di nuovo a prestarle attenzione. Tu sei pi forte di quanto immagini, piccola mia. Lo vedo dal tuo sguardo, anche adesso. Un giorno troverai un uomo che ti amer nel modo in cui meriti di essere amata e ti tratter come la principessa che eri convinta di essere da bambina. Forse s, questo vestito potrebbe restare chiuso nell'armadio per un sacco di tempo, chiss. Per compralo, e quando incontrerai quell'uomo, mettilo.
Mia madre ha ragione: non devo indossarlo subito se non me la sento. E quando sar pronta a metterlo, le cicatrici potrebbero non darmi pi cos fastidio. Potrebbero non avere pi il controllo sulla mia vita come ora. Quando lo porter, la mia vita potrebbe essere diversa. Forse i sentimenti e i ricordi saranno privi di increspature come la pelle quando guarisce.
Okay, lo prendo.
La mamma sorride, ne cerca uno della mia taglia e va verso la cassa per pagare prima ancora che io abbia il tempo di battere le palpebre. Torna dopo un paio di minuti con un sorriso trionfante e mi porge il sacchetto.
Grazie dico a bassa voce.
Non  la prima volta che ti compro un vestito. Prego, comunque.
Grazie per il vestito ma anche perch mi hai convinta a prenderlo.
Mi cinge le spalle con un braccio e usciamo dal negozio. Assicurati solo di conservarlo per il ragazzo giusto. E permettimi di regalarti anche le scarpe.
Te lo permetter senz'altro rispondo con una risata. Mamma?
S?
Mi accoccolo al suo fianco come facevo da bambina. Grazie. Perch ci sei e perch non hai mai mollato, anche quando... Abbasso lo sguardo. Non so se ce l'avrei fatta senza di te.
Oh, piccola mia, non devi ringraziarmi. Sei la mia bambina, e io ci sar sempre. Non si pu mollare qualcosa in cui credi, e io credo in te. Grazie a te per non aver mollato, piuttosto, anche se pensi il contrario.
Ha ragione, neanch'io ho mai mollato. Non nel profondo del mio cuore. Altrimenti ora sarei ancora al St. Morris.
Sento vibrare il telefono nella tasca della giacca: due messaggi. Uno  di Maddie che mi chiede del Ragazzo Inglese Sexy, e l'altro  del suddetto ragazzo che mi chiede che cosa sto facendo.
Shopping con la mamma. Stiamo rientrando.
Oggi al lavoro  stato uno schifo. Sono alla scuola di danza. Ti va di provare insieme?
Non ho il cambio con me. Tra andare a prenderlo e tornare mi ci vuole un'ora.
Cacchio.
Mamma? Stringo forte il telefono.
S?
Mi chiedevo... Sai che Bianca ci ha assegnato un grand pas de deux?
Mmm.
Mi ha appena scritto il mio partner. Vorrebbe provare, ma non ho le mie cose. Mi chiedevo se... ecco... Non  che potremmo passare a prenderlo alla scuola e provare in garage? Abbasso lo sguardo mentre lei apre la macchina.
 il Ragazzo Inglese Sexy o sbaglio?
Oh... Alzo lo sguardo e la vedo sorridere. A volte pap  peggio di una ragazzina.
La mamma scoppia a ridere. Sono assolutamente d'accordo con te, Abbi. Digli che tra dieci minuti siamo l. Mi fa l'occhiolino e sale in auto. Faccio un respiro profondo e dico a Blake di aspettarci fuori. Me ne pentir?
 lui il Ragazzo Inglese Sexy? chiede mio padre appena gli presento Blake.
Pap! esclamo, con le guance in fiamme. Oh, cavolo borbotto.
Blake si gira verso di me con un sopracciglio alzato.
Io... Torna a leggere il giornale, pap. Ti prego... Guardo Blake. Seguimi. Attraversiamo la cucina ed entriamo in garage con la risata roca di mio padre in sottofondo. Arrivo fra un minuto.
Corro di sopra, mi cambio, e torno legandomi i capelli in uno chignon. Mio padre sta ancora ridacchiando e quando passo dal salotto gli faccio un gesto minaccioso.
Smettila!
Lui ride ancora pi forte.
Non incoraggiarlo, tesoro interviene mia madre dandomi una pacca sulla spalla. Fra poco si calma.
Ma  un incubo! borbotto.
Ha anche l'accento... ansima mio padre, continuando a sogghignare.
Alzo lo sguardo e gli lancio il mio cerchietto, che colpisce il giornale e cade sul pavimento. Mia madre solleva gli occhi al cielo, sospira e annuncia che andr a lavorare nel suo studio. Pap mi fa l'occhiolino e sorrido.
Ehi, pap?
S?
Grazie.
Sai che ti ho appena messo in imbarazzo, vero? mi domanda dubbioso.
S, ma l'ho apprezzato molto. I genitori delle ragazze normali fanno cos, no? Tu non mi hai mai trattato come se fossi di vetro, come capita a volte alla mamma.
La normalit  sopravvalutata. Dai, vai a ballare con il tuo Ragazzo Inglese Sexy.
Blake preciso. Si chiama Blake.
Va be',  la stessa cosa.
Scuoto la testa e apro la porta, Blake  chino sulla sbarra, con le braccia al petto. Appena chiudo la porta mi fa un sorrisino.
Ragazzo Inglese Sexy, eh?
Non l'ho detto io.  stata Maddie mento, voltandomi.
Comincio a pensare che avesse un secondo fine per venire ad assistere alla lezione.
Sbagliato. Mi sa che vedi un po' troppi film.
Mmm.
Lui  dietro di me, c' solo un soffio a dividerci. Ingoio la bolla d'ansia che sento salire in gola e cerco di rilassarmi. Mi sfiora la pancia e la vita. Mi metto sulle punte, solo ballando riuscir a combattere l'agitazione e l'incertezza.
Mi concentro sulla danza invece che sulla sensazione delle sue mani sul mio corpo: i suoi palmi e la mia pelle nuda sono divisi solo da uno strato sottilissimo di stoffa. Mi concentro sulla posizione delle gambe e delle braccia invece che sul calore del suo respiro sulle orecchie e sul collo. E mi concentro sui singoli passi invece che sulle sottili variazioni della paura per qualcosa che non so nemmeno io, qualcosa che mi spinge a scappare e a restare allo stesso tempo. Qualcosa che mi spinge a scacciarlo e a tenerlo sempre pi vicino.
Ma non ci riesco. Sento le sue mani calde, il suo respiro sulla pelle, il suo soffio affannato, e so che il suo cuore batte veloce quanto il mio. Non dipende dalla danza. Non dipende mai dalla danza, quando lui mi  accanto. C' sempre altro, qualcosa che mi trascina inesorabilmente. Che mi tira verso di lui. Mi spaventa e mi eccita allo stesso tempo. Lo sento nelle ossa, nello stomaco, in tutta me stessa.
Eseguiamo i passi dell'entre con facilit; poi, man mano che ci avviciniamo alla fine, lui comincia a rallentare.
Balla ancora sussurro. Non sono pronta a separarmi dalle sensazioni che sto provando. Non sono pronta a separarmi da lui... Voglio che queste emozioni durino per sempre. Balla.
Lui mi guida, passo dopo passo, e occupiamo ogni centimetro del garage, sollevando piccoli sbuffi di polvere. Mi lascia andare per un secondo e i nostri corpi si separano. Sulle punte, eseguo una pirouette, ancora, ancora e ancora, senza mai perdere l'equilibrio, senza farmi prendere dalle vertigini. Mentre giro alzo lo sguardo; Blake mi sta fissando, con le gambe aperte e le braccia allungate. Dopo un ultimo giro, capisco cosa mi sta chiedendo di fare.
Vado verso di lui con un grand pas de chat, le gambe stese mentre volo in aria come se fossi senza peso. Lo afferro per le spalle e lui mi stringe per la vita tenendomi sospesa in aria. Ha una presa salda, le sue braccia non tremano nemmeno un po'.
Apro gli occhi. Le nostre fronti quasi si toccano, gli sguardi fissi l'uno in quello dell'altro. I nostri respiri, rapidi e pesanti, sono all'unisono, ma non so se  per il ballo o per... altro.
Non so se l'adrenalina che mi scorre in corpo dipende dal salto, se il battito impazzito del mio cuore  per le pirouettes... In questo istante, con nulla a dividerci se non un centimetro appena, non so che cosa sento.
Vorrei convincermi che la pelle d'oca sul collo sia per la facilit con cui balliamo insieme. Vorrei convincermi che questa stretta al petto dipenda dal fatto che mi manca il fiato per lo sforzo.
E vorrei convincermi che preferirei che Blake mi mettesse gi e mi lasciasse andare. Vorrei convincermi con tutta me stessa. E invece no, non  cos. Perch non posso convincermi di una cosa non vera.
In questo momento, con il suo sguardo intenso concentrato solo su di me, non vorrei mai che mi lasciasse andare. Per niente al mondo.
Lentamente, dopo non so neanche quanto tempo, mi mette gi. I miei piedi toccano terra, scendo dalle punte, in prima, e mi rilasso totalmente. Mi toglie le mani dalla vita e io allontano le mie dalle sue spalle. Faccio un respiro profondo e un passo indietro, abbasso lo sguardo.
Sai, non credo che ci servir tutto il tempo che ci ha dato Bianca dice, dopo un attimo di silenzio. Appena perfezionato l'adagio, ci siamo.
Forse hai ragione replico. Bianca  brava ad accoppiare i ballerini, eh?
Nei suoi occhi passa un lampo. Qualcosa che non capisco. Che voglio e non voglio capire.
Che non avrei voluto vedere.
S... S,  vero.
E se provassi delle cose che non vorrei?
Intendi gli impulsi? I ricordi?
No. Mi passo il pollice sul labbro. Cose non proprio... negative. Non in quel senso, comunque.
La dottoressa Hausen si sposta in avanti sulla sedia, mi guarda da sopra gli occhiali. Devi essere pi precisa, Abbi. Non ti seguo.
E se... se provassi ci che dovrebbe provare una diciottenne per un... ragazzo.
 una domanda ipotetica?
Smetto di sfregarmi le labbra e rispondo alla sua domanda restando in silenzio.
Sei spaventata.
Annuisco.
Perch?
Perch ho sofferto dico senza neanche doverci pensare, mettendomi le mani nei capelli e rigirandomeli tra le dita. Mi sono data a Pearce e lui mi ha presa e mi ha distrutta. Ha strappato ogni parte di me in un milione di pezzi e poi ha disintegrato anche quelli!
Ma questo ragazzo...
Blake.
Blake  diverso da Pearce, giusto?
Penso ai suoi occhi verdi, ai suoi capelli castani spettinati, alla sua sicurezza silenziosa. Alle sue mani calde, ai suoi passi sicuri, alla nostra connessione quando balliamo.
S, sono l'esatto opposto.
E allora perch hai paura?
Pensavo di poter aiutare Pearce e mi sono sbagliata. Ho sbagliato tutto con lui. E se stessi facendo lo stesso anche stavolta? E se mi abbandono a questi sentimenti e poi scopro di aver commesso un errore? Pearce mi ha quasi uccisa. Se non fosse arrivata Maddie e non avesse chiamato l'ambulanza, forse adesso sarei morta. Anzi, sarei morta senz'altro. Ho visto la mia cartella clinica. Se non fossi svenuta per il dolore e avessi continuato a tagliarmi, sarei morta. E se succede di nuovo?
Tu vuoi che succeda di nuovo? Vuoi tornare a quel giorno?
No rispondo in automatico, sincera. Assolutamente no. Per questo ho paura.
E pensi che Blake possa farti del male?
Non pensavo neanche che Pearce mi avrebbe fatto del male.
La dottoressa Hausen si appoggia allo schienale della sedia e accavalla le gambe. Non  quello che ti ho chiesto. Dimentica Pearce, lui non pu pi farti nulla, e lo sai. Ti ho chiesto se pensi che Blake possa farti del male.
No, penso di no.
In tal caso...
Quando alla fine la guardo, vedo che mi sta fissando con un'espressione severa.
A volte bisogna correre dei rischi. Qualunque cosa tu decida, le alternative sono soltanto due: o davvero ti sbagli, per impari a superare la difficolt; oppure finisce bene e potrai essere felice. In entrambi i casi la tua vita cambier. Cambier il tuo modo di pensare, e le decisioni che prenderai successivamente ne saranno condizionate. Ma non decideranno il tuo futuro. Il tuo passato non controlla il tuo futuro, Abbi. Anzi, il tuo passato non deve condizionare minimamente la tua vita, se tu non vuoi. Ora tu stai permettendo al tuo passato di decidere per te. Gli permetti di tenerti prigioniera. Non puoi paragonare una tigre a un leopardo: anche se la specie  la stessa, il loro aspetto e il loro atteggiamento sono diversi.
Quindi non dovrei paragonare Blake a Pearce solo perch sono due ragazzi.
Esatto. Ma non sto nemmeno dicendo che dovresti buttarti a capofitto in una relazione con Blake...
Sta dicendo che dovrei essere io a scegliere cosa provare e come comportarmi, non il mio passato.
Proprio cos.
E se non volessi provare niente per lui?
 una tua scelta. Ma pensaci bene prima di prendere una decisione. Dopotutto, non si sa mai quando pu capitare qualcosa di bello.

12. Blake.

Avrei dovuto baciarla.
Avrei dovuto rimetterla a terra, scostarle quella ciocca di capelli dal viso e baciarla. Cacchio.
 che qualcosa mi ha fermato. Qualcosa nei suoi occhi - diffidenza, esitazione - mi ha colpito e mi ha costretto a fermarmi.
Nella sua depressione c' pi di quanto mi ha detto. Non serve un genio per capirlo: si nasconde, tiene una parte di s sepolta sotto il peso della tristezza.
Proprio come Tori.
Ma  davvero cos? Davvero  come lei? Nessuno le credeva, io ero l'unico ad ascoltarla, a credere che non stava bene. Mia madre pensava fosse solo un bisogno adolescenziale di attenzione; secondo pap le sarebbe passata in fretta, erano solo gli ormoni. D'altronde, le sedicenni non fanno un dramma per tutto? Per i miei genitori, s. Ma non per me. Ero l'unico che entrava di soppiatto nella sua stanza la notte quando piangeva, e la stringevo pi forte che potevo al mio corpo di dodicenne. Ero io che uscivo di l con la maglietta umida e sporca di mascara.
Neanche Kiera, che aveva solo un anno in meno, le ha mai creduto. Lei credeva alla mamma, credeva che Tori avesse il gene della tragedia. Allie, Laura e Jase erano troppo piccoli per capire o anche per accorgersene.
Nemmeno io per sono mai riuscito a capirla del tutto. Non ho mai compreso la profondit del suo dolore, quanto la colpissero i rifiuti dei nostri genitori, quanto la ferissero le offese dei bulli che la tormentavano. Ogni offesa feriva il suo spirito pi di quanto le lame le ferissero la pelle.
Nemmeno adesso la capisco. Non capisco perch non abbia mai detto nulla, n a me, n a nessun altro. Ed  un pensiero insopportabile.  insopportabile che abbia sofferto in solitudine e che sia morta allo stesso modo.  insopportabile l'idea di essere arrivato troppo tardi.
Sempre, cazzo, sempre un passo indietro. Sempre un minuto in ritardo. Sempre un sogno avanti.
Non voglio che sia cos anche con Abbi. Sono determinato a non restare dietro di lei, ma nemmeno davanti. La conosco solo da tre settimane e ho ancora fresca nella memoria la prima volta che l'ho vista. Voglio starle accanto, passo dopo passo.
All'unisono con lei. A lezione. Sul palcoscenico. Per strada. Nei passi di danza e nei passi di tutti i giorni. Se piange, voglio tenerla stretta. Se prova a scappare, voglio inseguirla e riprenderla. Se cerca di mollare, voglio convincerla a resistere.


A volte ho l'impressione che l'unica cosa che faccio a parte andare al lavoro  stare con te la stuzzico, aprendo la porta.
Sei tu che continui a chiamarmi replica lei, entrando nel mio appartamento e guardandosi intorno. Il mio progetto era una serata Ghost in pigiama, poi tu hai detto che avresti cucinato e non ho potuto resistere. Dai miei stasera si mangia cinese, e io non sono una da cinese.
Davvero? Chiudo la porta. Come fa a non piacerti?
Scrolla le spalle. Non mi piace e basta. Quindi non  stata una scelta difficile: cibo da asporto untissimo da una parte, specialit fatte in casa dall'altra. Almeno spero di aver fatto la scelta giusta.
Le sorrido. Sono un cuoco, quindi mi piacerebbe credere di s.
Veramente? E pensare che io so a malapena preparare un toast.
Meglio che cucini io, allora. Non possiamo certo montare una coreografia con lo stomaco pieno di pane bruciacchiato, no?
Ehi. Mi guarda seria. Okay, punto per te.
Siediti... Be', siediti dove vuoi. Puoi accomodarti in salotto e urlare, o stare in cucina e parlarmi.
Meglio parlare dice lei, scegliendo una sedia attorno al tavolo.
Le sorrido e prendo un coltello dal ceppo sul bancone, poi metto il pollo e le patate in una casseruola.
Cosa stai preparando?
Insalata di pollo con verdure estive.
Non  ancora estate.  un po' lenta ad arrivare quest'anno.
 abbastanza vicina, per. E comunque, quando assaggerai questo, non ci penserai pi.
Sbruffone mi prende in giro Abbi.
No, ho solo fiducia in me stesso ribatto, mentre schiaccio l'aglio. Me lo preparava la mia tata quand'ero piccolo, e un giorno l'ho obbligata a scrivermi la ricetta. Ero un bambino particolarmente fastidioso e le stavo sempre tra i piedi in cucina, cos lei accett a patto che la lasciassi in pace. Per non specific per quanto tempo dovevo lasciarla in pace, e cos il giorno dopo ero di nuovo l ad aiutarla.
Avevi una tata? Wow.
Non  poi un granch. Sinceramente, avrei preferito giocare a calcio con mio padre pi di una volta all'anno.
Dove vive la tua famiglia a Londra?
Chelsea. Metto il pollo nel forno, controllo la temperatura e mi appoggio al bancone. Mio padre  avvocato nello studio di famiglia e mia madre ha un marchio di scarpe. Hanno sempre lavorato entrambi come dei matti, cos non avevano altra scelta che assumere una tata. Il che significa che da bambini non ci mancava niente tranne i nostri genitori.
Non li vedevi mai? mi chiede Abbi, appoggiando i gomiti al tavolo.
Scuoto la testa. Non tanto. Soprattutto dopo che mio padre ha capito che non avevo intenzione di fare l'avvocato e di seguire le orme sue e di mio nonno. Quando ho scelto di fare lo chef si  decisamente incavolato. I suoi erano all'antica e penso che il nonno gli abbia inculcato l'idea che in cucina ci stanno le donne.
Abbi sbuffa incredula. Poi ti sei trasferito qui per ballare.
La danza  stata una specie di demolizione incontrollata. Ho cominciato a quattro anni. I miei genitori pensavano volessi solo imitare mia sorella maggiore e mi hanno lasciato fare. Inutile dire che non sono stati esattamente felicissimi quando a dodici anni ballavo ancora, mentre mio fratello di otto giocava a calcio.
E ti hanno aiutato a venire a New York?
Adesso sta a me sbuffare. No, per niente. Ho cominciato un periodo di apprendistato in un ristorante appena ho finito la scuola e ho risparmiato ogni centesimo. Mi sono pagato tutto da solo. Da quando sono arrivato ho sentito una volta mia madre e due volte mio fratello. Con mio padre e le mie sorelle non ho ancora parlato.
Wow. Non riesco neanche a immaginare come sarebbe non sentire i miei genitori per cos tanto tempo.
Scrollo le spalle e prendo una zucchina dal tagliere.  cos. In famiglia non siamo molto legati. Anzi, l'unico motivo per cui mia madre mi ha chiamato  che la prossima settimana viene in citt per affari.
Ottimo, no? Cos potrete stare un po' insieme.
Se uscire a cena la sera del suo arrivo  passare del tempo insieme... A quanto pare  l'unico momento libero della sua agenda. Quando le ho detto che avrei lezione, ci  pure rimasta male.
Abbi resta in silenzio mentre finisco di preparare la cena, ma sento il suo sguardo addosso.
Forse  vero quel proverbio... dice piano. I soldi non fanno la felicit.
Sar sincero, da bambino mi rendevano felice. Chi non vorrebbe vestiti alla moda e giocattoli sempre nuovi? Poi sono cresciuto e queste cose hanno smesso di interessarmi. Erano soltanto cose, appunto. Ho capito che con i soldi potevo comprare tutto ci di cui avevo bisogno, ma non ci che volevo, perch io volevo la felicit. E ci che pu darti la vera felicit non ha prezzo.
I suoi occhi indugiano nei miei per un attimo lunghissimo.
Senti... riprendo, rompendo il silenzio. Ci vorr un po' prima che sia pronto. Vuoi cominciare mentre io riordino?
Ti aiuto...
No, sei mia ospite. Faccio io.
Okay. Mi metto in salotto?
Divano comodo o sedia di legno. A te la scelta.
Il divano va benissimo. Sorride e va in salotto. Si ferma accanto alla libreria e sfiora con un dito una cornice. Che bella ragazza. Chi ?
Mia sorella Tori.
Avevo capito... perch gli altri non ci sono? Sospira. Scusa, che maleducata.
La guardo e le sorrido tristemente. Sul davanzale c' una foto di gruppo, ma ero pi legato a lei.
Eri? Abbi resta in silenzio per un attimo, poi capisce. Oh, ma ...
 morta tanti anni fa. Riappoggio il tagliere sul bancone e guardo fuori dalla finestra della cucina. Sento i passi di Abbi che si avvicinano; mi sfiora piano la schiena e appoggia la testa contro il mio braccio.
Mi dispiace, non avrei dovuto chiedertelo sussurra.
Non lo sapevi. Non ne parlo molto.  dura.
Capisco... credo. Maddie ci ha messo dei mesi prima di riuscire a parlare della morte di sua madre. Persino io ho avuto qualche difficolt. So che non  la stessa cosa, per... per quello che conta, penso che Tori sarebbe orgogliosa di te.
Non le dico quanto siano importanti per me le sue parole. Per farlo dovrei raccontarle tutto sulla mia famiglia e su mia sorella. E su quel giorno. Dovrei rivivere quel giorno.
Mi limito ad annuire, poi giro la testa e resto accanto a lei per qualche secondo. Abbi non si irrigidisce al mio tocco come le  successo molte volte senza accorgersene. Con il braccio disegna lentamente un cerchio sulla mia schiena. Poi fa un respiro profondo e va a sedersi sul divano, lontana da me.
Vorrei voltarmi. Vorrei voltarmi, prenderla tra le braccia e liberarmi del dolore del ricordo di mia sorella. Ma sarebbe troppo. Ricomincio a lavare i piatti, e la lascio a pensare ai passi della coreografia.
Tori, perch sanguini? Nostra madre era arrabbiata perch non era ancora scesa per cena, cos ero salito nella sua stanza a chiamarla. Vuoi un cerotto?
Mia sorella prese qualche fazzolettino dalla scatola sul comodino e tampon il taglio che aveva sul braccio. No, Blake. Io non...  stato un incidente. Indic i ritagli di giornale sparsi sul pavimento. Stavo facendo i compiti di arte, mi sono scivolate le forbici e mi sono tagliata.
Oh. E ti fa male? Cercai di dare un'occhiata, ma lei prese altri fazzolettini e si tir gi la manica.
No, no, non mi fa male per niente.
Bene. La mamma vuole che vieni a tavola.
Un attimo solo, okay? Sorrise.
Okay, Tori. Sorrisi anch'io e mi girai.
Ah, Blake?
S?
Non... ehm... non dire alla mamma che mi sono fatta male, va bene? Sai quanto sono sbadata. Si preoccuper soltanto, e poi mi obbligher a usare le forbici con le punte arrotondate di Laura.
D'accordo, non glielo dico. Anche la settimana scorsa, quando ti sei tagliata la gamba giocando a hockey, non gliel'ho detto. Ho fatto bene?
S replic Tori con voce triste. Come la settimana scorsa.

13. Abbi.

Non pensavo che sapessi guidare.
Lancio a Blake un'occhiata compiaciuta. Sembri scioccato.
Be', un po' s. Guarda fuori dal finestrino. E non ho ancora la minima idea di dove mi stai portando. O del perch ho accettato di seguirti.
Ti prometto che ne varr la pena.
Lasciami indovinare...  uno dei tuoi posti preferiti.
Sorrido, cambiando marcia. Come fai a saperlo?
Con la coda dell'occhio noto la sua espressione divertita.
Abbi, finora mi hai fatto vedere soltanto i tuoi posti preferiti risponde. Il parco, la Brooklyn Promenade, la gelateria di Holly... Lo sar anche questo.
E allora? Ho un sacco di posti preferiti. Scrollo le spalle. Sono sicura che ti piacer anche questo.
Fino a ora hai avuto ragione tu, mi sa che dovr fidarmi. Ma dovevamo proprio andare dopo aver provato?
Tu lavori quasi tutte le sere. Ed  un posto da vedere di sera.  pi magico.
Mi dici dove stiamo andando?
Okay, okay, sei peggio di un bambino. Rido. Stiamo andando a Coney Island.
Molto utile, Abbi. Davvero un'informazione molto utile borbotta lui. Dov' e cos' Coney Island?
Be',  una specie di isola.
Hai preso le pillole per l'intelligenza, oggi.
Ridacchio. Ripetilo.
Mi guarda serio. Cosa?
Pillole.
Mi fermo al semaforo e lo guardo. I suoi luminosi occhi verdi mi sorridono.
Perch?
Ripetilo e basta.
Pillole.
Ridacchio di nuovo.
 divertente?
Scrollo le spalle mentre riparto e svolto nel parcheggio.  il modo in cui lo dici... Sar l'accento. Molto alla Downton Abbey!
Un accento inglese mozzafiato, che mi fa ridere, che mi d un tuffo al cuore.
Dovrei esserne lusingato?
Non lo sei?
Non ne sono sicuro. Scendiamo dalla macchina. Sentiamo subito la brezza marina che sale dalla spiaggia, e mi chiudo la felpa anche se ormai  giugno e la primavera sta finalmente cedendo il posto all'estate.
Se a Brooklyn sono costantemente circondata da immagini del passato, Coney Island  uno dei pochi posti che non sono macchiati dal ricordo di Pearce. Qui sono completamente libera da qualunque cosa abbia a che fare con lui. Posso essere soltanto io, Abbi. La ragazza che voglio essere. Credo sia per questo che ho portato qui Blake. Forse, inconsciamente, ho voluto mostrargli un luogo che non ha alcun legame con Pearce e capire come reagir emotivamente. Perch qualcosa sento.
Sento le farfalle nello stomaco quando mi guarda, e dei piccoli brividi in tutto il corpo quando mi sfiora. Ogni volta che ride devo arginare l'istinto di ridere con lui. Ma le mie emozioni sono cos confuse. Cos fragili. Cos volatili. E non so se lui, o chiunque altro, sia in grado di affrontare l'ottovolante della mia battaglia contro la depressione.
Dove mi stai portando? La domanda di Blake mi distoglie dai miei pensieri, che si stanno facendo rapidamente cupi, e mi concentro sull'attraversare la strada in direzione del luna park. Guardo verso la ruota panoramica.
Mi stai dicendo che non vedi la ruota? gli chiedo incredula.
Certo che la vedo.  gigantesca.
Be', stiamo andando l.
Mi hai portato a una fiera?
Una specie.  pi un luna park. E poi in spiaggia si fanno bellissime passeggiate rilassanti. A volte ho bisogno di una pausa anche dal ballo.
Blake annuisce lentamente. Quindi mi stai dicendo che avevi voglia di fare una passeggiata sulla spiaggia e mi hai trascinato con te?
Pi o meno.
Come fai a sapere che non avevo altri programmi?
Hai accettato subito di venire. Mi interrompo e infilo le mani nelle tasche della felpa. E poi a Brooklyn conosci solo me.
Entriamo a Deno's Park e Blake mi d un colpetto con il gomito. Zitta. Andiamo sulla ruota oppure no?
Avresti potuto avvertirmi che questo affare non stava fermo grugnisce Blake, tremando.
 una ruota ribatto con una risata. Perch dovrebbe stare ferma?
Intendo le cabine, Abbi! Sono quasi volato gi!
Che fifone! esclamo, per provocarlo. Io sono una ragazza e non mi sembra di farne una tragedia!
Scommetto che ci sei venuta migliaia di volte. In Inghilterra le cabine sono immobili, com' giusto che sia.
Mi giro e gli sorrido nella luce del tramonto. Lui si passa una mano tra i capelli gi spettinati, scompigliandoli ancora di pi, e mi lancia un sorriso storto.
Se continui a lamentarti, scappo in macchina e ti lascio qui.
Alza le sopracciglia. Pensi che non riuscirei a prenderti?
Scrollo le spalle e torno tra la folla. Provaci.
Sento salire una risatina nel petto, e mi metto una mano davanti alla bocca perch non mi sfugga. Mi guardo alle spalle ma non lo vedo da nessuna parte, cos baro un po' ed esco dal luna park verso la passerella di legno sul lungomare. I miei passi sono a malapena distinguibili da quelli vicino a me; i bambini si rincorrono su e gi tra grida e risate, girano intorno ai loro genitori. Mi faccio di lato per evitare due ragazzini che urlano mentre il padre finge di essere un mostro, e per un attimo mi torna in mente il pap di Maddie che faceva la stessa cosa con noi. Per sfuggirgli correvamo sulla spiaggia, e finivamo a rotolarci nella sabbia.
Per una volta un ricordo felice... Un ricordo che rester con me per sempre.
Te l'avevo detto che ti avrei presa.
Sobbalzo e lancio un urlo, mettendomi una mano sul petto. La presa di Blake  calda sul mio braccio, anche attraverso la stoffa della felpa.
Scemo! esclamo, dandogli un colpetto sul braccio. Non ci credo che hai fatto una cosa del genere.
Cosa? Spaventarti o prenderti? Ride, e mi sfida con lo sguardo.
Tutte e due le cose replico, mettendomi le mani sui fianchi.
Il suo sorriso si fa sempre pi grande, un sorriso quasi da ragazzino insolente. Non avresti dovuto provare a scappare, Abbi.
E perch?
Fa un passo in avanti, quasi mi tocca. Faccio un respiro profondo, lo sguardo sempre fisso su di lui. Sono prigioniera dei suoi occhi verdi, attraversati da scintille contraddittorie: un po'  serio e un po' mi prende in giro.
Perch non puoi scappare da qualcuno che ti vuole a tutti i costi.
Chiudo gli occhi per un attimo, e il cielo serale sembra lasciare il posto a quello notturno. Potrei giurare che non era buio cinque minuti fa, ma forse mi sbaglio. Forse ho tenuto gli occhi fissi in quelli di Blake pi di quanto pensassi.
Allora lo zucchero filato del luna park far meglio ad aver paura sussurro.
Non solo lo zucchero filato...
Ho una stretta al petto, un misto di timore e apprensione che quasi mi impedisce di respirare. Poi si fa strada la sensazione che qualcosa di bello stia per succedere e spazza via tutto il resto; la avverto ovunque, fino alle punte dei piedi. Le mie labbra si schiudono come se fossero dotate di volont propria, ho la bocca e la gola secche.
Blake guarda le mie labbra e vedo la sua indecisione, il rapido movimento della sua bocca.
Fallo. Non farlo. Fallo. Non farlo. Fallo. Non farlo.
 una battaglia che si combatte tutta dentro di me, tra i miei sentimenti contrastanti: voglio interrompere questo momento ma voglio anche che continui; voglio scappare e voglio restare. Restare qui, con il suo corpo cos vicino al mio e i suoi occhi che scavano dentro di me. Non avrei mai pensato che glielo avrei permesso.
Lentamente, Blake allunga una mano e mi sposta una ciocca ribelle dietro l'orecchio. Dai, andiamo a spaventare lo zucchero filato.
Fa un passo indietro e si gira verso il luna park prima che possa rispondere. Lo fisso per qualche istante e mi calmo, e in me fa capolino una punta di delusione.
Ne sono contenta. Ne sono contenta perch mi dice ci che volevo sapere. Mi dice che per Blake provo qualcosa che va oltre la semplice attrazione fisica. Mi dice che sta lentamente distruggendo le pareti che ho costruito con tanta attenzione. E mi ricorda com' sentire qualcosa di diverso dal dolore, dal senso di colpa, dal disgusto per me stessa.
Infilo rapidamente le dita sotto la felpa e le tengo premute sul polso per un secondo. Il battito  rapido, forte.
Per la prima volta da pi di un anno, non mi sento semplicemente viva. Sento che sto vivendo.
Corro dietro a Blake, come se stesse fuggendo da me. Ha in mano dello zucchero filato e me lo d.
Grazie. E tu?
Ammetto che non mi piace un granch. Attraversiamo la passerella in direzione della spiaggia. Lo guardo e intanto stacco pezzetti di zucchero filato, li metto in bocca e li lascio sciogliere sulla lingua.
Sei contenta? mi chiede a bassa voce.
Moltissimo. E mi piace un sacco come parli.
Ti piace o lo trovi divertente?
Tutte e due le cose, ma in senso buono.
Allora non ti d fastidio se faccio cos. Allunga una mano e prende una manciata di zucchero filato e se lo ficca in bocca con un sorriso.
Ehi! Avevi detto che non ti piace!
Ho detto che non mi piace un granch. Si avvicina e me ne ruba un altro po'. Gli do uno schiaffetto e lui prova a schivarlo, cos la mia mano resta sopra il suo gomito.
Stringo le dita intorno al suo bicipite teso, e invece di spostare subito la mano, premo pi forte. Lui si avvicina di un passo, ci sfioriamo, resto in attesa di sentire la mia schiena che si irrigidisce, la paura. Ma non succede nulla. Provo solo la serenit di essere cos vicina a lui.
Prendo lo zucchero filato nell'altra mano e lancio a Blake un'occhiata di fuoco quando lui ne prende di nuovo.
Per essere uno a cui non piace, ci dai dentro.
Devo averne voglia. E stasera mi sa che ne ho proprio voglia.
Alzo gli occhi al cielo, ma il sorriso sulle labbra mi tradisce. Quando ne prende un altro pezzetto sono pronta a urlare. Ma lo mette nella mia bocca, non nella sua. Tiro fuori la lingua e si scioglie subito.
Andiamo verso la sabbia e Blake guarda il mare. Sento la brezza tra i capelli e sospiro piano. Stringo il braccio al suo e lui mi avvicina ancora di pi a s. Prendo un altro po' di zucchero filato e mi chiedo che cosa sia davvero cambiato in queste ultime tre settimane.
Anche se non avrei bisogno di chiedermelo. No davvero.
 successa una cosa molto semplice, quasi banale, ma per me importantissima. Pensavo che non sarebbe accaduta mai pi. Se me l'avessero detto tre settimane fa non ci avrei creduto, sarei scoppiata a ridere.
Ho ritrovato la fiducia.
Dal profondo di me stessa sento salire una voce, e mi sussurra che mi fido di Blake.
Con tutto il cuore.
Fisso il soffitto con sguardo inespressivo.  di un bianco cos pulito. Cos asettico. Mi ricorda il candore della mia stanza al St. Morris, lo stesso che ho cercato duramente di lasciarmi alle spalle quando sono tornata a casa.
Le mie dita scattano e apro e chiudo gli occhi ritmicamente. Sono le uniche parti del mio corpo che si muovono, il resto no. Pian piano mi ricordo perch odio cos tanto il bianco.
Il bianco  una tela intonsa su cui si pu disegnare o proiettare qualunque cosa, e dunque dove si pu vedere qualunque cosa. Come un teatro delle ombre o una folle opera d'arte.
O un ricordo.
Sulla superficie bianca che hai di fronte si possono proiettare i ricordi. Invece di restare chiusi dove dovrebbero stare, si liberano, e diventano un film che si svolge solo per te.
Tengo le mani appoggiate sulla pancia, con le dita incrociate, in tensione. Mi bruciano gli occhi e mi fa male la testa per i ricordi che escono da ogni angolo pi profondo della mia mente. Sto affondando, cado sempre pi indietro nel passato, schiacciata dal suo peso soffocante.
E tutto si ferma.
Non sento pi il battito del cuore. Non sento il petto che si alza e si abbassa freneticamente, in cerca d'aria. Non sento pi le gambe, nonostante faccia il possibile per muoverle; le braccia sembrano di piombo. Sono paralizzata, bloccata con una persona che amavo e di cui mi fidavo. Con la persona che mi ha tradito e che ha commesso su di me i peggiori soprusi. Con la persona che mi ha tolto, giorno dopo giorno, la voglia di vivere.
 come se fossi tornata l.  come il giorno in cui  successo tutto.
Tremo come allora, sono spaventata come allora. Mi faccio piccola sotto lo sguardo gelido di quegli occhi verdeazzurri, sento il pulsare della caviglia quando sono caduta all'indietro. Sento la mia voce che lo implora di fermarsi, di calmarsi, di ragionare. Sento il mio pianto sopra la sua voce piatta, e per questo ancora pi minacciosa.
E, peggio di tutto, sento la sua pelle contro la mia. Sento le sue dita stringersi mentre mi prende per i polsi e mi blocca al letto, il suo corpo pesante che mi schiaccia al materasso, il suo pollice affondato nella mascella per tenermi la faccia all'altezza della sua.
Sento il suo sussurro roco che mi minaccia e la puzza di birra e vodka del suo alito.
Sento e vedo tutto.
Tutto.
Con la stessa chiarezza di quando  successo. Si sta svolgendo di fronte a me, intorno a me, su di me.  reale.
Anche se so che non  cos. Una parte minuscola della mia mente mi grida che non  vero, che non sta accadendo davvero, che  tutto nella mia testa, ma la logica non pu sconfiggere la paura. Non riesco a liberarmi dalla stretta che Pearce esercita ancora su di me.
Non riesco a sbarazzarmi del dolore, n della sensazione di essere sporca. Non riesco a fermare i singhiozzi che mi squassano il corpo e le lacrime che scendono inarrestabili. E le urla. Non riesco a smettere di gridargli di smetterla. Lo desidero pi di ogni altra cosa. Voglio solo che la smetta. Ne ho bisogno. Ma non ce la faccio, perch ho perso il controllo.
Posso soltanto aspettare che passi. Posso soltanto restare sdraiata qui a guardare i miei ricordi che si dipanano nella mia mente e sul soffitto. Non posso combatterlo, non posso concentrarmi su nient'altro.  l'ultimo ricordo che ho di lui. Il peggiore. Quello che ha distrutto anche i resti della mia anima. Che mi ha spinto gi dal precipizio.
E poi si ferma.
E scompare. Il tocco delle sue mani, la puzza di alcol, l'oscurit che mi costringeva a tenere gli occhi chiusi,  tutto scomparso.
E al suo posto c' il caldo abbraccio di mia madre, che mi culla dolcemente e mi sussurra nell'orecchio con la voce rotta dal pianto che andr tutto bene.

14. Blake.

Se le emozioni si potessero vedere, il volto di Abbi sarebbe come il cielo subito prima di una tempesta. Le emozioni sarebbero le nuvole quando sono ancora indecise, e non sanno se scaricarsi oppure no. La sua frustrazione ogni volta che sbaglia  come un fulmine: rapido e inesorabile. La sua determinazione  un tuono che ruggisce a intervalli regolari.
La tempesta  nei suoi occhi. Nei suoi occhi vedo nuvole minacciose cariche di pioggia, come lacrime trattenute. Le ombre sono pi scure del solito e si fanno sempre pi cupe, stanno per prendere il controllo.
Fa una pirouette fuori tempo e picchia le mani sulla sbarra. La stringe, si china in avanti e abbassa la testa, con il mento che le sfiora il petto. Sembra inerme, con la schiena che si alza e si abbassa a ogni respiro che fa per calmarsi.
Lo riconosco. Riconosco tutto.
Questo  uno dei suoi giorni no, uno di quelli in cui la depressione l'afferra e non la lascia andare. Non la lascia respirare e non le permette nemmeno di pensare a se stessa.
Ho visto Tori comportarsi allo stesso modo: i passi e i salti incerti, i giri precari, la rabbia contro qualcosa che dovresti sapere eseguire alla perfezione ma non riesci a controllare. E poi la tenevo stretta quando scoppiava a piangere.
Non permetter che Abbi pianga. Non posso farlo.
Attraverso la sala vuota, i nostri compagni se ne sono andati da un pezzo, e mi fermo dietro di lei. Continua a stringere fortissimo la sbarra, tanto che devo staccarle le dita una a una. Sussulta come se il mio tocco la bruciasse e faccio un respiro profondo: devo ricordarmi che non  qui. Qualunque cosa abbia preso il controllo in questo momento, non  lei.
La depressione  assurda, pu trasformare la persona pi stabile e razionale del mondo in un essere disperato che piange e trema.
Abbi tiene la testa bassa e gli occhi fissi sul pavimento. La accompagno in silenzio al centro della sala, l'unico suono  quello delle nostre scarpe che sfregano sul legno. Mi metto accanto a lei, le circondo la schiena con un braccio e con l'altra mano le prendo il mento. Le sollevo lentamente il viso ma i suoi occhi guardano altrove. Sposto la mano e gliela appoggio sulla pancia.
Passano i secondi, lei si mette incerta sulle punte e le do un minuto per riprendere l'equilibrio prima di girarle intorno. I miei occhi non la lasciano mai, seguono il profilo del suo viso, dalle sopracciglia aggrottate alle labbra tristi. La faccio ruotare e sento il suo respiro.
Scende dalle punte e mi spinge via. Scioglie lo chignon, libera i capelli e corre verso la sbarra; fa un passo indietro per chinarsi meglio in avanti.
Abbi...
Scuote la testa. Il suo silenzio  peggio di qualunque parola. Poi si volta verso di me, i capelli le ricadono sul viso, e i suoi occhi si riempiono delle lacrime che ha trattenuto finora. Le tremano le labbra, non ho mai visto nessuno cos vulnerabile.
Non ce la faccio dice cos piano che a malapena riesco a sentirla. Non funziona. Oggi non ce la faccio a ballare. Sono un disastro.
Scuote ancora la testa.  come se le poche frasi che ha appena detto fossero l'unica cosa che pu fare.  come se non riuscisse pi a combattere.  come se volesse mollare.
Si sfrega la faccia, si passa i pollici sugli occhi. Vorrei dire qualcosa - qualunque cosa - ma non trovo le parole. Non penso nemmeno di conoscere le parole. Si siede per terra, appoggia la fronte alle ginocchia e intreccia le dita. Allunga le braccia e le maniche salgono, esponendo la sua pelle nuda.
Il mio cuore si ferma.
Se fossimo stati altrove, non me ne sarei nemmeno accorto. Se fosse stato un altro giorno, non avrei nemmeno guardato.
Le luci forti della sala fanno risaltare le sottili linee bianche a zig-zag sui suoi polsi. Segni che dicono pi di mille parole, gridano pi forte di ogni singhiozzo e contengono pi dolore di qualunque ferita. Non riesco a distogliere lo sguardo. Anche se tutto mi riporta nella stanza di mia sorella.
Tori aveva gli stessi segni sulle braccia, alcuni bianchi, altri rosa, altri ancora rossi. I graffi, i lividi, i tagli accidentali... nell'attimo in cui vidi le sue braccia tutto acquist un senso. Ma era troppo tardi.
Scaccio il ricordo. Abbi mi sta guardando con gli occhi spalancati. Capisce che ho visto le cicatrici e si alza alla velocit della luce coprendosi subito le braccia. I suoi passi fanno vibrare il pavimento mentre si affretta verso la borsa.
No. Questa volta no.
Corro da lei e mi finisce addosso, ma io la prendo per le spalle per impedirle di andarsene. Piange e mi respinge, volta le spalle e si dimena nel tentativo di allontanarsi. Siamo bloccati in un limbo finch uno dei due non moller.
Io non sar certo il primo. Non la lascer andare.
Non  pi solo l'interesse per lei, la preoccupazione.  un bisogno. Ho bisogno di sapere che cosa l'ha spinta a farsi del male.
Ho bisogno di sapere che cosa le  successo di tanto brutto da indurla a rovinare la sua pelle meravigliosa.
Lasciami andare mi prega. Per favore, Blake.
No. Finch non mi parli, no.
Cerca di scacciarmi con pi forza. Non c' niente di cui parlare!
Stronzate, e lo sai.
Non importa. Non importa pi. Non  pi importante.
 importante per me.
Smette di dimenarsi. Alza la testa di scatto e mi fissa negli occhi. Be', ti sbagli. Per me no.
Allora perch le nascondi?
Perch le odio! Alla fine si libera della mia stretta e si gira, fa qualche passo e si ferma. Odio ci che rappresentano. Ci che significano e che mi ricordano. Le detesto.
Ha la voce rotta e le sue spalle si alzano e si abbassano a ogni respiro. In piedi al centro di questa enorme sala, sembra minuscola. E con le spalle che cadono in avanti, la testa che pende e le braccia intorno al corpo, sembra davvero disperata.
E disperato  anche il mio cuore.
Tra noi  sceso il silenzio, aspetto che sia lei a dire qualcosa. Qualunque cosa. Anche se mi dicesse di levarmi dalle palle, lo far, bench non sia ci che voglio.
Mi ricordano come andavano le cose sussurra a voce bassissima, nonostante sembri echeggiare tra le pareti. Sono tutto ci che era la mia vita e tutto ci che non voglio pi essere. Sono orribili. Non posso credere di aver pensato che fossero belle. Mi segnano la pelle nel modo peggiore, e me ne vergogno. Se avessi saputo che sarei stata loro prigioniera per il resto della mia vita, non me le sarei mai fatte o avrei fatto dei tagli pi profondi. Quando finisce la frase quasi le manca la voce.
Mi si annoda lo stomaco. Non dirlo mai pi.
 vero.
Mi appoggio alla sua schiena tremante, la stringo e poso la guancia sulla sua testa. La prendo per un braccio e le tiro su la manica fino al gomito. Lei fa un respiro profondo e socchiude gli occhi quando le sfioro il polso con il pollice.
Le cicatrici salgono lungo il braccio, si incrociano e scompaiono sotto il body. Riesco a malapena a credere ai miei occhi: sono tutte perfettamente guarite, alcune sono quasi impercettibili, ormai. Ma so che quando guardiamo le sue braccia vediamo cose diverse.
Quante sono? sussurro. Quante?
Non lo so. Centinaia. Sono dappertutto. Dappertutto.
E mi chiedo come ho fatto a non accorgermene. Si copre sempre da capo a piedi. Le altre ragazze non indossano mai la calzamaglia e hanno sempre body a maniche corte, mentre Abbi si cela sotto calze opache o leggings e body a maniche lunghe. Anche quando non siamo in classe si nasconde.
Le accarezzo il braccio con un dito. Perch? Perch l'hai fatto?
Per non sentire pi il dolore. Sospira, passandosi il pollice sulla pelle. Anche se faceva male, poi il dolore svaniva.
Non capisco.
Lei fa un sorriso triste, le lacrime le scorrono lungo le guance. Non devi capire. Anzi,  meglio se non capisci. Si tira gi la manica e si allontana.
E se invece volessi?
Mi guarda con occhi stanchi. Allora resterai deluso, perch non te lo dir mai. Non a te.
Perch? ribatto, serio.
Perch... dice nel tono pi dolce che le abbia mai sentito usare. Sei troppo perfetto per dover sopportare i disastri della mia vita imperfetta. Sei troppo perfetto per sapere che cosa mi perseguita. Non me lo perdonerei mai se ti distruggessi come mi sono distrutta io.
Tu non sei distrutta e io sono tutt'altro che perfetto. Le prendo il volto tra le mani, accarezzandole una guancia, e la costringo a guardarmi. Le asciugo una lacrima, ma ne scende subito un'altra. E un'altra. E un'altra ancora. Non sono assolutamente perfetto, e anche se lo fossi vorrei comunque sapere tutto di te. Vorrei continuare a guardarti negli occhi e accendere quella scintilla in te. Forse  vero, sei imperfetta, ma non esiste nulla di pi perfetto dell'imperfezione. Se la cercassi sul serio, sarei costretto a inseguire per tutta la vita qualcosa che non esiste.
Abbi trema, tiene gli occhi chiusi.
Tutto ci che consideri un difetto - le cicatrici, i tuoi demoni, il buio -  anche ci che ti rende cos bella. L'unico tuo vero difetto  che non te ne accorgi. Ma io s. Io lo vedo ogni volta che ti guardo e non smetter di romperti le palle finch non ti osserverai allo specchio e lo capirai da sola.
Lei un po' sorride e un po' singhiozza, e le sue gambe cedono. Le tengo la nuca con una mano mentre scivoliamo sul pavimento. Mi stringe il body, il viso premuto contro il mio petto, e io tengo stretto il suo corpo tremante come non ho mai tenuto stretto nessun altro.
Mi giro e mi rigiro la bottiglia di birra tra le mani. Il volto di Tori mi fissa dalla libreria con i suoi occhi verdi illuminati dalla luce del sole e i capelli scuri che le incorniciano le guance. Ha un sorriso enorme e genuino. E anche raro: poteva passare con la rapidit di una stella cadente. A volte avevo paura che se avessi battuto le palpebre troppo lentamente non me ne sarei nemmeno accorto.
Ora sorride per sempre.  l'immagine della ragazza che viveva sepolta dentro di lei, e che combatteva una guerra di cui solo lei conosceva il significato.
Sono passati quasi dieci anni dalla sua morte e giorno dopo giorno quella foto ha perso sempre pi luce, il calore l'ha quasi abbandonata. Un processo che si  fatto sempre pi rapido da quando ho lasciato Londra e sono arrivato qui a Brooklyn.
Voglio bene a Tori, ma una parte di me ce l'ha con lei. Una parte di me la odia per avermi lasciato solo a fare questa cosa che avremmo dovuto fare insieme. Una parte di me non riesce a perdonarla per le scelte che ha fatto, e non so se riuscir mai a dimenticare completamente. Soffro ancora come il giorno in cui mi hanno detto che era morta. Non passer mai.
Sento suonare il telefono in cucina, ma non mi alzo a rispondere. Suona, suona e suona. Poi si ferma. E ricomincia. Lascio scattare la segreteria, sempre con la birra tra le mani. Quando squilla per la terza volta, stringo i denti. Solo una persona mi chiamerebbe con questa insistenza.
Mia madre.
Entro in cucina a grandi passi e prendo in mano il telefono, che trilla e vibra allo stesso tempo. Mamma.
Perch ci hai messo cos tanto?
Anch'io sono felice di sentirti replico sarcastico, appoggiando la bottiglia accanto al lavello.
Non essere maleducato, Blake mi sgrida. Ti ho chiamato per organizzare la nostra cena di gioved.
Non potevi aspettare domani?  mezzanotte.
Qui no. Comunque sei sveglio.
Okay.
Hai trovato un ristorante? Non dove lavori, per. Sai che sono esigente sui frutti di mare.
Come su qualsiasi altra cosa che ti riguardi.
In realt, pensavo di cucinare io rispondo.
Avevo capito che dovessi andare a lezione di danza.
S, ma non vuol dire che non possa cucinare, mamma.
Sarebbe pi semplice se uscissimo.
Avr anche un'altra ospite. Una persona che vorrebbe conoscerti. Sempre che sia d'accordo.
Oh... La sua voce sale di un'ottava, ma finalmente ho conquistato la sua attenzione. Una ragazza?
S.
La mamma resta in silenzio e riflette. Lo fa con ogni minimo particolare della sua vita. Cenare in un bel ristorante o lasciare che tuo figlio cucini per te e ti presenti una persona importante per lui? Non dovrebbe essere una scelta difficile per una madre. Dovrebbe scegliere la seconda opzione senza pensarci, ma non mi aspetto che lo faccia. Mi aspetto che insista per uscire.
Okay accetta, seppur riluttante. Chiamami appena sei a casa. Verr quando sei pronto. Immagino che per una sera la tua cucina non mi uccider.
Grazie, mamma.
Figurati. Adesso vai a letto. Ci vediamo gioved. Ciao, Blake. Riattacca prima che possa rispondere. Scocco un'occhiata al telefono e lo lancio via, chiedendomi se non ho preso una decisione davvero, davvero pessima.

15. Abbi.

La dottoressa Hausen mi fissa, in attesa, lo sguardo sereno dietro gli occhiali. Ha i capelli raccolti come al solito, ma diversamente dal solito oggi indossa un maglione e un paio di jeans. Non vedo la sua cartellina da nessuna parte, e stringe tra le mani una tazza di caff fumante.
Almeno non ha la penna.
Oggi non  una delle nostre sedute abituali. Avrebbe dovuto tenere una terapia di gruppo qui al St. Morris per tutta la giornata, e invece  con me. Ha deciso di sottrarre un'ora del suo tempo con gli altri per aiutarmi a risolvere la confusione che ho in testa.
Dimmi di pi chiede. Nella telefonata non sei stata molto chiara.
Faccio un respiro profondo e mi tiro su le maniche. Appoggio le mani sulle gambe con i palmi rivolti verso l'alto, perch possa vedere bene le cicatrici. Non sarebbe necessario, sa esattamente che cosa sono e che aspetto hanno, ma le parole mi sono rimaste in gola. L'unico modo che ho per parlare  mostrarle tutto.
Dimmi ripete. Qui non devi nasconderti, Abbi, lo sai. Qui sei al sicuro. Scava dentro di te e trova il modo per raccontarmi ogni cosa.
Blake... deglutisco. Le ha viste.
Come?
Le parole che solo pochi secondi prima erano bloccate escono all'improvviso. Le racconto del flashback, di quanto fosse reale il ricordo della notte in cui Pearce mi ha quasi violentata, e le parlo di come mi sono sentita. Le dico che sapevo che sarei dovuta restare a letto, invece sono andata a lezione e ho quasi rovinato tutto. E poi le spiego che nulla per me ha pi senso, perch Blake non avrebbe dovuto reagire cos.
E come avrebbe dovuto reagire? interviene lei. Qual  il modo giusto per reagire alle tue cicatrici?
Avrebbe dovuto prendere la sua roba e andarsene. Avrebbe dovuto essere inorridito, non gli sarebbe nemmeno dovuto venire in mente di tornare da me.
E invece?
Guardo il pavimento, seguo con gli occhi il disegno a quadrati del tappeto sotto di noi. Mi ha tenuta stretta. Mi ha tenuta stretta e non mi ha lasciata andare. Anche quando l'ho spinto via, lui ha continuato a stringermi. Ho pianto sul suo petto e non mi ha promesso che tutto si sarebbe sistemato. Non mi ha fatto promesse impossibili da mantenere.
Che cosa ha detto?
Ha solo promesso di starmi accanto. Tutto qua. Era un sacco di tempo che non piangevo cos tanto. Mi ha giurato che sarebbe stato con me finch non avesse smesso di fare male. Ma  impossibile, perch non smetter mai di fare male.
E tu come lo sai?
Lo so e basta. So che Blake non potr esserci sempre, anche se una parte di me vorrebbe crederci. La guardo.  sciocco? Nelle ultime settimane ho fatto di tutto per non credergli, e ora all'improvviso gli credo. A me sembra sciocco.
L'ultima volta mi hai detto che ti fidi di lui fino a un certo punto. Hai mai pensato che forse questi tuoi nuovi sentimenti dipendono dal fatto che stai cominciando a fidarti di te e della tua capacit di prendere delle decisioni? In fin dei conti, se ti fidi di lui non c' motivo di non credergli, e se gli credi non c' motivo di non volerlo.
Mi mordicchio il labbro per un secondo e mi mangio una pellicina. Mi sembra sensato.
Descrivimi come ti sei sentita quando Blake ha visto le cicatrici. In quel momento hai capito che non era pi un segreto.
Paura. Terrore. Il panico di dover spiegare. Che lui venisse a conoscenza di tutto quanto, che capisse che la mia depressione  molto pi profonda delle cicatrici. La paura che sapesse tutto ci che mi ha fatto Pearce, degli abusi e delle violenze, e che se ne andasse. Ero spaventata all'idea che lasciasse la scuola e io rischiassi di perdere l'unica persona di cui mi fido a parte Maddie. E poi c'era - e c' ancora - la paura per me.
 il mio timore pi grande: che possa spezzarmi il cuore se dovesse sparire.
 per questo che non pu sapere riprendo.  egoista e immaturo, ma ogni volta che lo vedo  come se una piccola parte di me si perdesse in lui.  come se tenesse il mio cuore tra le sue mani e ogni volta che balliamo, ridiamo, giochiamo mi tirasse un po' pi vicino a s. Ma niente mi spaventa di pi del pensiero che potrebbe portarmi via il cuore e non restituirmelo pi.
Non  scappato alla vista delle cicatrici. Sono la rappresentazione fisica della tua depressione, il modo in cui i tuoi sentimenti si sono manifestati, e non  scappato. Perch pensi che ti avrebbe lasciata l se avesse saputo che cosa hai sofferto?
Guardo la finestra aperta, sento entrare delle risate. Sono tutti in cortile in attesa che la dottoressa Hausen finisca con me, e per un attimo vorrei uscire e unirmi a loro. Vorrei chiudere fuori il mondo e rientrare nella routine che ha strutturato la mia vita per un anno. Questo  un posto sicuro, e non sono obbligata a provare niente per nessuno.
Abbi?
Pearce c' andato vicinissimo. Se Jake non fosse arrivato mentre stava per strapparmi i pantaloni, ci sarebbe riuscito. Ma questo non significa che non mi senta sporca o che non mi vergogni. Mi sento sporca per quello e per ci che  successo dopo. Mi sento macchiata per sempre. Se Blake sapesse... Mi interrompo e scuoto la testa.
Se Blake sapesse?
Sa una cosa? Non importa. Blake non lo scoprir. Nessuno lo scoprir.
La dottoressa Hausen appoggia la tazza di caff sul tavolo, si china in avanti e si toglie gli occhiali. Non potrai tenere segrete queste cose all'infinito, anche se le hai seppellite in profondit.
Ma posso provarci. Posso sempre provarci.
La pioggia  confortante. Batte ritmicamente sulla finestra, rompendo il silenzio pesante che c' nella mia stanza. Le gocce si rincorrono lungo il vetro.  fondamentale l'effetto calmante che questo ha su di me.
Gli ultimi giorni sono stati una catena infinita di emozioni. I flashback sono stati cos intensi che mi sono ritrovata a controllare nello specchio di non avere altre ferite sul corpo. Che sono soltanto nella mia testa. Sento che sto cadendo di nuovo nell'oscurit, senza controllo.
Ma adesso lo so che ce l'abbiamo tutti, quell'oscurit.
Per alcuni  una nuvola pesante che incombe su di loro ovunque vadano. Per altri, come me,  un sussurro appena percettibile, esile come una gentile brezza estiva.  sempre presente, mi gira intorno e affonda nella mia pelle mentre cerco disperatamente di combatterlo. Ci sono molti modi per descrivere la depressione, e li ho sentiti tutti. A un certo punto, li ho pensati tutti.
Un demone. Un buco nero. Un abisso senza fine. Una stretta.
Sono tutti giusti, ma sono anche tutti sbagliati. Ciascuno ha la propria esperienza, la propria maniera di combatterla, il proprio modo di farci i conti. Alla fine sono riuscita a scoprire che cos' per me la depressione, e nel profondo del mio cuore so che  l'unico motivo per cui non ho perlustrato tutta la casa in cerca di qualcosa di appuntito.
Per me, la depressione  quella costante brutta sensazione che mi appesantisce il cuore.  l'espressione sempre triste,  lo sguardo spento dei miei occhi.  il sospiro pesante quando capisco che devo affrontare un'altra giornata. Ed  il sussurro nell'orecchio che mi ricorda quanto sarebbe facile farla finita.
Ma per ogni due centimetri di oscurit dentro di me, c' un centimetro di luce.
E la luce mi spinge ad andare avanti.  la promessa del domani che c' nel tramonto e la certezza della settimana prossima nel calendario.  il sogno della ragazzina che vive dentro di me e che si rifiuta di mollare.  un e se... che controbilancia ogni pensiero cupo.
La luce  un'unica stella circondata da un mare di oscurit.  il punto a cui mi aggrappo ogni volta. E che non posso lasciare andare. Ci sono tanti punti cos nella mia vita: i miei genitori, la danza, Maddie... Blake. Il problema  che ho soltanto due mani e ogni volta che mi aggrappo a un punto, un altro si allontana finch non riesco a riprenderlo. Un circolo vizioso che non avr mai fine.
Io so tutto questo. E quindi posso combatterlo. Posso reagire, sorridere tra le lacrime e accendere una luce nell'oscurit. E un giorno, forse, vincer. Un giorno forse riuscir a sconfiggere la depressione.
Guardo l'orologio e mi rendo conto che devo uscire subito per vedere Blake. Ma vorrei soltanto stare qui a letto, nel silenzio di casa mia. Dal momento che sono costretta a vederlo per ballare, non posso evitarlo. Dovr sforzarmi di essere adulta e affrontarlo.
Il cielo si  schiarito e cos evito di prendere la giacca. Salto nelle pozzanghere come una bambina, diretta verso Starbucks. I piedi mi fanno male per la voglia che ho di ballare, ma non da sola. Nonostante quello che  successo nella mia testa, il mio cuore e il mio corpo gridano di gioia per la sicurezza che mi d ballare con Blake.
Se non sapessi che  impossibile, direi che volevi evitarmi.
Mi giro in direzione della sua voce e sorrido. Meglio se sai che  impossibile, no?
Attraverso la strada. Blake  appoggiato al muro, ha le mani nelle tasche dei jeans e lo sguardo fisso su di me.
Potresti tagliarteli suggerisco, notando il modo in cui si sposta i capelli dietro l'orecchio.
Ciao, Abbi. Io sto benissimo, grazie. Anche tu, spero. Oh, no, non ho fatto molto oggi. Solo lavorato. Cio, sempre la stessa storia: Joe che urla, Matt che si lamenta e dei pazzi che ordinano pi pesce di quanto sia consigliabile per la salute. E s, hai ragione, ho bisogno di tagliarmi i capelli.
Sei molto irritante quando fai cos.
Blake si scosta dal muro, sorridendo. Solo quando faccio cos?
Per il resto c' ancora un sacco di tempo.
Allora, prima di irritarti definitivamente, dovrei dirti che gioved sera ceniamo insieme.
Lo guardo. Ah, s?
Forse avrei dovuto chiedertelo.
S, di solito funziona cos.
Be', vediamo... Sembra a disagio, ricorda pi un adolescente timido che un uomo adulto. Mia madre sar in citt per il weekend, e preferirei cucinare qualcosa a casa invece di portarla al ristorante.
E io cosa c'entro?
 sempre pi a disagio e cerco di evitare di sorridere.
Le ho detto che avrei cucinato io perch volevo che vi conosceste... borbotta.
Blake si ferma all'ingresso di Prospect Park e gli domando: Perch l'hai fatto?.
Perch speravo di non dovermi mettere la camicia e comportarmi da fighetto in un cavolo di ristorante supercostoso.
Be', hai avuto una buona idea. A proposito, sei stato bravo a ritrovare la strada per arrivare qui.
Ho usato Google Maps.
Scoppio a ridere. Quindi vuoi che venga da te a cena gioved sera cos mi presenti tua madre.
S, sostanzialmente s. Ti va? Per favore...
E io cosa ci guadagno? lo stuzzico.
Ci guadagni... Be', potrei risponderti che conosceresti mia madre, ma non  che sia questo gran piacere.  un po'... schizzinosa con le persone. Credo sia arrabbiata perch negli ultimi tre anni ha cercato di farmi sposare con tutte le figlie delle sue amiche e io sono ancora single.
Non vedo proprio l'ora di conoscerla...
Non ti ho convinta, eh? Sospira. Mi sa che dovr imparare a stirarmi le camicie e a pulirmi le scarpe. Ah, credo che far le lasagne...
Mi volto e lo guardo. Ha la faccia triste e le spalle curve. Ma se crede di prendermi in giro, allora pensa proprio che sia stupida. Vedo benissimo la risata che fa capolino nel suo sguardo.
Oh, d'accordo, allora. Vengo capitolo alla fine, sbuffando in maniera esagerata. E adesso non  che ti va di stirare anche per me?
Blake sorride e riprendiamo a camminare. Stirare  la forma pi crudele di tortura.
Sei proprio un uomo...
E pensare che solo due settimane fa avevi dei dubbi.
In realt ci sto ancora pensando su. Forse sono le ciglia... Hai delle ciglia da ragazza. Sei cos carino.
Carino? Scuote la testa. Sai che potresti danneggiare seriamente la mia mascolinit?
Ma tu sei carino. Come un cucciolo di barboncino con un fiocchetto in testa.
Piano con i paragoni, Abbi.
Mi copro la bocca e mi mordicchio le unghie. Mi sembra il minimo. Mi hai appena coinvolto in un remake di Ti presento i miei.
Gi... Si sfrega la nuca. Guarda che non sei obbligata. Per una sera credo di poter sopravvivere da solo con mia madre.
Ho detto di s, e verr.
 merito del mix letale di broncio e sguardo da cucciolo, vero?  per questo che hai accettato dice. Sapevo che avrebbe funzionato.
Fai un ottimo sguardo da cucciolo, piccolo barboncino. Per no, vengo perch adoro le lasagne. Mi stringo nelle spalle e lui mi d un colpetto col gomito. Lo spingo via, cercando di non scoppiare a ridere, e lui mi cinge le spalle, mi tira vicino a s, e io incrocio le braccia sulla pancia. Mi accarezza con il pollice cercando di tranquillizzarmi.
Devo ricordare a me stessa che qui sono al sicuro dal mio passato. Che sono in un posto dove solo il presente  importante. Il passato e il futuro sono irrilevanti. Importa solo il qui e ora, e il qui e ora  una carezza confortante che significa moltissimo. E non c' nemmeno una parte di me che vorrebbe allontanarsi da Blake.
Camminiamo in silenzio per un po', solo il canto degli uccelli e l'acqua che scorre nella gola rompono la pace, finch non arriviamo a una delle capanne in riva al lago, piccoli edifici di legno rivolti verso l'acqua. Da qui si vede benissimo Duck Island anche se sta scendendo la sera.
Siamo sempre in giro quando fa buio commento distrattamente, allontanandomi dall'abbraccio di Blake e avvicinandomi alla capanna. Guardo verso l'acqua, nel laghetto ci sono ancora alcune anatre solitarie.
Lui mi si mette accanto, e lo vedo stringersi nelle spalle. Appoggia i gomiti sul parapetto e si china in avanti, sfiorandomi appena.
A volte stare in piena luce  il miglior nascondiglio dice semplicemente.
Batto le palpebre, sorpresa, improvvisamente felice che il cielo si stia scurendo. Una cosa che ho detto cos, senza pensare, senza un significato particolare... e lui se n' ricordato. Se n' ricordato e l'ha legata a tutto ci che abbiamo fatto finora. Mi permette di nascondermi dove pu continuare a vedermi.
Sembra che capisca tutto di me, come mi sento, che sappia come affrontare i miei crolli improvvisi. Niente sembra turbarlo.  inquietante e rassicurante allo stesso tempo.
 la parte della giornata che preferisco ammetto, giocherellando con le dita. Quando il giorno lascia il posto alla sera.  il momento in cui posso smettere di sorridere per finta e di fingere che tutto sia perfetto. Scendono le ombre, e le mie non le vedo pi.  un sollievo.
Non puoi sempre fingere. Mi guarda negli occhi con un'espressione serissima. Una che sorride come te  impossibile che finga sempre. Oppure reciti benissimo, anche meglio di come balli. E non credo sia possibile.
Forse non sempre rispondo con calma. Non ho sempre bisogno di fingere. A volte va bene cos.
Come quando balli.
Inclino la testa verso di lui, incrocio il suo sguardo e sussurro: Come quando sono con te.
Ricomincia a piovere, le gocce rimbalzano sulla superficie del lago e sul tetto del capanno. Blake sorride e allunga una mano, spostandomi i capelli dietro un orecchio, e con un dito mi sfiora una guancia.
Allora mi sento obbligato ad assicurarmi che stasera tu non ti senta in dovere di fingere che vada tutto bene. Credo che vada davvero tutto bene. Si tira su e comincia ad allontanarsi. Vieni a ballare.
Cosa?
Si mette sotto la pioggia, senza mai smettere di guardarmi, e stende le braccia. L'acqua cade sempre pi forte, Blake  fradicio. La maglietta gli aderisce al torace fasciando i muscoli, e non riesco a non guardare. Non riesco a non seguire con gli occhi il profilo dei suoi addominali e a non indugiare sul suo petto e sulle spalle larghe. So quanto sono solidi. Ho pianto appoggiata a quel corpo. Mi sono aggrappata a quelle spalle; quelle braccia mi hanno tenuta stretta. Blake c' sempre stato, senza aspettarsi niente di pi di quello che gli ho dato. E non posso dire di avergli dato molto.
I ragazzi come lui non dovrebbero esistere nella realt. Non mentivo quando ho detto che  troppo perfetto e che io rischio di distruggerlo. Ero sincera. Il suo aspetto, il modo in cui balla ed  sempre presente... Non mi sarei mai aspettata di incontrare qualcuno dopo Pearce, e di sicuro non mi aspettavo uno come Blake.
Forse sto sognando.
Vieni a ballare ripete, girando improvvisamente su se stesso.
Tu sei pazzo. Mi bagno! rispondo, scuotendo la testa.
Non  questo il bello di ballare sotto la pioggia?
Ma guarda che acquazzone! Mi sono inzuppata anche solo a star qui! Mi sposto al centro del capanno.
Allora, che problema c'? Vieni. Allunga un braccio, stende le sue lunghe dita perch le afferri. Guardo la sua mano, poi i suoi occhi, le labbra, i capelli bagnati che sgocciolano sul volto.
No.
Fidati. Non  una domanda. Fidati di me, Abbi. Solo due minuti. Prendimi la mano e balla con me sotto la pioggia. Due minuti soltanto.
Perch sei cos determinato a farmi venire fuori?... Non possiamo starcene qui?
Torna sotto il capanno e mi prende per mano.  tutto bagnato, ma emana un calore fortissimo che mi avvolge. Ci guardiamo, i nostri volti sono distanti solo pochi centimetri.
Perch ho visto come ti perdi quando balli e voglio che tu ti perda cos con me. Voglio che tu ti perda in me.  egoista ma non mi interessa.
Faccio un respiro profondo e provo a ignorare la stretta forte della sua mano. Io... Io non so se posso permettermelo sussurro.
Certo che puoi. Hai appena ammesso che non devi fingere con me. E avevi ragione. Blake mi prende l'altra mano e mi tira lentamente. Devi soltanto chiudere gli occhi. Te lo prometto, non ti lascer sola neppure un momento.
Chiudere gli occhi?
S.
Faccio un altro respiro profondo, non riesco a credere che una passeggiata nel parco si sia trasformata in questa follia. Cos eccitante e spaventosa.
Chiudo gli occhi.
E adesso?
Adesso, senti risponde lui, continuando a tirarmi in avanti. Le prime gocce di pioggia mi colpiscono la testa e il viso, fredde sulla pelle.
Cosa devo sentire?
Tutto. La pioggia sulla pelle. La mia pelle che sfiora la tua. Il terreno umido sotto i piedi. Balla con me come se ne andasse della tua vita.
La pioggia gelida ci colpisce da tutte le direzioni. Ho gi i capelli attaccati al viso e gli abiti incollati addosso.
Blake mi appoggia una mano sulla vita, mi tira ancora pi vicino a s. Io gli tengo una mano sulla spalla e giriamo insieme. Giriamo e giriamo finch non perdo il senso dell'orientamento. Finch i nostri corpi non si uniscono separati solo dai vestiti fradici. Sono sicura che il fango mi arrivi a met coscia.
Blake ha le mani caldissime, bollenti, in contrasto con la pioggia ghiacciata che mi scende lungo la schiena. Ha il controllo assoluto della situazione, e mi sfugge una breve risata al pensiero di quanto  assurdo ci che stiamo facendo. Inclino la testa all'indietro e rido ancora, con le gocce che mi scendono sulla faccia. Immagino che effetto faremmo a un eventuale passante; balliamo nell'erba fangosa sotto la pioggia scrosciante, e ridiamo senza preoccuparci di niente e di nessuno.
Invece s. Entrambi abbiamo delle preoccupazioni, entrambi abbiamo dei segreti che teniamo celati all'altro. Il ballo  la nostra libert di perderci.
Apro gli occhi per la prima volta da quando mi ha detto di chiuderli e alzo la testa. Blake mi sta fissando con i suoi occhi verdi. In loro vedo una miriade di emozioni: incertezza, dolore, felicit e ombre che rispecchiano le mie. Ombre di cui non mi ero mai accorta, di cui non avevo proprio idea.
Ci fermiamo e deglutisco. Lui solleva le nostre mani unite e mi sposta i capelli dal viso.
Fidati di me sussurra, e le sue parole sono a malapena udibili sopra la musica della natura.
I miei occhi si chiudono al morbido tocco delle sue labbra sulle mie. Mi si irrigidisce la schiena, ma quando le sue dita mi accarezzano e le nostre bocche si incontrano per la seconda volta, mi tranquillizzo. Mi abbandono completamente a lui, mi perdo esattamente come vuole lui.
Mi sto perdendo, e non avrei mai pensato che ci sarei riuscita di nuovo.
Mi sto perdendo nella sensazione della sua mano ferma sulla mia schiena, del suo petto premuto contro di me, delle sue labbra che mi accarezzano.
Mi sto perdendo in lui.
Blake tira indietro la testa e mi guarda, per un secondo lunghissimo nessuno dei due dice nulla.
Che cos'era? mormoro, rompendo il silenzio.
 arrivato l'istante decisivo: o cedo o vado avanti.  il momento in cui sfuma il confine tra l'essere amici o qualcosa di pi. Ora tutto potrebbe cambiare.
Lui ride piano e mi lascia andare la mano. Mi passa le dita tra i capelli e mi guarda intensamente. Ho mantenuto la promessa. Mi sono perso con te.
Gli accarezzo le spalle e intreccio le mani sulla sua nuca. Ti capita spesso di perderti?
Solo in tua presenza mormora.
Mi sento leggera come non mi sentivo da tempo. Come se finalmente potessi respirare senza essere soffocata dal peso delle emozioni. Devo trattenere questo momento finch posso, perch so che se  l'unico istante in cui mi sentir cos, se domani l'oscurit torner a vincere, rimpianger di non averlo fatto. Se non rischio ora, mi odier per sempre.
Mi sollevo sulle punte dei piedi e premo le labbra su quelle di Blake. Avvicino il mio corpo al suo, e lui mi stringe forte, mi bacia lentamente e con dolcezza.
Sento una scintilla nello stomaco, le fiamme divampano e si fanno sempre pi alte a ogni battito del mio cuore.  un fuoco che niente e nessuno potr mai estinguere.
L'incendio brucia, il mio cuore batte fortissimo, la pioggia mi bagna. E il mondo mi passa accanto mentre io mi perdo completamente in Blake.

16. Blake.

Abbi si siede sul bordo del divano e comincia a giocherellare con il telecomando. Fissa la tv con un'espressione assente. Mi asciugo le mani con uno strofinaccio e mi sistemo accanto a lei, allungando il braccio sullo schienale.
Non temere, ti prometto che mia madre non ti manger dico prendendola in giro.
Mi d un pugno leggero sul ginocchio e si appoggia a me. Non ho paura.
Bugiarda ribatto, arrotolando uno dei suoi riccioli attorno a un dito.
Forse un po' cede.  che... non lo so.
Non le ho fatto una grande pubblicit, e non abbiamo un rapporto idilliaco, lo ammetto, ma non  poi cos male. Bussano alla porta e faccio un bel respiro. E poi  gi qui.
Abbi raddrizza la schiena e ferma i capelli dietro le orecchie. Io aspetto un secondo prima di aprire, poi spalanco la porta alla donna che mi ha cresciuto.
Ha un'acconciatura perfetta, e tra i capelli biondi non si vede nemmeno un filo di grigio. Gli occhi, messi in risalto da un velo di mascara, sono pi vivaci che mai e tra le piccole rughe sul viso si intravede la cipria. Il suo sorriso potrebbe sembrare quasi - quasi - sincero.
Blake! Mia madre allarga le braccia, poi mi stringe un po' troppo rigidamente.
Mamma... Mi sforzo di aggiungere un pizzico di entusiasmo al mio tono, ma finisce per essere piatto. Lei fortunatamente non se ne accorge.
Ti trovo bene. Entra in casa e si guarda intorno, soffermandosi per un istante su Abbi.
Anch'io. Mamma... Mi volto. Abbi si  alzata in piedi e tiene le mani strette davanti a s. Ti presento Abbi. Abbi, lei  mia madre, Cara.
Si danno la mano e si scambiano alcuni convenevoli. Abbi sembra agitata, ma riesce comunque a sorridere. Solo adesso mi viene in mente che forse ho preteso troppo da lei. Tori detestava stare in mezzo alla gente, soprattutto agli sconosciuti, e a lezione non ho mai visto Abbi rivolgere la parola a nessuno, a parte me o Bianca.
Che palle. Mi sento proprio uno stupido.
Ehm, mamma, ti va un bicchiere di vino? La cena  sul fuoco, sar pronta tra poco.
Perfetto. Si accomoda sul divano con l'eleganza acquisita grazie a una ferrea educazione borghese, e che ha inculcato anche a me da bambino... salvo che io continuo a buttarmi a sedere come quando avevo tre anni.
Abbi? Le lancio un'occhiata mentre apro il frigo e tiro fuori una bottiglia di Pinot Grigio, il preferito di mia madre.
S? Ora sembra un po' pi tranquilla.
Vino?
Oh, certo, grazie.
Verso tre bicchieri e torno in salotto. Mi metto accanto a Abbi, sopprimendo la voglia di stravaccarmi sul divano. In un certo senso trovo divertente aver conservato questa vena ribelle anche a ventun anni.
Allora, Blake esordisce mia madre parlami del lavoro.
Il lavoro al ristorante? chiedo.
Ne hai un altro di cui sono all'oscuro?
No.
Bene, dunque  di quello che voglio sapere.
Respira, Blake.
Non c' molto da dire. L'orario e lo stipendio sono buoni ed  vicino a casa. Nel fine settimana c' un po' di confusione, ovviamente, ma niente di ingestibile. Il mio capo  un tipo a posto e sulla preparazione del pesce sono gi migliorato molto.
Meraviglioso risponde la mamma sorridendo. Sono contenta che ti stia andando tutto bene, tesoro. Certo, peggio di quel posto terrificante che avevi a Londra sarebbe impossibile. Non capir mai perch l'hai accettato, soprattutto dopo che Yvette Mayfair ti aveva offerto di lavorare nel suo ristorante.
Perch Yvette pagava meno. Ne  comunque valsa la pena, visto che sono riuscito a guadagnare quello che mi mancava per potermi trasferire qui.
S, be' ribatte la mamma sprezzante a ogni modo quest'ultimo posto mi pare molto pi al tuo livello.
Sono d'accordo con te. Guardo l'orologio e aggiungo: Vado a controllare la cena. Torno subito.
Appoggio il bicchiere sul tavolino e quasi corro in cucina. Per un attimo mi sento in colpa all'idea di lasciare Abbi da sola con mia madre... Santo cielo, cinque minuti e gi rimpiango di aver accettato di cenare con lei.
Le lasagne sono pronte e le metto nei piatti. Chiamo Abbi e la mamma in cucina, rompendo cos quello che presumo fosse un silenzio imbarazzato, poi ne approfitto per chiedere come stanno gli altri a casa.
Tuo padre lavora troppo, come al solito risponde mia madre con un sospiro. Gli ripeto in continuazione di delegare qualcosa al suo assistente... sai, le cose pi semplici, le telefonate, l'archivio... ma lui non ne vuole sapere. Insiste a dire che quel ragazzo  solo un aiuto temporaneo finch Jason non comincer l'universit a settembre e andr a fare pratica nel suo ufficio.
Pensavo che Jase volesse giocare nelle giovanili del Manchester United.  uno dei migliori della squadra!
S, be', l'opzione  ancora in ballo, Jason non ha ancora deciso. Ma  ovvio che la scelta migliore per lui sia l'universit. Tuo padre ci sta lavorando.
Mi mordo la lingua per non aggredirla. Mamma, Jason sogna di giocare nello United da quando ha imparato a dare calci a una palla e adesso finalmente ne ha la possibilit.  una possibilit concreta. Non vorrai negargliela.
Io non sto facendo proprio niente ribatte lei, di nuovo sprezzante. Beve un sorso di vino. Deve solo capire che ha tante opzioni tra cui scegliere. Non tutti devono per forza andarsene di casa per seguire un sogno folle.
Abbi mi sfiora con il piede sotto il tavolo e respiro a fondo sfoderando un sorriso fasullo.
Certo, deve valutare tutte le opzioni. Ma deve scegliere ci che vuole davvero, non quello che gli viene imposto dalla prepotenza dei nostri genitori.
Allora, Abbi riprende mia madre voltandosi verso di lei cosa fai a parte ballare?
Oh, al momento niente risponde lei. La danza occupa quasi tutto il mio tempo.
Blake mi ha detto che sei bravissima. Da come ti ha descritta, mi sorprende che tu non sia gi stata ammessa alla Juilliard.
All'epoca delle ultime audizioni non stavo molto bene, cos ho dovuto aspettare. Per mi sto riprendendo, spero di farcela per la prossima sessione.
Ce la farai di sicuro. Sorrido a Abbi e lei mi ricambia.
Che peccato replica mia madre, con un tono sinceramente partecipe. Sono felice di sapere che ti stai riprendendo, per. Non vorrei sembrarti indiscreta, ma avevi una grave malattia?
Resto immobile.
Ecco... Abbi posa la forchetta sul piatto e alza lo sguardo. Non la definirei una grave malattia, non pi almeno, ma forse la violenza della depressione dipende dallo spazio che le permetti di conquistare nella tua vita.
A tavola piomba un silenzio pesantissimo; alla mamma trema la mano, me ne accorgo.
Oh, povera cara dice, con voce ferma. Dover affrontare una cosa tanto terribile cos giovane.
Come se non sapesse di cosa si tratta.
S, be', come ho detto dipende dallo spazio che le lasci. Per fortuna adesso riesco a controllarla almeno un po' e ballare mi aiuta molto. E anche Blake.
Ne sono certa. La mamma mi guarda e i suoi occhi si fanno sempre pi freddi ogni secondo che passa. La fisso perplesso, fingendo di non capire. Lei lancia un'occhiata all'orologio e appoggia le posate.  gi cos tardi?
Sono solo le otto e mezzo butto l.
S, ma sento che sta arrivando il jet lag e domattina presto ho un appuntamento di lavoro. Temo che per me la serata si concluda qui, mi dispiace tanto.
Bugiarda.
Oh, che peccato... A quanto pare, so mentire bene quanto lei.
Mi perdoni, vero, Blake?
Certo, mamma. Vuoi che ti chiami un taxi?
Ti ringrazio risponde, alzandosi in piedi e lisciandosi la gonna ma per questi giorni ho noleggiato una macchina con autista. Avevo pensato di affittare un'auto e basta, ma lo sanno tutti che a New York guidare  impossibile.
La seguo in salotto, dove recupera la borsa.
Mi ha fatto piacere vederti, anche se per poco mi sforzo di dire.
Anche a me, tesoro. Ora per devo tornare in albergo e mettermi a letto. Si ferma davanti alla porta. Ti chiamo prima di partire.
Sorrido e le do un bacio sulla guancia. Perfetto. Buon ritorno.
Buona serata a te. La mamma si chiude la porta alle spalle e io tiro un sospiro di sollievo. Cacchio,  andata malissimo.
 andata bene... tipo un disastro ferroviario commenta secca Abbi, leggendomi nel pensiero.
Non mi aspettavo un'esplosione di cuoricini, ma nemmeno questo. Lei ridacchia e le chiedo: Cosa c' da ridere?.
Non c'entra niente, ma quando parli con tua madre sei completamente diverso. Appena  arrivata, sei diventato subito rigido e formale. Mi sembrava di essere a Buckingham Palace.
Davvero? Ero convinto di aver lasciato quell'atteggiamento del cavolo a Gatwick.
Abbi appoggia il mento alla mano e sorride. Mi piaceva.
Ah s? E quanto?
Quanto Downton Abbey.
Cio?
Seguo la serie con devozione religiosa solo per l'accento, quindi un sacco.
E quant' un sacco?
Direi che sono stata abbastanza chiara, Blake.
Spalanca gli occhi, divertita. Le sue labbra morbide e rosse sono troppo invitanti, cos premo la mia bocca sulla sua e la bacio dolcemente.
Un sacco  cos? sussurro. Lei annuisce e le metto una mano dietro la testa, intrecciando le dita ai suoi capelli e accarezzandole piano la guancia con il pollice. Abbi si avvicina e si stringe a me; provo a baciarla con pi passione, e lei me lo concede. Le sfioro le labbra e sento il sapore del vino che abbiamo bevuto poco fa. Sento che si stringe pi forte a me e, seppur riluttante, mi scosto. Non so perch abbia sofferto tanto, ma non mi sognerei mai di costringerla a fare qualcosa che possa metterla a disagio.
A volte mi spaventa vedere quanto io e te siamo in sintonia sussurra.
Questo non lo so, ma se parlando da fighetto mi merito un bacio cos, lo far molto pi spesso.
Ride piano, e ha uno sguardo talmente limpido che potrei affogarci dentro. Se la guardo negli occhi cos, a questa distanza, il ricordo della cena con mia madre a poco a poco svanisce.
Abbi Jenkins  riuscita a creare un legame tra noi che non potrei spezzare neanche se lo volessi.  un legame talmente forte che quando siamo insieme dimentico il resto del mondo e ogni carezza allevia la sofferenza del passato e mi obbliga a guardare al futuro.
Non credo che si renda conto di quanto riesce a sorprendermi.

17. Abbi.

Esito davanti alla porta della scuola.  bastata una chiamata di Bianca a farmi correre qui, e non so neanche il perch. Oggi non c' lezione e non so proprio cosa debba dirmi di persona che non poteva comunicarmi al telefono.
Stringo la maniglia e apro. Sento le note smorzate del piano e mi ricordo che il venerd c' il corso delle bambine. Adesso sono ancora pi confusa. Perch sono venuta? A ogni modo, avanzo lungo il corridoio e faccio capolino nella sala.
Un gruppo di bimbe in body rosa confetto, lilla e azzurrino, disposte in due file, esegue una serie di demi-pli perfettamente a tempo con la musica. Sono cos carine che mi viene da sorridere.
Bianca mi vede, dice qualcosa alle allieve e loro annuiscono senza interrompere l'esercizio. Lei viene verso di me, con il suo portamento regale ed elegante.
Grazie di essere venuta dice.
Non ho ancora capito perch mi hai voluto qui.
Semplice risponde con un sorriso. Una mia amica che gestisce una scuola di ballo dall'altra parte della citt ha organizzato un allestimento del Lago dei cigni per la fine di agosto. I bambini che aveva scelto per fare gli animaletti non sono pi disponibili e siccome i biglietti sono gi andati esauriti non vuole cancellare lo spettacolo. Mi ha telefonato ieri sera per chiedermi se le mie ragazze vogliono partecipare. Dovranno lavorare duramente per prepararsi, ma sono sicura che ce la faranno.
E io cosa c'entro? domando, guardando prima le piccole ballerine, poi Bianca.
Non posso controllarle una per una e intanto insegnare anche la coreografia. Hanno poco tempo per impararla, perci mi serve aiuto.
Vuoi... vuoi che io ti aiuti?
Chi meglio di te? ribatte Bianca, mettendomi una mano sul braccio. E poi non ti sto chiedendo un favore, Abbi:  una proposta di lavoro. Ho intenzione di pagarti, e chiss... magari se va tutto bene, potrei aver bisogno di un'assistente in pianta stabile.
Mi appoggio alla porta. Non so se ce la faccio... cio... non so se sono pronta.
Stamattina ho chiamato la dottoressa Hausen per avere un suo parere confessa Bianca.  convinta che ti far bene. Concordiamo entrambe sul fatto che lavorare ti permetter di non concentrarti soltanto sui tuoi sentimenti...
Te ne sei accorta.
E non c' occupazione migliore per te che fare ci che ami. Anch'io adoro lasciarmi andare e ballare, ma la cosa pi bella di tutte  vedere la felicit sul viso delle bambine quando finalmente eseguono un passo che proprio non riusciva. E... Mi batte la mano sulla spalla per farmi alzare lo sguardo su di lei. Non c' niente di pi incredibile che vedere una ragazza trovare di nuovo se stessa e ricominciare a vivere.
Mi sa che hai ragione. Mi far bene, e poi la danza mi fa davvero sentire viva.
Anche avere un partner con un accento inglese tremendamente affascinante... Bianca mi fa l'occhiolino e io arrossisco. Lo sapevo! esclama.
Non so di cosa stai parlando mento. Io e Blake siamo solo amici. Ottimi amici.
Abbi, tesoro, ho visto come ti guarda e l'amicizia c'entra poco. Mi d una pacca sulla spalla e fa per aprire la porta. Mi piacerebbe molto stare qui con te a spettegolare e metterti sotto torchio, ma non sono fatti miei. E poi ho anche una lezione da fare... e forse  meglio che presenti la mia nuova assistente.
Smetto subito di sorridere, respiro a fondo e guardo le bambine. Sono ancora impegnate nell'esercizio, in perfetta sincronia. Non sar difficile insegnare loro i passi del Lago dei cigni, anche perch lo conosco quanto il pas de deux che facciamo io e Blake. E poi, se la dottoressa Hausen pensa che sia una buona idea... Forse  arrivato il momento di buttarmi in qualcosa di nuovo.
Okay, ci sto.
Bianca mi sorride raggiante e rientriamo nella sala. Batte le mani tre volte e le bambine si fermano all'istante mettendosi in prima posizione. Io resto sulla soglia, nervosa e con lo stomaco in subbuglio, e porto le mani sulla pancia per fermare il tremore.
Ragazze, voglio presentarvi Abbi, la mia nuova assistente dice Bianca, indicandomi. Mi aiuter a lezione nei prossimi mesi.
Mi avvicino lentamente a lei, con la sensazione di avere dodici paia di occhi che mi fissano con fare inquisitorio. Ciao esclamo, agitando debolmente la mano.
Vi starete chiedendo perch ho un'assistente, vero? domanda Bianca guardando le testoline che annuiscono. Bene. A fine estate, invece del solito saggio per i genitori qui a scuola, vi esibirete in uno spettacolo molto pi grande su un palcoscenico vero. Una mia amica sta allestendo Il lago dei cigni e ha bisogno di un po' di animaletti... Le ho detto che io ne ho dodici che farebbero proprio al caso suo.
Dal gruppo si levano gridolini di sorpresa e non posso non sorridere alla loro felicit: sono rimaste senza parole e l'entusiasmo nei loro occhi racconta quanto sono eccitate all'idea.
Dovrete lavorare sodo e forse sar necessaria anche qualche lezione in pi il sabato. Ecco perch ho chiesto aiuto a Abbi, e lei ha gentilmente accettato di darmi una mano a insegnarvi la coreografia.  una delle mie migliori allieve e mi aspetto che fra una decina d'anni, quando sar diventata una ballerina famosa in tutto il mondo, voi vi vanterete dicendo che vi aveva preparato lei per il vostro primo spettacolo a teatro. Bianca mi fa di nuovo l'occhiolino. E adesso, fate le brave. Vado a bere un bicchiere d'acqua e vi lascio con lei per dieci minuti, cos potrete conoscervi meglio.
Le bimbe si raccolgono subito intorno a me, vispe e saltellanti. Ho la sensazione che tutta questa contentezza, pi che per me, sia per la notizia che hanno appena ricevuto, ma lo stesso mi sento accettata. Ed ... bello.
Devi smetterla di prendermi sempre in contropiede borbotto, mentre Bianca mi passa accanto.
Non so di cosa stai parlando.
Esce dalla sala seguita dallo zio, e io mi ritrovo improvvisamente da sola con dodici loquaci bimbette di sette e otto anni.
Che ne dite di sederci tutte per terra per chiacchierare pi comodamente? propongo. Vi va?
Loro rispondono in un coro di S e Okay e mi siedo sul pavimento a gambe incrociate. Le bambine mi imitano e stanno tutte con la schiena perfettamente dritta.
Perch non cominciamo con una veloce presentazione in cui diciamo il nostro nome, l'et e raccontiamo qualcosa di noi? Inizio io. Mi sposto un po', nervosa, e dico: Mi chiamo Abbi, ho diciotto anni e faccio lezione con Bianca per entrare alla Juilliard.
Le bambine prendono la parola una dopo l'altra; imparo nomi che poi dimentico all'istante e tanti piccoli fatti strani su di loro. I bambini non hanno davvero filtri, e pi di una volta sono costretta a soffocare una risata.
Bene, ora vi conosco tutte. Avete qualche domanda da farmi?
Rosie, una bimba piccolina con i capelli castani, alza la mano. Hai mai ballato Il lago dei cigni?
Tante volte risponde.  il mio balletto preferito.
Quanti personaggi hai fatto?
Diversi. A sedici anni, in uno spettacolo di Natale, avevo la parte di Odette.
Pensavo che a Natale si facesse sempre Lo schiaccianoci salta su Bailey, una biondina.
A volte s, a volte no rispondo. Io l'ho ballato che ero un po' pi grande di voi.
Scommetto che facevi Clara.
Non so chi abbia parlato, ma fingo di essere sorpresa. E tu come fai a saperlo?
Le assomigli ribatte la stessa voce come se fosse la cosa pi ovvia del mondo.
Sei mai stata sul palcoscenico di un teatro vero? chiede un'altra voce.
S, un sacco di volte.
E com'?
Sorrido al ricordo di quella sensazione di libert, quando tutto  buio salvo un unico riflettore puntato su di me.  la cosa pi bella del mondo.  divertentissimo, e non fa per niente paura, ve ne accorgerete.
E se invece ci viene paura? domanda una vocina. Appartiene a una bambina dai capelli rossi che si nasconde dietro la mano e di cui non ricordo il nome.
Sono sicura che non succeder. Sarete tutte bravissime sul palco.
Ma ci saranno tante persone...
Per saranno al buio, non riuscirete a vederle replico. E poi, ballando, vi scorderete subito di loro, ve lo prometto. Non ditelo a Bianca, ma... Faccio loro segno di avvicinarsi e aggiungo a bassa voce: ... se proprio avete tanta, tanta, tanta paura, immaginate il pubblico in mutande e con due grosse orecchie da coniglio in testa.
Le bimbe scoppiano a ridere in maniera incontrollata. Ho preso la decisione giusta accettando di aiutare Bianca: se dodici volti felici e sorridenti non riusciranno a rallegrare le mie giornate tre volte alla settimana, allora sarebbe stato meglio che fossi rimasta al St. Morris.
Mamma e pap sono in viaggio per lavoro e in casa c' un silenzio inquietante.  la prima volta che mi lasciano sola da quando sono tornata. Questa libert  meravigliosa: nessuna occhiata preoccupata se sono ancora in pigiama a mezzogiorno o se mi avvicino al cassetto delle posate. Se riesco a non bruciare il pane, mi piacerebbe molto spalmarci sopra del burro.
Un po' per ho paura e la consapevolezza di ci che potrei fare mi tormenta. Il dolore di questi ultimi giorni, per quanto alternato a momenti belli, sta lentamente diventando troppo grosso da sopportare. E adesso che sono sola lo sento pi pesante che mai. E cos decido per la cosa migliore: alzo il telefono e chiamo la dottoressa Hausen prima che arrivi Blake per le prove.
A cosa devo questo onore? risponde lei.
Sono a casa da sola questo weekend e ho paura dico tutto d'un fiato.
Cosa...
Ho paura di non essere abbastanza forte da resistere ai miei impulsi nel caso passassi una brutta nottata. L'ultima volta che mi sono trovata da sola  stata quella sera... quella che avrebbe potuto essere l'ultima sera della mia vita. Cosa faccio se mi sento di nuovo cos? Questa volta non c' nemmeno Maddie.
Abbi... Abbi ripete dolcemente la dottoressa. Respira come ti ho insegnato, lentamente.
Ha ragione, devo calmarmi. Chiudo gli occhi con il telefono ancora premuto all'orecchio e respiro piano mentre la dottoressa Hausen conta. Ci vuole qualche minuto, ma alla fine l'ansia passa.
Bene, perfetto. Come ti senti adesso?
Bene.  stato solo... un momento.
Capita a tutti di avere un momento di difficolt ogni tanto, Abbi.  ci che ci consente di liberarci di quello che abbiamo dentro.
Annuisco come per darmi conforto. D'accordo,  giusto avere dei momenti no. Lo so.
Ne sono certa, e perci non ho dubbi, questo fine settimana andr tutto per il meglio. Sai benissimo come fermare un attacco di panico e come fare i conti con i tuoi impulsi. L'unica differenza  che stavolta non ci saranno i tuoi genitori ad aiutarti, dovrai fare tutto da sola. Soltanto questo.
Dovr fare tutto da sola ripeto sottovoce. Okay... Sospiro.
Comunque in questi giorni sono reperibile. Perci, se hai bisogno, sai dove trovarmi. Chiamami, oppure passa al St. Morris, se vuoi un po' di compagnia.
Il giorno in cui sono uscita da quel posto mi sono ripromessa di non tornarci mai pi se non per le sedute con la dottoressa, ma ora mi sembra una proposta molto allettante. Non posso negare di essere tentata, per mi aggrappo alla forza interiore che tutti sono convinti che abbia e rifiuto educatamente l'offerta.
Stasera viene Blake a provare, e poi posso sempre fare un salto a scuola a trovare Bianca. Mi sono spaventata senza motivo, ma sono sicura che star benissimo. Chi sto cercando di convincere?
Qualsiasi cosa ti serva, io ci sono.
Riattacca e metto via il telefono.
Su di me piomba un silenzio assordante e subito voci flebili fanno capolino nella mia mente. Torco nervosamente le dita e mi mordo con insistenza una guancia.
Accendo la tv per sovrastare tutto. Nonostante quello che ho detto alla dottoressa pochi istanti fa, non so se star bene davvero. Gli occhi corrono all'orologio sopra il caminetto per vedere quanto ancora dovr restare sola. Blake dovrebbe arrivare da un momento all'altro. Cambio posizione e butto fuori l'aria.
Le voci sono sempre l, non se ne vogliono andare. Cominciano a sussurrare in un angolo della mia testa, ma pi le ignoro pi aumentano di volume, finch non diventano urla, finch non gridano cos forte da zittire tutto il resto. Finch non presto attenzione soltanto a ci che mi spingono a fare.
Mi concentro su Una mamma per amica; cerco di seguire i dialoghi invece di ascoltare l'ansia che sta montando dentro di me. Dio, ma dov' finito Blake? Dondolo leggermente in avanti, poi spingo sulle mani con tutto il peso per fermarmi. Guardo fuori dalla finestra e vedo il sole al tramonto che accende le nuvole basse.
Lo sento scendere dalle costole ai fianchi. Dal ginocchio alla caviglia. Dalla caviglia al dito.
Chiudo gli occhi e scuoto la testa.
Lo sento scendere. Gli occhi corrono ai piedi. Il pugno sulla guancia. La guancia sul pavimento.
Sta prendendo il sopravvento su di me. Sono stata io a evocare questo ricordo;  il frutto della mia ansia. La mia mente insiste; il mio corpo inizia a tremare. Pian piano una musica lontana si sostituisce al rumore della televisione e la mano di Pearce alla mia.
Pearce, ti prego, lascia perdere lo imploravo. Sai benissimo che Owen non ti dar mai quello che ti deve, soprattutto se prima non restituisci i soldi a suo fratello.
Che cazzo, Abbi, non sono davvero fratelli. Owen  solo un cagasotto che si nasconde dietro Gary.
Non importa cos'! Non ti pagher!
Pearce mi prese per un braccio e mi sbatt contro il muro. Mi morsi un labbro per soffocare una smorfia di dolore.
Gary non c' questo fine settimana. Mi bastano cinque minuti l dentro insieme a quello stronzo e si metter a sputare banconote.
Non puoi esserne sicuro sussurrai.
Non dire stupidaggini, Abbi, lo sai che riavr i miei soldi. Nei suoi occhi ardeva una fiamma che bruciava anche me. Lo sai, vero?
Rimasi in silenzio e lui mi spinse ancora pi forte contro il muro.
Rispondimi! Lo sai o no?
S mormorai, distogliendo lo sguardo. Riavrai i tuoi soldi.
Brava. E senza aggiungere altro, mi lasci andare e si affrett verso casa di Owen. Io lo seguii lentamente trascinando i piedi sul selciato. Mi faceva male il braccio ed ero sicura di avere un graffio sulla schiena nel punto in cui avevo sbattuto contro i mattoni ruvidi. Per questo avrei trovato una scusa, ma non sarebbe stato altrettanto semplice giustificare i segni delle dita.
Dei forti colpi alla porta mi strappano al mio passato. Mi brucia il braccio. Mi guardo e vedo che lo sto stringendo nello stesso punto in cui mi stringeva Pearce. Alla fine il segno delle dita era andato via, ma mi ero ritrovata con qualcosa di ancora pi brutto: un grosso taglio sulla gamba, per colpa di un bicchiere che mi aveva lanciato addosso.
Dico pi brutto, ma in realt era stata la cosa migliore che mi potesse capitare. Faceva cos male che ero rimasta intontita ed era stato pi semplice sopportare le offese che Pearce mi aveva sputato addosso, come se fosse stata mia la colpa se Gary non era pi partito e gli aveva fatto un occhio nero per averlo disturbato.
Abbi! grida Blake senza smettere di bussare.
 arrivato. Lascio andare il braccio e vado verso la porta. Le voci ci sono ancora, sempre pi forti; mi pregano di fare l'unica cosa che mi ero ripromessa di non fare. Tendo le dita; anche affondare le unghie nei palmi, sentirne la lieve puntura sulla carne, mi sembra allettante. Fin troppo. E non va bene.
Apro la porta e guardo Blake, con la mano ferma a mezz'aria. Mi squadra da capo a piedi.
Ma cosa...? dice dolcemente. Oh, Abbi.
Lo guardo, in silenzio. Lui entra e si chiude la porta alle spalle; mi prende il viso tra le mani e asciuga le lacrime che mi rigano le guance. Abbasso gli occhi come per nasconderli, anche se lui non sapr mai il vero motivo per cui piango e tremo in questo modo.
Dimmi qualcosa sussurra, stringendomi a s.
Io scuoto la testa, le braccia abbandonate lungo i fianchi. Le sue carezze allontanano le voci, ma non bastano a farle tacere.
Ho bisogno di restare sola stanotte. Mi sciolgo dal suo abbraccio e vado in cucina.
Col cavolo! Non riuscirai a liberarti di me cos facilmente. Mi segue e sento i suoi passi rimbombare per tutta la casa.
Incrocio le braccia al petto e guardo fuori dalla finestra, dandogli le spalle. Ho bisogno di restare sola ripeto.
Non ho nessuna intenzione di andarmene finch non mi avrai detto che cos'hai fatto.
Sto bene.
Come no... Se per te piangere e tremare significa stare bene!
Ha alzato la voce, ho un sussulto. Non mi va di parlarne.
Abbi.
Ho detto che non mi va di parlarne.
A me s, invece. Voglio sapere perch sei cos turbata. Cos' che ti fa soffrire tanto?
Ti ho detto che non mi va di parlarne! ribatto digrignando i denti.
Per la miseria, Abbi! urla lui. Non allontanarmi, lascia che ti aiuti!
Non mi serve il tuo aiuto!  una bugia, ma quello che sto per aggiungere  la pura verit. La depressione... mi sta distruggendo.  ancora peggio di prima.  come se mi stesse lentamente smembrando dall'interno. E ci combatto ogni santo giorno. Non sai neanche quanto! Ogni giorno  una lotta alzarsi, vestirsi, uscire di casa. Ogni giorno il passato mi perseguita.  difficile, difficilissimo, ma devo tenere duro. Per devo farlo da sola. Solo io posso provare a stare meglio, anche se non so se ci riuscir. Nessuno pu aiutarmi, n i miei genitori, n la dottoressa Hausen, n Bianca e nemmeno tu... Non potete guarirmi, non potete far sparire tutto. Non puoi salvarmi, Blake, lo capisci? Non. Puoi. Salvarmi. Mi giro verso di lui e nei suoi occhi verdi vedo mille emozioni diverse. Ho provato a convincermi che fosse possibile. Ho voluto crederci. Ma io non sono una principessa, la Juilliard non  il castello delle fiabe e tu non sei il principe su un cavallo bianco pronto a uccidere il drago. Nella vita ci sono alcune cose che non possono essere salvate. E sono quasi sicura che io non posso essere salvata.
Ti sbagli. Se solo mi permettessi di aiutarti...
D'impulso, afferro un bicchiere e lo lancio per terra. La rabbia, la disperazione, la frustrazione e il dolore si sono accumulati dentro di me fino a diventare incontrollabili. Blake non fa una piega, non abbassa nemmeno lo sguardo verso i frammenti di vetro.
Quello riesci a salvarlo, Blake? Indico il bicchiere, faccio fatica a respirare normalmente. Allora?!
Non puoi paragonarti a un bicchiere rotto.  diverso.
No, non  diverso. Per niente. Li vedi i frammenti per terra? Saranno centinaia di migliaia, non riuscirai mai a raccoglierli tutti quanti e a ricomporre il bicchiere. E se anche dovessi farcela, non verr mai fuori perfetto. Resteranno sempre delle parti mancanti. Ci sar sempre un pezzettino che non troverai mai pi. Io sono quel bicchiere, Blake! Sono a pezzi, in frantumi, distrutta. Irrecuperabile. Indietreggio fino al muro, tesa e con le mani che tremano, ma senza mai smettere di guardare Blake dritto negli occhi. Aggiustarmi  impossibile, e non importa quanto io ci provi. Non sar mai una principessa pronta a salire in sella al tuo cavallo. Non sar mai pi la ragazza che ero prima.
Non lo sei perch non era quello il tuo destino ribatte Blake facendo un passo avanti. Nel suo tono c' una vena di disperazione. Lascia che ti aiuti, Abbi. Permettimi di darti una mano.
Non lo voglio il tuo aiuto! grido. Mi schiaccio contro il muro e abbasso la testa. Voglio solo che te ne vai. Ho bisogno di stare da sola.
La lama fredda e tagliente che scorre sulla pelle, la carne che si apre lentamente e brucia. Il sangue che inizia a scorrere, caldo e liberatorio. Rosso su bianco.
Cos puoi cercare qualcosa con cui tagliarti? Non  mai stato cos brusco con me. L'astio nella sua voce  raggelante; trattengo il fiato e rialzo la testa di scatto. Ci guardiamo. Questo non  il Blake che conosco: i suoi occhi sono diventati di ghiaccio, ogni scintilla  sparita, e affondano dentro di me pi di qualsiasi coltello. Pianto le unghie nei palmi, ma  una tregua troppo breve.
Ho ragione? dice, con lo stesso livore di prima.
Unghie. Palmi. Bruciore.
No rispondo, ma la mia voce  cos flebile che non convinco neanche me stessa.
Apri le mani mi ordina lui.
Scuoto la testa e alzo i pugni chiusi all'altezza della pancia.
Apri le mani!
No!
Si lancia su di me e il rumore dei suoi passi rimbomba sul parquet. Mi prende le mani e cerca di infilare le dita tra le mie.
No! urlo di nuovo. Riesce a farmi distendere le dita e sento scendere le lacrime.
Non ti permetter di farti del male. Blake digrigna i denti e mi stringe forte.
Non capisci! singhiozzo con la gola stretta dal panico. Proprio non ci arrivi. Ho bisogno di fare qualcosa.  da tanto che non mi capita, ma non ce la faccio pi. Ne ho bisogno. Non posso continuare a ricordare, fa troppo male. Lasciami stare, ti prego.
Scrollo le braccia e scalcio provando disperatamente ad allontanarlo, ma lui mi intrappola contro il muro. Grido, perch non  pi il suo corpo che sento contro il mio, ma quello di Pearce.
E affondo di nuovo nel passato.
Pearce. La musica. L'alcol. La droga. La sua mano. Il mio viso.
Ssst.
Dondolo avanti e indietro, e urlo; urlo forte, cos tanto che anche il mio cuore si spezza. Non riesco a respirare. Panico. Devo liberarmene. Devo liberarmi di lui. Mandarlo via.
Vattene, per favore. Lasciami... Esci subito di qui, ti prego. Non farmi del male, ti prego piagnucolo, e mi ritrovo con la testa contro una spalla.
Ci sono io qui. Un accento inglese. Blake. Sei al sicuro, Abbi, te lo prometto.
Sto tremando fortissimo. Voglio che mi tenga stretta e che mi lasci andare allo stesso tempo. No, non sono mai al sicuro.
Invece s mi sussurra all'orecchio, abbracciandomi pi forte. Stringo la sua camicia con la stessa intensit con cui lui stringe me. Con me sarai sempre al sicuro.
Chiudo gli occhi e provo a riprendere il controllo del respiro come mi ha insegnato la dottoressa Hausen. Respiri profondi, contare fino a tre. Dentro, fuori. Dentro, fuori.
Non sar mai al sicuro mormoro con la voce roca. La minaccia  dentro di me, non lo capisci?
Oh, s che lo capisco. Capisco pi di quanto tu creda.
No, e non ci riuscirai mai.
Blake mi lascia andare; mi prende il viso tra le mani e mi asciuga le guance con il pollice. Apro gli occhi, sono ancora aggrappata alla sua camicia.
Sai gi che Tori  morta. Ma non sai che anche lei si tagliava, ogni santo giorno, sempre pi profondamente, finch alla fine non si  spinta troppo oltre dice con voce rotta. E io non ho fatto niente di niente per fermarla, perch tutti mi ripetevano che lo faceva solo per attirare l'attenzione. Convivo con il senso di colpa da dieci anni, e non esiste che me ne resti qui con le mani in mano a guardarti fare la stessa cosa.
Dalla sua voce trapela una sofferenza cos grande che ricomincio a piangere. Lo so, me lo ricordo. Ci sono andata vicina anch'io... Pochi minuti mi separavano dal nulla, poi Maddie mi ha trovato.
Salvare me non la riporter indietro. Non risolver niente e non servir a cancellare il dolore. Non cercare di salvarmi solo perch con lei non ci sei riuscito. Non sono un progetto.
Non ho mai detto una cosa del genere risponde, la voce ridotta a un sussurro. Intreccia le dita tra i miei capelli. Non voglio salvare te perch non ho salvato lei, ma perch non potrei sopportare di perdere anche te.
Dai suoi occhi sgorgano le lacrime. Non l'ho mai visto cos vulnerabile. Provo a osservarci da fuori in questo momento, accovacciati e tremanti sul pavimento della mia cucina. Distrutti, ma aggrappati l'uno all'altra come se fosse l'unico modo per rimetterci in sesto.
Non rester a guardare, stavolta. Tu sei molto pi forte di cos. Molto pi forte di lei. Hai tutto quello che speravo avesse mia sorella, e anche di pi. E questo di pi significa che puoi respingermi quanto ti pare, tanto non me ne andr. Non ti lascer cadere nel buio che hai dentro e che cerca di trascinarti con s, lo giuro. Potrai cadere solo tra le mie braccia.
Scuoto la testa perch non posso e non voglio cadere. Mai. Cadere vuol dire toccare il fondo, cio stare male. Soffrire. Provare di nuovo quell'angoscia.
Ne ho avuto abbastanza.
Io non sono forte, Blake. Non veramente. Le sensazioni che provo sono sempre le stesse, faccio gli stessi brutti pensieri. Voglio ancora mollare. La depressione...  come annegare, come essere tirati gi in fondo all'oceano mentre tutti intorno a te nuotano e respirano in superficie.  come urlare in mezzo alla folla senza che nessuno ti senta.  la materia di cui sono fatti gli incubi.
Allora permettimi di insegnarti a nuotare di nuovo sussurra, avvicinando il viso al mio. Lascia che sia io ad ascoltarti e a ricordarti come si fa a vivere.
Un brivido mi scuote il corpo; ho una stretta soffocante al petto, come sempre prima di precipitare in quel buio. Metto le braccia al collo di Blake e nascondo il viso. Lui mi prende e con un unico rapido movimento si appoggia al muro e mi mette a sedere sopra di lui.
Lo sento ancora; voglio sentire ancora quel bruciore, il dolore della lama nella carne. Voglio provare di nuovo il senso di liberazione che mi d. Poi Blake mi bacia su una tempia e il mio cuore comincia a battere forte, ricordandomi che sono viva.
Ora ci sono soltanto Blake e la sensazione delle sue braccia su di me, della mia pelle contro la sua, del suo respiro sul mio viso. Del suo abbraccio, cos forte da poter rivaleggiare con la presa della depressione. E l'improvvisa rivelazione che sentire non significa soffrire. Che posso vivere anche senza stare male, senza cercare quel dolore.
Gli passo le dita tra i capelli e Blake avvicina il suo viso al mio, ancora premuto sul suo collo. Mi prende il mento e mi obbliga ad alzare la testa e a incrociare il suo sguardo. Le lacrime di poco fa gli hanno inumidito le guance.
Non ne hai bisogno. Tu vali molto di pi. Non lasciare che questa cosa distrugga ci che sei. Permettimi di aiutarti, Abbi, e non per mia sorella n per chiunque altro, ma solo perch voglio farlo.
Non posso rimpiazzarla.
Lo so, e non lo vorrei mai. Io voglio te. Punto. Basta girare intorno a noi due. Voglio te e tutti i tuoi pezzetti rotti, sempre che tu riesca ad accettare i miei.
Non lo so.
Allora provaci. Io non smetter mai.
Non ho dubbi, lo fa dalla prima volta che abbiamo ballato insieme. E i suoi occhi riflettono ci che mi sta promettendo con le parole. E allora non importa quanta paura abbia, quanto vorrei correre a nascondermi: gli do quello che  giusto e che nel profondo del cuore desidero davvero.
Ci prover.
Perch in mezzo a tutto il caos e al dolore che ci tiene uniti, Blake  la mia luce.

18. Blake.

 cos piccola tra le mie braccia.
Trema e ansima ancora. Mi ha bagnato la camicia di lacrime, ma fa lo stesso. L'importante  che abbia pronunciato quelle due paroline che aspettavo. Due paroline che hanno il potere di cambiare tutto.
Prendo fiato e la stringo pi forte. Non vorrei dire quello che sto per dire. Non vorrei neanche pensarci, ma devo. Abbi deve capire che io so. Conosco il dolore che si porta dentro anche se non l'ho provato su di me. Deve capire che posso essere la persona giusta per aiutarla a guarire.
Io e Tori eravamo inseparabili. Ballavamo insieme quasi tutti i giorni, anche quando non avevamo lezione. Quando avevo otto anni ci facemmo una promessa: all'et giusta saremmo venuti a New York per iscriverci alla Juilliard. Era il nostro sogno. Lei aveva quattro anni pi di me e pensavo che sarebbe entrata prima, ma insisteva a dire che mi avrebbe aspettato. Avrebbe lavorato e risparmiato, e se anche a lei fosse andata male, sarebbe rimasta per gioire del mio successo. Butto gi il dolore che sento crescere ogni volta che ne parlo. Non era soltanto mia sorella, era anche la mia migliore amica, e questo mandava i miei fuori di testa. Non sopportavano che fossi legato pi a lei che a mio fratello. Mio padre sperava in partite di calcio nel fine settimana per vantarsi dei suoi figli maschi con gli amici, e il mio rapporto con Tori rovinava i suoi piani. Non sarei mai stato il ragazzino sporco e spettinato che corre sul campo come voleva lui. Per dirla con mia madre, sarei sempre stato quella femminuccia sul palco.
Blake... mormora Abbi, abbracciandomi pi forte.
Io e Tori passavamo ore a fare progetti: dove avremmo vissuto, dove avremmo lavorato, i posti che avremmo visitato. Era la persona a cui volevo pi bene al mondo, e non vedevo l'ora di riuscire a esaudire il mio sogno con lei. Ma non ho potuto. Con il senno di poi, avrei dovuto insistere e costringerla a confidarsi con me. Se avessi saputo che dopo soli quattro anni l'avrei persa, sarei sempre rimasto al suo fianco. E di sicuro non avrei dato ascolto ai miei genitori e alla loro ostinazione a negare la depressione. Era un argomento tab: era impossibile che la loro bambina perfetta potesse essere malata, che fosse vittima dei bulli nell'esclusiva scuola femminile in cui l'avevano mandata. Secondo loro, Tori stava solo cercando di attirare l'attenzione. E io la aiutavo a nascondere. I pianti notturni venivano liquidati come sbalzi d'umore dovuti all'et, o come la reazione a un film triste visto in tv; persino al capitolo di un libro particolarmente commovente. I tagli e i lividi erano colpa della danza, dell'hockey, di qualsiasi cosa. Per ogni segno sul suo corpo c'era una spiegazione, e io non misi mai in dubbio niente. Avevo solo dodici anni, non avevo motivo di pensare che mi mentisse. Anche quando mi chiese di non dire niente alla mamma, io non le domandai il perch. Non ero cieco: se io ero la pecora nera della famiglia, Tori era la figlia maggiore, una ragazza d'oro. Ma per i nostri genitori non era abbastanza importante per starla ad ascoltare.
Blake...
La trovai io. Mi interrompo per un istante per fermare le lacrime che affiorano insieme ai ricordi. Era nella sua stanza, raggomitolata sul letto in una pozza di sangue. Aveva le braccia piene di tagli, ma quelli non erano niente in confronto allo squarcio nella gamba. Sapeva quello che faceva: dall'autopsia risult che si era tagliata l'arteria femorale. Ogni volta che ripenso a lei vedo soltanto i suoi peluche, quel che restava di lei bambina, i disegni per il compito di arte sparsi per terra e il coltello che aveva usato. E poi la cosa pi brutta di tutte, e che ancora mi perseguita: le scarpette da ballo strette al petto. Sapeva gi come sarebbe andata a finire: il suo non era un grido di aiuto. Non era da lei. Non avrebbe mai dovuto restare sola quel pomeriggio. Jase aveva una partita, la finale del campionato locale, e pap aveva insistito perch andassimo tutti. Tori strapp il permesso di restare a casa a studiare perch aveva gli esami, ma io fui costretto ad andare. La trovai quando rientrammo. L'ultimo ricordo di mia sorella dovrebbe essere di noi che balliamo insieme, e invece  il suo corpo senza vita.
Abbi mi prende tra le braccia e mi avvicina a s. Allarga le dita sulla mia schiena, come per stringere ogni parte di me.
Nessuno in famiglia a parte me vuole parlare di lei. Sono l'unico che ricorda anche solo che  esistita. E questa cosa mi uccide. Chiudo gli occhi e le lacrime che ho trattenuto finora cominciano a scendere. Sono silenziose, non assomigliano a quelle che versai il giorno in cui trovai Tori. Sento ancora le mie grida di aiuto, i singhiozzi, i passi concitati dei miei genitori, le urla di mia madre, Kiera che cerca di tranquillizzarmi e l'arrivo dei miei fratelli. Ma sopra ogni altra cosa sento un grido lunghissimo e pieno di un dolore che mai avrei creduto fosse possibile provare. Viene da me. Dal legame che avevo con Tori e che si  spezzato nell'istante stesso in cui ho posato gli occhi sul suo corpo immobile.
Mi dispiace mormora Abbi abbracciandomi forte.
Non serve. Tu non hai fatto la sua scelta. Nessuno deve scusarsi per i suoi errori.
No, non ho fatto la sua scelta, ma quasi. Abbi parla pianissimo e sono sicuro che non l'avrei sentita se non fosse accoccolata contro la mia spalla.
In che senso?
Fa un respiro profondo e alza la testa. Fa scivolare le maniche della felpa fino ai gomiti e abbassa i pantaloni della tuta sulle ginocchia, poi alza la maglietta mostrandomi la pancia, e china il capo.
Osservo la sua pelle nuda, quasi interamente coperta di segni bianchi, alcuni pi lunghi e altri pi corti, pi o meno profondi. Non riesco a trattenermi e le tocco le braccia, le gambe, la pancia, accarezzando ogni imperfezione.
Quasi... ripete in un sussurro, e mi blocca le mani sul petto. Capisco perch Tori l'ha fatto. A volte sembra di esplodere. A volte... uno solo non basta.  una dipendenza. Il senso di liberazione che si prova dopo, per quanto breve,  come una droga. Basta farlo una volta per ripeterlo sistematicamente. Tori sapeva quello che faceva, e anch'io. Non volevo pi soffrire, non volevo pi essere ferita, ma ormai era troppo tardi per risolvere i miei problemi e ho preso la strada pi semplice. Sono stata una vigliacca. Desideravo essere felice, avere una vita in cui lui non potesse controllarmi, in cui non mi sarei pi dovuta chiedere quando avremmo avuto l'ennesimo litigio violento. Ma c'ero troppo dentro per uscirne. Ero distrutta, troppo debole anche soltanto per sostenere un'altra discussione. Non era ci che volevo per me. Se Maddie non mi avesse trovata, adesso non sarei qui. Ho fatto esattamente come Tori: ho puntato alle arterie e ho lasciato che uscisse il sangue. A differenza di tua sorella, per, mi sono sbagliata. Quando mi sono svegliata, mi hanno detto che ho mancato il punto esatto di mezzo centimetro. Altrimenti, Maddie non sarebbe riuscita a salvarmi.
Lui... L'ennesimo litigio violento...
Chi  lui? Ho le braccia tese. Il solo pensiero che qualcuno abbia potuto far soffrire cos tanto Abbi da spingerla a togliersi la vita innesca dentro di me una collera che non pensavo di essere capace di provare.
Abbi mi prende le mani. Non importa. Ormai non pu pi farmi del male: adesso basto io.
Vero, ma non lo farai. Le sistemo i vestiti per coprire i segni e la guardo negli occhi. Se il dolore arriva, voglio saperlo.
Non puoi cancellarlo.
No, ma posso aiutarti a superarlo. Posso starti accanto e abbracciarti ogni volta che ne avrai bisogno. Non devi pi affrontare tutto da sola, Abbi.
Non sono mai stata sola mormora. Una volta che mi hanno dimessa dall'ospedale non sono tornata a casa. Mi hanno spedita in una clinica psichiatrica da cui sono uscita solo un mese e mezzo fa.
Cazzo.
La prendo tra le braccia.  l'unica cosa che voglio fare ora.
 stato per evitare che ci riprovassi, che tentassi di rimediare all'errore.
E l'avresti fatto se fossi tornata subito a casa?
Non lo so. Forse. Abbi scrolla le spalle e tiene la testa appoggiata a me. Sembra passata una vita dall'anno scorso, per ricordo di aver pensato che c'era un motivo se non ero riuscita a farlo. Se davvero era arrivata la mia ora, se era destino che morissi, avrei beccato l'arteria giusta, oppure Maddie non mi avrebbe trovata. Quel mezzo centimetro mi ha salvato la vita.
Mi chino e la bacio sulla testa. Sono molto felice che tu l'abbia mancata.
Anch'io risponde Abbi, stringendosi a me.
Appena mi muovo sento una fitta lancinante al collo e un crampo tremendo a un polpaccio.
Che male borbotto, massaggiandomi. Ecco perch non si dovrebbe mai dormire sul divano, soprattutto se  a due posti e tu sei alto un metro e ottantatr.  come cercare di riportare un materasso gonfiabile alle dimensioni che aveva nella scatola.
Una vera tortura.
Mi giro e mi sfrego gli occhi. Quando li riapro, vedo Abbi seduta per terra con un libro aperto sulle ginocchia. I capelli le ricadono sulle spalle, e per la prima volta da quando la conosco non indossa una maglia con le maniche lunghe. Anche nella luce fioca del mattino, con la canottiera e i pantaloni da yoga, le cicatrici si vedono benissimo.
Mi sollevo e mi appoggio a un gomito.  bello?
Abbi si scosta i capelli dal viso e alza la testa. Dipende da cosa intendi per bello alle sei del mattino.
A quest'ora niente ribatto passandomi una mano sulla faccia.
 il diario che scrivevo al St. Morris... La clinica dice lei abbozzando un sorriso.
Ah. Mi metto a sedere. Una lettura leggera.
Gi risponde con una risatina. Chiude il diario e accarezza la copertina con un dito. Non lo aprivo da quando sono uscita. L'ho messo in un cassetto appena sono arrivata a casa e l l'ho lasciato. Non volevo pi vederlo. Pensavo che fosse la cosa pi stupida e insensata del mondo: scrivere non mi avrebbe certo aiutata a guarire. Era stata la dottoressa Hausen, la mia psichiatra, a obbligarmi. Secondo lei, se avessi espresso le mie emozioni scrivendo anche solo una riga al giorno sarei stata meglio.
Aveva ragione?
No. E mi sentivo un'idiota, perch non mi aiutava neanche un po'. Ma non era questo il suo scopo. Almeno, non in quel momento. Me ne sono resa conto poco fa quando ho cominciato a rileggerlo.
Sar scemo, ma non ti seguo.
Abbi mi guarda dritto negli occhi. Non era tenere un diario che mi avrebbe guarita. La dottoressa sperava che un giorno l'avrei ripreso tra le mani e mi sarei accorta di quanta strada avevo fatto.
E te ne sei accorta?
Giudica tu. Mi lancia il diario, che atterra sulle mie ginocchia.
Prendo in mano il quaderno rosso con la copertina rigida e le chiedo: Sicura? Una volta ho sbirciato in quello di mia sorella, ma mi ha beccato e mi ha inseguito con una mazza da baseball.
Sicura risponde con un sorriso. Mi hai gi visto in uno stato pietoso. E in quelle pagine non c' niente che prima o poi non ti racconterei comunque.
Okay, allora. Apro il diario alla prima pagina e comincio a leggere.
6 aprile
Non capisco perch devo scrivere.  inutile. Non posso descrivere tutti i giorni a parole come mi sento. Io non sento niente. Sono anestetizzata.
12 aprile
Le pagine precedenti sono vuote. Perch? Perch continuo a non provare nulla. Come faccio a scrivere se non ho sentimenti?
18 aprile
Mamma e pap vengono sempre a trovarmi. E anche Maddie. Pearce invece no. Non so perch mi d cos fastidio. O forse s, non ne ho idea.
Vorrei solo che mi lasciassero tutti in pace. Vorrei che Maddie non mi avesse trovata.
22 aprile
Maddie sta per andare in California. Era il nostro sogno da bambine. Lei ce l'ha fatta, mentre io sono bloccata qui. Finalmente provo qualcosa: rabbia. Sono arrabbiata perch dovrei partire insieme a lei. La dottoressa Hausen sar felice di sentire che almeno un'emozione la sento.
30 aprile
Terapia di gruppo. Tutte cazzate. Loro non sanno che cosa sto passando, che cosa ricordo. Loro non sono come me. Quelli sono pazzi... Pazzi veri, che fanno casino. Io no. Io me ne sto tranquilla e sono felice di stare da sola. Se soltanto mi lasciassero in pace.
Non eri esattamente entusiasta della cosa, eh? dico con una smorfia.
No... Verso la fine andava un po' meglio, ma all'inizio non mi interessava molto. Anzi, a essere sincera, non mi interessava quasi niente. Mi ero chiusa in un mondo di dolore, perseguitata dai ricordi. Erano ancora troppo freschi, troppo veri per pensare ad altro. Abbi indica il diario. Leggi quanto vuoi.
Non mi sfugge che ha abbassato la voce riducendola quasi a un sussurro, e nemmeno il modo in cui si tormenta le pellicine attorno alle unghie. Appoggio il quaderno per terra.
Non ne ho bisogno.
Abbi alza la testa di scatto.
Vorrei sapere tutto, ma sarai tu a raccontarmelo quando ti sentirai pronta. Non voglio costringerti.
Mi guarda per un istante, poi si accoccola accanto a me sul divano appoggiando la testa al mio petto.
Grazie di non avermi giudicata per le cicatrici.
Non lo farei mai. Sono i segni della tua forza.
Io le vedo diversamente.
Le prendo la mano e intreccio le dita alle sue. Spero che un giorno ti guarderai allo specchio e vedrai quello che vedo io.
Mi basterebbe non vedere pi una ragazza distrutta ribatte Abbi tristemente. E se fosse troppo, Blake? Se il mio e il tuo passato insieme fossero troppo? Se guardandomi vedessi solo Tori? Se i miei problemi fossero troppo simili ai suoi? E se... Si interrompe un secondo, poi prosegue. E se dentro di noi ci fosse talmente tanta sofferenza da spezzarci il cuore a vicenda?
Ehi... Mi appoggio allo schienale e la stringo forte a me. Mi sembrano un po' tanti questi se, Abbi. Non puoi sapere cosa ci riserver il futuro, e se anche dovesse andare come dici, supereremo le difficolt quando si presenteranno. Non ha senso arrovellarsi su ci che potrebbe capitare, perch potrebbe anche non capitare affatto. E poi  impossibile spezzare qualcosa che  gi rotto: e se  cos per entrambi, andr tutto bene.
Il suo sguardo  esitante, ma sorride. Ed  un sorriso che le illumina il volto. Diciamo che  un modo di vedere le cose...
Ricambio il sorriso e le metto una mano dietro la testa. No,  l'unico modo. La avvicino a me e la bacio dolcemente sulle labbra.
Lei stringe la coperta e sospira. Dovrei scappare da chiunque provi anche solo a toccarmi dice. Ma adesso non sento di doverlo fare. Non ho paura di noi.
L'hai mai avuta?
Di una storia, s. Ma non di te. Credo di non aver mai avuto paura di te.
Rassicurante... commento con una risata.
Zitto!
Le scosto una ciocca di capelli dal viso e penso al nostro secondo incontro. Mi sa che, dopotutto, avevo ragione.
Su cosa?
Sai, la mia battuta per rimorchiare.
Oddio...
Le accarezzo le labbra con il pollice. Non ci si pu opporre al destino.
Abbi chiude gli occhi per un secondo e fa correre un dito sulla coscia, immagino seguendo il contorno della cicatrice; poi mi guarda, e il suo viso  carico di emozioni.
No, direi proprio di no.
Due giorni senza mia madre sono stati una benedizione. Passavano le ore e mi ero quasi convinto che non avrebbe chiamato. Per la prima volta ho sperato che non chiamasse. Sentire di pap che cerca di spingere Jase a lavorare con lui, nonostante sappia benissimo che non  quello che vuole mio fratello, mi ha fatto capire quanto fosse soffocante la mia vita a Londra. Non me n'ero accorto finch non ho assaggiato un po' di libert. Spero che possa avere questa possibilit anche Jase.
Comunque sia, al momento la mia libert  in stand by, perch alla fine mia madre ha telefonato. Ha preteso che alzassi il culo e mi presentassi immediatamente al suo albergo.
Okay, non ha usato proprio queste parole, ma avrebbe potuto. Il suo tono contrariato mi fa presagire una chiacchierata piacevolissima.
Busso alla porta della sua stanza e mentre aspetto che mi apra affondo le mani nelle tasche. Arriva dopo qualche minuto reggendo un bicchiere di vino bianco.
Sono contenta che tu abbia trovato il tempo di venire dice.
Al telefono non mi  sembrato di avere molta scelta ribatto, chiudendo la porta. Cosa c'?
Non prenderla per il verso sbagliato, Blake, ma credo che dovresti tornare a casa.
Resto immobile a fissarla per un lungo istante prima di parlare. Scusa, ma credo di aver capito male.
Lei sospira e appoggia il bicchiere. Credo che sarebbe meglio se tornassi a Londra, a vivere con noi. Ho sentito Yvette stamattina, dice che se vuoi ha un posto per te.
Scordatelo. Scuoto la testa e incrocio le braccia al petto. Adesso vivo qui, mamma. Non ti  mai importato niente di dove fossi, perch all'improvviso tanto interesse?
Non  vero protesta. Lo sai che il lavoro mi impegna molto. Sar sincera, tesoro, non pensavo che saresti rimasto qui cos a lungo. Ero convinta che saresti tornato nel giro di due settimane.
Ti rendi conto che sono adulto, e dunque perfettamente in grado di prendermi cura di me stesso?
S, certo, lo so. La mamma sospira e si sfrega le tempie, come se la nostra conversazione l'avesse gi stremata.  che non credo che New York sia la citt adatta a te.
Nella mia mente scatta un interruttore. Ora capisco.
C'entra Abbi, vero?
Lei non risponde e finge di dover fare la valigia.
Vero? ripeto, alzando la voce. Il suo silenzio  sufficiente a darmi la conferma. Non ci credo. Anche tu, mamma, mi sembra incredibile.
Non  il tipo di ragazza con cui immaginavo mio figlio. Poi, certo, non mi aspettavo neanche che sarebbe finito a fare il ballerino.
Va bene, d'accordo, sono una grandissima delusione e via dicendo. Ma ancora non capisco cosa c'entra Abbi.
Non  abbastanza per te.
Cosa? Mi esce un po' come un urlo e un po' come una risata. Ma come ti  venuto in mente?  perch non  ricca? Perch non ha conoscenze al tuo livello?
Non  per questo.
E allora cos'?
... La mamma chiude di scatto la valigia e si volta verso di me.  malata, Blake, e non  giusto che ti carichi di un fardello simile. Lo sai come finisce con le persone come lei...
Le persone come lei? Scuoto di nuovo il capo e alzo un braccio. E cosa significherebbe di preciso?
Lo sai benissimo.
Quindi, siccome mia sorella si  uccisa e Abbi soffre di depressione, significa che prima o poi si ammazzer anche lei? Dio, mamma, quando si dice fare di tutta l'erba un fascio...
Tua sorella non c'entra.
Non c'entra mai, eh?
Blake...
No, mamma, invece Tori c'entra eccome, altrimenti non avresti niente contro una ragazza che hai visto una volta sola. Non sai niente di Abbi, eppure ti senti in diritto di giudicarla solo perch soffre di depressione. Perch? Perch non la nasconde? Perch accetta di averla? Cos' che davvero ti infastidisce?
Mi riesce molto difficile credere che ti interessi veramente. Vuoi solo cercare di salvarla, visto che non siamo riusciti a salvare Tori ribatte tutto d'un fiato.
Ecco che ricominci... mormoro, passandomi le mani sulla faccia. Non  per Tori. Forse un po' all'inizio, ma quando guardo Abbi vedo solo Abbi. Non vedo n Tori, n il passato. Vedo Abbi e il futuro. Lo capisci, mamma? In lei non vedo la debolezza di Tori, il modo in cui ha mollato tutto. Vedo una ragazza che accetta lo schifo in cui si  trovata e prova ad andare avanti. Vedo una persona capace di sognare e lottare per la vita, come Tori non  mai stata capace di fare. Abbi vuole vivere e io voglio aiutarla. Per lei e per nessun altro.
La mamma resta in silenzio per un po', poi dice: Sei venuto qui per Tori.
Sbagliato, sono venuto qui per me. Non me ne andr perch le ho fatto una promessa, ma  per me che mi sono trasferito qui.
Stai commettendo un grosso errore, Blake.
Sono abbastanza grande da poterlo capire da solo ribatto, gelido. Mi dispiace di non aver mai dimostrato interesse per il lavoro di pap e di non aver mai considerato quelle snob con cui hai cercato di farmi uscire per anni. E mi dispiace di non aver giocato a calcio come Jase. Ma soprattutto mi dispiace che tu e pap non mi abbiate mai accettato per quello che sono. Quindi no, non torno a casa. Mi sto costruendo una vita qui a New York: ho un lavoro, una casa e un sogno. E, nonostante quello che dici tu, anche una ragazza per cui smuoverei le montagne, se necessario. Se per te la mia felicit  motivo di delusione,  solo un problema tuo, mamma. Guardo l'orologio. E adesso scusami, ma devo andare al lavoro.
Esco e vado verso l'ascensore, facendo finta di non sentirla mentre grida il mio nome. Le porte si chiudono davanti a me e finalmente posso rilassare le spalle e respirare.
Dio, avrei dovuto farlo anni fa.

19. Abbi.

Sfioro le cuciture del body a maniche corte che non metto da due anni. Non so nemmeno se ci entro ancora. Faccio un bel respiro e mi spoglio. Anche se lo indosser solo in casa per ballare in garage,  comunque un passetto in avanti.
Mi guardo allo specchio con il body ancora in mano e chiudo gli occhi. La mia regola numero uno  di non cambiarmi l davanti, per non vedere le cicatrici, ma questa volta mi sembra diverso. Sento che posso riaprire gli occhi e osservarle forse per la prima volta in vita mia.
E lo faccio.
Scruto ogni centimetro del mio corpo flessuoso e muscoloso grazie alla danza ed esamino ogni difetto, ogni imperfezione, ogni segno sulla pelle, come se di ciascuno potessi ricordare l'origine. I pi recenti sono i pi evidenti: sono pi bianchi, pi grossi e spessi degli altri. Ognuno ha una storia da raccontare, uno spaventoso capitolo della mia vita che non posso cancellare.
Li passo in rassegna tutti, dalle braccia fino alle gambe, e alla fine li accetto per ci che sono: cicatrici di guerra. E non importa quanto siano antiestetici o quanto me ne vergogni, quanto cerchi di nasconderli o di dimenticare che esistono, perch questi segni sono la nuda verit da cui non potr mai fuggire.
Sono le cicatrici di guerra che ho guadagnato lottando per vivere, e mi ricordano che anche davanti al dolore sono stata capace di tenere duro e continuare a battermi, affrontare ogni nuovo giorno, pur con le mie paure e i miei timori, ma riuscendo ad andare avanti.
E la depressione  la stessa cosa, un'altra cicatrice di guerra.  silenziosa, posso vederla soltanto io, ma  una cicatrice esattamente come le altre. E come le altre, anche questa pian piano svanir.
Per vincerla si deve essere abbastanza forti da affrontare il mondo esterno nonostante dentro tutto stia crollando.
Infilo le gambe nel body, lo tiro su fino alla pancia, poi  la volta delle braccia. Mi sta. Aderisce al mio corpo esattamente come due anni fa. La mia pelle bianca risalta sulla lycra nera pi di quanto ricordassi. Faccio un passo indietro senza distogliere lo sguardo dal mio riflesso, poi mi fermo e i capelli mi ricadono su una spalla. Se non fossero pi scuri, mi verrebbe quasi da pensare che sono la stessa Abbi di una volta.
Ma non  cos, e non lo sar mai pi. Ora sto guardando una nuova me, quella che avrei sempre dovuto essere. Sono una ragazza problematica, distrutta, ma per qualche motivo ancora aggrappata alla vita.
Per qualche motivo...
No, non  vero. Non sono aggrappata alla vita in s, ma alle singole parti che la compongono: ai miei genitori, a Maddie, alla danza, alla Juilliard. A Blake.
Non devo aggrapparmi a tutti quanti insieme, basta uno per volta. E cos rester attaccata alla vita. Devo solo ricordare per cosa vale la pena vivere. Intorno a quelle cose e a quelle persone ruota il mio mondo, e Blake ci si  intrufolato dentro pi silenzioso di un ninja.
Se mi aggrappo a loro, rester attaccata alla vita. So di potercela fare, proprio perch davanti agli occhi vedo la verit delle mie cicatrici.
Io sono forte. Non sono l'ombra della ragazza di un tempo:  lei a essere la mia ombra.
Le mani di Blake sono calde sulla mia vita, mentre dal pli mi solleva sulle sue spalle. Ho le braccia in quinta posizione, alte e incurvate sopra la testa, e la schiena perfettamente dritta. A essere sinceri, non si sta molto comodi messi cos - forse si sta meglio seduti sui carboni ardenti -, ma  un passaggio fondamentale della coreografia.
Faccio un respiro profondo; Blake sposta il peso del corpo ed eseguiamo una presa a pesce. Tendo gli arti il pi possibile; lui mi tiene saldamente per le gambe e giriamo, poi mi fa scendere lentamente e passo a un arabesque, con una gamba allungata all'indietro. Mi raddrizzo di nuovo, Blake mi mette una mano sulla pancia e con l'altra prende la mia per una promenade. Conto i giri e al quinto lui mi lascia andare per farmi eseguire un fouett e concludere la parte in adagio del nostro passo a due. Resto immobile e guardo Blake.  la prima volta che lo osservo mentre balla, la prima volta che mi concedo di farlo davvero, e sono totalmente rapita. Seguo con gli occhi ogni suo movimento, fluido e preciso; i passi, la posizione delle braccia, le rotazioni, i salti, tutto nel suo modo di ballare  meraviglioso. Faccio quasi fatica a stare in piedi: vorrei poter scivolare per terra e guardarlo come una bambina seduta davanti alla tv. E lui nemmeno se ne rende conto...  talmente concentrato sulla coreografia, talmente preso dai passi, che scommetto che non si  nemmeno accorto che non riesco a distogliere lo sguardo da lui.
Appena la sua variazione finisce, Blake si ferma e apre lentamente gli occhi. Mi sorprende a fissarlo e fa un sorrisetto, e io abbasso subito la testa.
Almeno sono rimasta in piedi...
Inizio la mia parte senza problemi, come se la facessi da una vita. In realt, l'ho montata ieri notte. Dopo che Blake se n' andato, sono scesa in garage, ho messo il body a maniche corte e mi sono lasciata andare. Questa coreografia, in cui ho messo bourres, coups e un chapp saut - uno dei miei passi preferiti - viene dal profondo del mio cuore. Racconta una storia di disperazione che evolve in fugaci momenti di pura felicit; parte lentamente e cresce piano fino alla coda del passo a due, quando Blake torna in scena.
 semplice. Vera. Reale. Libera. Esprime tutto ci che provo quando ballo. Tutto ci che vorrei essere.
Blake mi prende la mano e mi avvicina a s:  il segnale dell'inizio dell'ultima parte. Balliamo uno accanto all'altra senza alcuna difficolt: proviamo insieme solo da poche settimane, ma sembra molto di pi. So che dopo questo weekend avremo costruito molto pi di un passo a due. Il nostro rapporto fuori dalla scuola rende pi forte ci che succede in sala.
Blake conosce ogni mio movimento e si adatta all'istante anche quando decido di modificare qualcosa all'ultimo secondo. Non si ferma, non parla, non si arrabbia: semplicemente, cambia direzione e mi segue.
E quando mi prende di nuovo per la vita, forte e saldo, mi do la spinta per aiutarlo a sollevarmi. Il grand jet  perfetto, esplosivo: le mie gambe in spaccata sono drittissime e mi sento leggera, mi sembra quasi di volare. Atterro con agio sul pavimento piegando le ginocchia, poi Blake sposta le mani sulle mie braccia e poi sulle mie mani e io salgo sulle punte, con la schiena inarcata, la testa inclinata all'indietro e le braccia lungo i fianchi. L'unica cosa che mi impedisce di cadere  Blake, che mi tiene per le dita.
Le sue labbra si posano sulle mie, le sfiorano appena, poi mi aiuta a raddrizzarmi di nuovo.
Questo nella coreografia non c'era...
Mi allontano con una serie di piroette, mi fermo un istante, poi mi giro. Blake allarga le braccia e mi guarda intensamente, e io corro verso di lui. Come quella volta in garage, gli metto le mani sulle spalle mentre mi stringe la vita e mi solleva sopra la sua testa. I nostri volti sono cos vicini che sento il suo respiro sulla bocca. Allargo le gambe, le tengo cos per un po', poi le richiudo intorno al suo corpo.
Blake ride piano e gli sorrido, cingendogli il collo con le braccia.
Non ricordo questo passo sussurra.
Scuoto la testa e lo bacio di nuovo.
Soltanto tre settimane fa l'idea di ballare con lui, di raggiungere questa intimit, mi era insopportabile. Mi spaventava, era troppo. Tre settimane fa sono scappata via a met della lezione perch mi sembrava tutto sbagliato.
Ora, con il corpo stretto al suo e lui che mi abbraccia come se fossi la cosa pi preziosa del mondo, tutto mi sembra perfetto.
Non mi avevi detto che avresti cambiato la coreografia.
Neanche tu.
Blake si volta e mi sorride. Per la cronaca, il nuovo finale mi piace molto.
Strano... ribatto, alzando gli occhi al cielo.
E allora? Posa una grande ciotola di popcorn sul tavolino di casa sua e si butta sul divano. Cosa ti aspettavi da un maschio?
Sinceramente, non lo so mormoro, e nella mia voce si insinua una nota di tristezza.
Blake mi guarda con la testa appoggiata allo schienale. Avrei voglia di chiederti perch mi sembra una risposta sincera anzich sarcastica.
Forse perch  una risposta sincera. Sorrido e strappo un filo dai jeans. Davvero non so cosa aspettarmi. Lui... Pearce... ha dato un significato completamente nuovo all'espressione aspettati sempre l'imprevedibile. Ogni volta riusciva a rovesciare tutte le mie aspettative e a farmi ricredere completamente.
Io non sono cos, vero? borbotta Blake, intrecciando le dita alle mie.
Probabilmente no ammetto per... voglio che tu sappia che... se quello che sto per dirti dovesse farti cambiare idea, non sarei offesa nel caso in cui...
Mi prende il mento e mi solleva il viso perch lo guardi negli occhi. Abbi,  impossibile che cambi idea. Qualunque cosa ti sia accaduta, appartiene al passato e l deve restare. Niente potr mai cambiare ci che provo per te adesso.
Annuisco. Tra noi cala il silenzio, mentre cerco le parole per continuare. Con la dottoressa Hausen era pi facile. Il mio cervello ha isolato i ricordi e li ha chiusi in un angolo per farli uscire fuori uno alla volta. Ma ora si sono liberati, e sono pronti a perseguitarmi appena glielo consentir. Se glielo consentir.
Immagino di dover partire dall'inizio e dirti che Pearce  il fratello di Maddie. Blake fa per parlare, ma alzo una mano per impedirglielo. S, la stessa Maddie che hai conosciuto. La loro madre  rimasta uccisa da un proiettile vagante in una sparatoria, qualche anno fa. Una vittima innocente. Si  trovata nel posto sbagliato al momento sbagliato. C'era anche Maddie con lei. La famiglia ne  uscita devastata. Gi il padre non era molto presente, poi Pearce ha fatto ci che fanno tante persone in lutto: ha cercato una valvola di sfogo alle sue emozioni, un modo per placare il dolore. Alle superiori ha cominciato a uscire tutti i fine settimana e ad andare alle feste. Presto all'alcol  subentrata la droga, e il consumo occasionale si  trasformato in una vera e propria dipendenza. Quando io e Maddie eravamo all'ultimo anno di liceo, Pearce era ormai un eroinomane, ma tutto sommato era ancora lui. O, almeno, cos credevamo noi. Per qualche cavolo di motivo ci siamo messi insieme. Volevo molto bene alla loro madre, e anch'io ero distrutta per la sua scomparsa; pensavo di poterlo aiutare, ma mi sbagliavo. Anche se me ne sono resa conto soltanto tempo dopo. La nostra storia  cominciata in modo normale, finch lui non ha iniziato a chiedermi di accompagnarlo alle feste. Veniva anche Maddie, e solo a quel punto ci siamo accorte che Pearce era totalmente dipendente dalla droga. Era un tossico, doveva farsi in continuazione; e quando non poteva, diventava un altro. Ogni volta che l'effetto dell'eroina svaniva, o aveva una crisi di astinenza, diventava irascibile. Era quasi malvagio, come se fosse posseduto. E se avevi la sfortuna di capitargli a tiro in quei momenti, non finiva per niente bene. Prima ti rovesciava addosso ogni genere di insulto. E poi sapeva come tirare un bel pugno... Chiudo gli occhi e sussurro: Non faceva differenza chi si trovava di fronte, un amico, uno sconosciuto... la sua ragazza....
Blake mi stringe le mani.
A me toccava sempre la parte peggiore. L'eroina lo rendeva paranoico: era ossessionato dalla convinzione che i suoi amici volessero portarmi via da lui. Non so perch si fosse fissato, non ci teneva poi cos tanto a me. Per lui ero solo un accessorio, una cosa carina da portarsi dietro e con cui nascondere chi era lui veramente. Comunque, alle feste, per colpa della sua paranoia mi era proibito allontanarmi da lui. Oppure doveva esserci anche Maddie, solo che poi lei ne approfittava per farmi una tirata per convincermi a lasciarlo, e allora ho finito per uscire solo con Pearce. Conclusione: assistevo a ogni passaggio della sua dipendenza. L'astinenza, lo sballo, il crollo. Ed ero io a farne le spese, verbalmente e fisicamente. Quando stava male non gli importava chi fossi, voleva solo la droga. Pensava che io gliela nascondessi, e all'inizio era vero, poi ho capito che era inutile perch riusciva a procurarsela comunque. Eppure, continuavo a essere convinta di poterlo salvare. Ho sempre creduto che sarei riuscita a salvarlo da se stesso.
Prendo fiato e apro gli occhi per fermare le immagini che scorrono inesorabili nel buio. Devo interrompere la piena dei ricordi che trabocca dalla scatola in cui li avevo chiusi e che mi sta inondando, mi tira verso il fondo, mi fa affogare nel dolore. Devo fare in modo che le parole escano come voglio io, e non come vuole il mio passato.
 lui il motivo per cui ti tagliavi, vero? mi chiede Blake dolcemente, ma con una punta di rabbia.
Annuisco. Era un modo per sostituire il dolore che mi causava lui con altro dolore. Quando mi tagliavo, non sentivo pi i lividi dei pugni e dei calci. Non sentivo pi il dolore che mi provocava il ragazzo di cui mi fidavo e che ero convinta di amare. Vivevo nella paura. Dovevo sempre stare attenta a come mi vestivo, a come mi pettinavo, a come mi comportavo, a chi rivolgevo la parola, a fare dei progetti. Pearce doveva approvare ogni cosa. Mi vietava di farmi bella se non per lui o di passare il fine settimana con le amiche come facevo prima. Maddie tentava in ogni modo di convincermi a lasciarlo. Lei aveva accettato la realt che Pearce era un tossico senza speranza. Almeno nel breve periodo. Io invece non volevo accettarla; o forse ero solo troppo spaventata. Avevo tantissima paura di lui. Dopo un po', Maddie ha dovuto lasciar perdere. Ero accecata dal ricordo di com'era Pearce un tempo e mi illudevo che un giorno o l'altro sarebbe tornato. Ma non  stato cos. Che ingenua.
Blake mi tiene ancora la mano. Stringe la mascella e ha negli occhi uno sguardo duro.
Per quanto tempo ho sopportato... violenze, calci, pugni, spinte... Nascondevo tutto. Non vedevo l'ora che venisse l'inverno per poter nascondere i lividi sotto il maglione, per poter dire che ero caduta sul ghiaccio. Solo Maddie sapeva la verit, ma non poteva dimostrarla. Io non ho mai ammesso nulla. Ero intrappolata in un loop senza fine: uscivo, lui mi picchiava, tornavo a casa, mi tagliavo.  andata avanti cos per settimane, finch non sono crollata. Finch lui non mi ha fatto crollare. I suoi amici erano degli stronzi, ma ringrazier sempre Jake per essere arrivato proprio in quel momento con l'eroina. Senza la droga, Pearce non si sarebbe calmato e si sarebbe spinto dove non aveva mai osato prima. Quel giorno non era solo violento, era... molto peggio. Non riesco neanche a dirlo a voce alta.  passato un anno, e alla fine non  successo niente, ma ancora non ce la faccio.  in quel momento che ho deciso. Non avevo mai provato una paura cos grande nella mia vita: non riuscivo a piangere, a urlare, nemmeno a parlare. I miei genitori erano fuori citt per lavoro, cos ho raccolto tutti i rasoi che ho trovato in casa e li ho calpestati per spaccarli e togliere le lamette. Avevo paura che potessero spuntarsi e che non avrei potuto alzarmi a prenderne un'altra, che mi sarei ritrovata in una specie di limbo tra la vita e la morte finch qualcuno non mi avesse trovata. Poi ho riempito la vasca, mi sono spogliata tenendo la biancheria, e sono entrata.
L'acqua era caldissima, bollente, ma a malapena ci feci caso mentre mi immergevo. Percepivo soltanto il freddo glaciale del metallo che mi feriva il palmo e il sollievo del sangue che scorreva. Aprii il pugno e guardai le lamette, ne tenni da parte una e appoggiai le altre sul bordo della vasca.
Sapere come sarebbe finita mi dava un senso di liberazione. Non poteva non funzionare. Nessuno poteva immaginarlo, non mi avrebbero mai trovata. A darmi la forza era la consapevolezza che presto il dolore sarebbe cessato.
Non avevi paura?
Non hai paura di morire se vivi gi all'inferno.
La lama scorreva sulla pelle con facilit; una parte di me gioiva alla vista dello squarcio e del sangue che sgorgava. Mi spostai sulla pancia e osservai meravigliata l'acqua che si tingeva di rosso tra volute e mulinelli. Sapevo che era sbagliato, che ci che provavo non era giusto, ma non riuscivo a fermarmi. Dovevo interrompere tutta quella sofferenza, perch non sentivo altro. Ero fisicamente insensibile, mentalmente esausta ed emotivamente prosciugata.
Desideravo soltanto ricominciare a respirare.
Blake mi abbraccia e nasconde il viso tra i miei capelli. Io chiudo gli occhi e continuo a ricordare. Ricordo il bruciore - l'unica cosa che sentivo - e ricordo di aver contato i minuti e i tagli: un taglio al minuto, ogni sessanta secondi una nuova ferita.
Il mio corpo era sconvolto dai singhiozzi; continuavo ad affondare la lametta nella carne. Pi che tagliare, riducevo la mia pelle a brandelli, la straziavo, come se cos potessi sanguinare di pi. Salii fino alla coscia e mi fermai per capire dove fosse l'arteria. Per capire dove ferirmi e farla finita in pochi minuti.
Ero disperata, mi sembrava di non sanguinare abbastanza in fretta. Volevo sanguinare di pi, pi velocemente, pi forte. Volevo farla finita. In quel preciso istante.
Feci un tentativo, avevo solo una vaga idea del punto esatto. Spinsi la lametta pi a fondo di prima e me la piantai nella gamba. Il sangue usc subito, di un rosso vivido e brillante, e gocciol nell'acqua. Piansi ancora pi forte, per tutto ci che mi stavo lasciando alle spalle e per il dolore che avrei dato agli altri. Ma il mio era pi grande del loro. Nessuno avrebbe potuto soffrire quanto me.
 l'ultima cosa che ricordo mormoro. Giro la testa e appoggio l'orecchio sul cuore di Blake. Il suo battito regolare mi calma. Poi sono svenuta. Non so quanto tempo sia passato prima che Maddie mi trovasse. E mi odio per questo. Tra tutte le persone che potevano trovarmi, proprio la mia migliore amica, che aveva gi visto sua madre morire davanti ai suoi occhi...
Per non sei morta dice Blake con voce roca.
No. Maddie ha chiamato l'ambulanza e mi hanno rianimata. Dopo mi hanno detto che non avevo preso l'arteria, ma avevo comunque fatto un buon lavoro: se Maddie non fosse arrivata, sarei morta nel giro di un'ora.
E se fosse andata cos?
Avrei perseguitato quella ritardataria per il resto della sua vita rispondo con una mezza risata. Una volta pensavo che avrei preferito che non mi avesse trovata, ma adesso ne sono felice. Mi ha salvato la vita.
Dio, Abbi, anch'io sono felice. E non mi importa se Pearce  suo fratello, se dovesse capitarmi di fronte giuro che lo ammazzo.
Dovrai aspettare un po' rispondo con un sorriso.  in prigione.
Per quello che ti ha fatto?
No, per spaccio. Gli hanno dato quindici anni. Non l'ho mai denunciato alla polizia, non avrebbe avuto senso: stavo troppo male per testimoniare al processo. Ho saputo del suo arresto solo poco tempo fa. Ha avuto quello che si merita: la sua vita  in stand by, mentre la mia  ricominciata. A volte  una fatica enorme, ma sono viva. Lui, invece, sopravvive e basta.
Blake mi accarezza dolcemente i capelli e mi bacia sulla testa.
Certo che sei viva dice. E ti prometto che ti mostrer esattamente cosa devi aspettarti da un ragazzo.
E sarebbe?
Tutto ci che desideri e di cui hai bisogno. Ma  una regola che vale solo per te: tutti dobbiamo ottenere ci che meritiamo, ma tu ti meriti il mondo intero e anche di pi.
Lo abbraccio e appoggio la testa sul suo collo. Ce l'ho gi.

20. Blake.

L'ultima settimana prima dello spettacolo  una frenetica alternanza di lavoro, prove interminabili e momenti passati a guardare Abbi che lotta con se stessa riguardo alla decisione che ha preso su di noi. Me ne accorgo ogni volta che balliamo: ora che mi ha raccontato tutto, ci che ancora la perseguita  diventato fin troppo reale. Talmente reale che persino io riesco a vederlo incombere su di lei come una nuvola scura.
Ormai ho perso il conto delle volte in cui le ho detto che possiamo rallentare e fare un passo indietro. Ho anche perso il conto delle volte in cui mi ha risposto di stare zitto.
Oggi  il primo giorno in cui la trovo entusiasta. Sorride come una bambina, e per poco non si mette a saltellare, mentre aspettiamo davanti a casa sua l'arrivo di Maddie e del suo ragazzo.
Quindi Maddie e Braden si sono messi insieme grazie a una scommessa? chiedo, accigliato.
Esatto. Sia le amiche di lei che gli amici di lui li hanno sfidati a far innamorare l'altro nel giro di un mese. Una bella coincidenza, certo, ma  andata cos.
Deduco che hanno vinto entrambi.
Santo cielo, quanto sei intelligente oggi!
Le sorrido e le tiro una ciocca di capelli. Non ti azzardare, Jenkins...
Altrimenti, Smith?
Altrimenti... La avvicino a me e la stringo forte.
Non vedo il problema ribatte, e sento che si rilassa tra le mie braccia.
Non era una ritorsione efficace?
Gi... dice con una risata. Okay, mmm... devi sapere una cosa riguardo a Braden.
Sento che non mi piacer.
No, non  niente di male.  solo che... Sinceramente,  un tantino insopportabile. Di solito quelli come lui tu li detesti.
Oh, cazzo! Ancora una volta la mia reputazione mi precede esclama una voce maschile dietro le spalle di Abbi.
Un dollaro. Subito interviene Maddie.
Mads...
No, Braden. Dammi un dollaro.
Lui sospira, infila una mano in tasca e guarda Abbi. Sentita la novit, Abbi? Ogni volta che dico una parolaccia devo darle un dollaro. La mia ragazza e mia madre cospirano contro di me.
Ha fatto bene risponde Abbi. Ne dici troppe.
Grazie. Maddie prende la banconota e la mette via. Non preoccuparti, servir per una buona causa.
Col cacchio borbotta Braden.
Se non la smetti subito, stasera te lo scordi di portarmi a cena.
Abbi ride e domanda: Ti porta fuori con i soldi che ti d per le parolacce?.
Esatto risponde Maddie raggiante. All'inizio volevo comprarmi delle scarpe, poi ho pensato che era giusto che la cosa coinvolgesse anche lui almeno un po'. Certo, vista la frequenza con cui impreca, in un paio di mesi potrei permettermi un paio di Jimmy Choo...
Col ca... volo che ti compri un paio di scarpe con i miei soldi.
Maddie lo incenerisce con lo sguardo e si tira indietro i capelli. Sto valutando se addebitarti cinquanta centesimi per le mezze parolacce.
Ora capisco perch  la migliore amica di Abbi: questa ragazza  un genio.
Non costringermi a minacciarti, Stevens dice Braden.
Tesoro... Maddie gli mette le mani sul petto e lo guarda negli occhi. Le tue minacce non mi fanno paura, perch io posso farti molto pi male. Sei stato carino a provarci, per. Gli d una pacca sul petto e mi fa l'occhiolino. Ciao, Blake. Ti presento Braden, il mio cavernicolo. Cavernicolo, lui  Blake.
Piacere rispondo, mentre ci stringiamo la mano.
Abbi, giurami che tuo padre ha della birra in casa.
Certo,  il 4 luglio! Come osi dubitarne? ribatte Abbi.
Te l'avevo detto, no? interviene Maddie. E adesso vai dentro insieme a Blake, trovate il padre di Abbi e fate le vostre cose da maschi.
Stai cercando di liberarti di me, angelo? replica Braden.
Io? Mai. Maddie si volta nella mia direzione. Ovviamente s, ma che resti tra noi.  tutto il giorno che mi ripete che  la prima volta nella sua vita che non passa la festa dell'Indipendenza in spiaggia, povero piccolo.
Maddie, se non la smetti...
Che cosa mi fai, Braden?
Lui fa un respiro profondo, ma si vede che sta sorridendo. Credo proprio che andr a prendere una birra. Tu vieni? mi chiede.
Birra con lui o resto con la Strana Coppia? Non  una scelta difficile.
Arrivo subito.
Entriamo tutti e quattro in casa; Abbi e Maddie salgono le scale, mentre noi andiamo in giardino.
Maddie si ferma e dice: Braden?.
S, angelo? Si gira con un gran sorriso stampato in faccia.
Comportati bene.
Io mi comporto sempre bene replica lui con una smorfia.
Abbi aveva ragione, questo tizio  insopportabile, ma non pu non stare simpatico.  sincero e non ha nessun problema a dire tutto quello che gli passa per la testa, pi o meno come Maddie. Non mi stupisce che bisticcino in continuazione, per il divertimento di quelli intorno a loro.
E siccome la birra aiuta a sciogliere la lingua, lei ha gi guadagnato altri sette dollari.
 per questo che vado in giro con una scorta di banconote da un dollaro borbotta Braden tirando fuori la nona. Speriamo che scelga un cazzo di ristorante costoso.
 una ragazza, non credo che avr difficolt ribatto.
Ah! Verissimo! Braden si appoggia allo schienale della sedia. Sempre meglio una cena di un paio di scarpe. Ne ha gi abbastanza, e la met  in camera mia.
Quindi siete insieme al college in California?
Esatto. Io sono cresciuto l.
Come mai non sei rimasto per il fine settimana?
L'avrei fatto se non fosse stato per Maddie. La festa del 4 luglio era la preferita di sua madre, e sapendo che aveva voglia di tornare a trovare suo padre non me la sono sentita di chiederle di passare la giornata con i miei genitori. E poi Abbi le manca un casino.
Lo stesso per lei. Guardo le ragazze, che ridacchiano come due bambine.
Stanno sempre incollate. La prima volta che sono venuto qui e Maddie ci ha presentati, Abbi era completamente diversa, ma appena si sono messe a chiacchierare  diventata com' adesso. Sono quasi sicuro che all'inizio mi odiasse. Si interrompe, poi riprende: Anzi, mi sa che non le sto molto simpatico nemmeno adesso.
Scoppiamo a ridere entrambi.
Invece s. La osservo mentre ferma una ciocca di capelli dietro l'orecchio, mostrandomi parte del suo viso. O almeno,  a suo agio con te.
Avverto lo sguardo di Braden su di me, come se fosse indeciso se chiedermi una cosa oppure no. Il silenzio dura soltanto qualche secondo.
Te l'ha detto.
Non  una domanda. Annuisco.
Tutto?
E senza troppi giri di parole.
Cazzo... Braden sospira e si volta a guardare le ragazze. Si fida di te.
Lo so.
No, non hai capito. Si fida completamente di te. Fino a tre mesi fa non riusciva neanche a raccontarlo a se stessa, poi arrivi tu e ti dice tutto.  un passo importante per lei, sai? Quando l'ho conosciuta, era l'ombra di ci che  ora. Le interessava soltanto la Juilliard, niente ragazzi. Su questo era irremovibile. Non le fregava niente di avere una storia. Ma chi pu biasimarla? Quel coglione le ha rovinato la vita, e se solo l'avessi saputo quando  venuto a Berkeley da Maddie, gli avrei staccato la testa. Abbi aveva giurato che non avrebbe mai raccontato niente a nessuno, che soltanto Maddie, il suo medico e io avremmo saputo. Di me si fida perch sto con Maddie. E invece l'ha detto anche a te. Vuol dire che si fida di te con tutto il cuore. Faccio fatica a crederci, visto come l'ha ridotta Pearce, eppure allo stesso tempo mi sembra del tutto comprensibile.
Questa frase non ha senso.
Faccio fatica a crederci perch era molto determinata nella sua decisione, e allo stesso tempo ci credo perch  da quando siamo qui che non le togli gli occhi di dosso.
E con queste parole ho la certezza che Braden ha capito tutto meglio di chiunque altro.
Tu ci riusciresti con una ragazza cos?
L'hai vista Maddie, no? ribatte Braden con una risata. Non sai quante volte a lezione mi sono beccato un calcio nel culo dal prof perch ero distratto.  cos da quando ci siamo conosciuti. E scommetto che per te  lo stesso.
All'incirca...
Le ragazze vengono verso di noi, mentre il padre di Abbi esce in giardino con dei fuochi d'artificio, subito seguito dal padre di Maddie, che fischietta con un accendino in mano. La madre di Abbi li guarda e sbuffa.
Quando vi decidete a crescere? dice.
Mai! esclama il padre di Maddie. Diventare grandi  una gran noia.
E poi se cresciamo non avremo pi la scusa per farci gli scherzi quando andiamo a pescare! interviene il padre di Abbi.
Non voglio saperne niente mormora la madre tra s.
E comunque, devi a Maddie nove dollari dico, dando di gomito a Braden.
Cazzo... Si ferma, poi: Facciamo dieci.
Tranquillo, io tengo la bocca chiusa.
Braden mi guarda con un gran sorriso strafottente. Lo sai che mi stai proprio simpatico?
Maddie si ferma di fronte a noi, mi scruta con attenzione, poi guarda Braden. Allora, non hai ancora tirato fuori la clava?
Per l'amor del cielo, Maddie...
Lei si siede sulle sue ginocchia e gli d un pizzicotto sulla guancia.  troppo facile farti arrabbiare.
Ha ragione concorda Abbi. Quanto le devi?
Nulla mente Braden.
Sicuro? rispondono le ragazze all'unisono guardando me. Sono perplesse.
Mi fate venire i brividi, voi due borbotto. Comunque s, neanche una parolaccia.
Braden abbraccia Maddie alla vita e le d un bacio. A quanto pare siamo fermi a una cena da McDonald's.
Un'esplosione fortissima le impedisce di replicare e trasaliamo tutti, terrorizzati. Abbi inciampa e mi cade addosso. Io scoppio a ridere, sia per lei che per l'espressione di suo padre.
Tutto a posto! grida lui. Un fuoco d'artificio si  acceso per sbaglio.
Il padre di Maddie ridacchia e giocherella con l'accendino.
Pap! Non fare il bambino! lo rimprovera lei.
Ve lo ripeto,  ora di crescere sospira la madre di Abbi guardandomi. Ti ci abituerai a questi due, Blake.
Impossibile risponde Abbi. Io ci convivo da sempre e non mi sono ancora abituata.
Stai attenta, principessa ribatte il padre. Sono ancora io che ti compro i regali di compleanno!
Quest'anno baller, e non c' regalo pi bello grida lei di rimando.
Compleanno?
Aspetta... Quando compi gli anni? le chiedo all'improvviso.
Domenica.
Il giorno dello spettacolo?
S.
Perch non me l'hai detto?
Perch Abbi odia i compleanni risponde Maddie al posto suo. Una che sogna di stare su un palcoscenico detesta le luci della ribalta.
Sono quasi sicuro di aver detto la stessa cosa anch'io penso a voce alta.
Davvero non lo sapevi? Cavoli... interviene Braden stupito.
Non ne avevo idea.
Avresti dovuto dirglielo, Abbi continua Braden scuotendo la testa. Lo sai che i ragazzi hanno bisogno di sei mesi d'anticipo per memorizzare le date importanti e tutta quella mer... meravigliosa roba da fare insieme. Maddie lo guarda storto e lui si affretta ad aggiungere: Non ho detto niente di male!.
Mmm.
Non mi piace l'agitazione che c' attorno al compleanno.
E come faccio a trovarti un regalo in un giorno?
Fuochi d'artificio! gridano all'unisono il padre di Abbi e quello di Maddie.
Eccoli di nuovo brontola Braden.
Non voglio niente protesta Abbi. Baller, ed  il regalo pi bello del mondo.
Oddio... ci siamo esclama Braden.
In che senso? ribatte lei guardandosi intorno.
Hai detto che ballare  il regalo pi bello del mondo. Lo stai sfidando, cazzo. Braden tira fuori un dollaro dalla tasca prima ancora che Maddie apra bocca. Adesso Blake dovr cercare qualcosa di ancora pi bello.
Non  vero!
Invece s. E in un giorno solo rispondo.
Maddie mi rivolge un sorriso furbo.  una fortuna che ci sia io. Blake, domani hai impegni?
A parte fare spese per Abbi, no.
Non ce n' bisogno. So esattamente cosa potresti regalarle.

21. Abbi.

Davanti allo studio della dottoressa Hausen esito con la mano sopra la maniglia. So che  tardi per cambiare idea, voltarmi e andarmene. Lei non sa che sono qui, ed  un bene e un male allo stesso tempo. Un bene perch cos non ci sono aspettative; un male perch nessuno mi obbliga a entrare.
Ma devo farlo. Lo so nel profondo di me stessa.
Busso. Tre rapidi colpetti.
Avanti risponde lei.
Apro piano ed entro nella stanza ormai cos familiare: le frasi motivazionali incorniciate alle pareti, le comode poltrone rosse, i mobili di mogano.  un luogo confortante.
Abbi! esclama sorpresa. Non mi aspettavo di vederti oggi.
Neanche io mi aspettavo di venire qui ammetto. Per avevo bisogno di parlarle... Dovrei chiederle una cosa.
La dottoressa inclina la testa di lato e abbassa gli occhiali. Un parere professionale o un consiglio?
Un parere professionale.
Accomodati.
Prende la mia cartella e si siede di fronte a me. La apre, trova la sua penna preferita da picchiettare e si adagia sulla poltrona.
Cosa volevi chiedermi?
Lei ha detto che il mio recupero deve procedere al mio passo e che ne ho il completo controllo, almeno entro limiti ragionevoli.
S,  vero.
Deglutisco. Okay. Ci sarebbe una cosa che vorrei cambiare.
La dottoressa Hausen raddrizza la schiena. Che cosa?
Le medicine.
Dopo un attimo di silenzio, dice: Benissimo. Hai tutta la mia attenzione.
Accavallo le gambe e la guardo negli occhi. Mi sento pronta a ridurre la dose. Penso... anzi, no, sono sicura di saper affrontare i miei problemi meglio di prima. Ho ancora gli incubi e i flashback, ma adesso riesco a gestirli. Non ho pi la sensazione di affidarmi soltanto ai farmaci. Ora li vedo pi come una specie di rete di salvataggio.
E non pensi che avere una rete di salvataggio sia una buona cosa? mi chiede, scarabocchiando sul suo taccuino.
Certo, s, ma non mi serve pi una rete cos grande. Mi piacerebbe sapere che riuscirei a riprendermi da sola prima di cadere. Guardo in basso e noto un forellino nei leggings. Insomma,  stata lei a dirmi che sono pi forte delle altre persone che sono qui, no? Ha detto che solo io avevo la forza per lottare e stare meglio. Ma come faccio se resto nella bambagia? Finch prendo le medicine, finch sono loro a tenere sotto controllo la mia follia, non riuscir a combattere. Saranno sempre loro ad attutire la caduta.
Sai che  un processo graduale? Non si pu interromperne l'assunzione dalla sera alla mattina. Nel tuo caso potrebbe volerci almeno un anno.
Lo so. Non sto dicendo che sono pronta a smettere completamente. Anzi,  un pensiero che mi spaventa. Per credo che sia arrivato il momento di ridurre la dose. Riacquistare un po' del controllo che lei  convinta che abbia.
Io sono convinta?
Anch'io. Sono arrivata fin qui, no? Vuol dire che un minimo di controllo sulla depressione e sulle mie emozioni ce l'ho. Sono ancora viva. Devo convincermi che posso gestire ci che ho dentro.
La dottoressa Hausen resta in silenzio per un minuto lunghissimo. Alzo lo sguardo e sul suo volto vedo un sorriso.
Tu conosci la tua mente meglio di chiunque altro. Io posso darti un parere medico, ma solo tu puoi fare una valutazione realistica della situazione. Se sei convinta di essere pronta a ridurre il dosaggio, sar felice di accontentarti e vedere come va. Poi possiamo sempre tornare sui nostri passi, okay?
Annuisco.
I nostri incontri settimanali resteranno invariati, per. Anzi, adesso sono ancora pi importanti. Anche se parliamo solo del tempo davanti a un caff.
Annuisco di nuovo. Capito. Mi sento davvero... pronta.
Per domani avr le nuove medicine. Ti chiamo quando puoi venirle a prendere.
Dir a mio padre di passare dopo il lavoro.
Perfetto.  tutto?
S. Mi alzo e vado verso la porta. Ora mi sento pi leggera. Grazie.
Abbi?
S?
La dottoressa Hausen mi guarda rigirandosi la penna tra le dita. Vorrei chiederti... Che cos' cambiato?
Le rispondo con un sorriso sincero. Ho smesso di esistere e ho cominciato a vivere.
Mi abbandono tra le braccia di Blake alla fine della coreografia. Lui mi fa girare, ho i piedi sollevati da terra e il viso affondato nel suo collo. Non posso nascondere il sorriso:  passato troppo tempo dall'ultima volta che ho danzato su un vero palcoscenico, sotto le luci dei riflettori e senza preoccuparmi di nulla.  passato troppo tempo dall'ultima volta che mi sono sentita cos a casa.
 il regalo di compleanno pi bello che abbia mai ricevuto.
Blake mi stringe forte e mi d un bacio sulla testa. Spero che tua madre abbia ripreso tutto come aveva promesso.
Perch?
Perch voglio mandare il filmato alla mia per farla incazzare borbotta tra i miei capelli.
Rido e mi faccio indietro per guardarlo. Un comportamento molto maturo, Blake. Molto maturo.
Oh, va be'... Scrolla le spalle e mi osserva con i suoi occhi verdi. All'improvviso passa un lampo malizioso. Sei pronta?
Per cosa?
Ad andare in un posto.
Ah, s?
Annuisce e mi mette una mano sulla guancia. Ti devo ancora un regalo di compleanno.
Blake...
No, Abbi. Ti ho preso una cosa. Ma se non ti piace  colpa di Maddie, ha organizzato tutto lei. Se invece ti piace, sappi che  stata un'idea mia.
Sorrido. Okay, mi sa che non ho scelta. E dov' questo regalo?
A un'ora e mezzo da qui.
Un po' lontano.
Ti assicuro che ne vale la pena. Mi prende per mano e mi porta nei camerini del teatro. Ci vediamo sul retro fra dieci minuti. Ah, dammi le chiavi della tua macchina.
Cosa? esclamo. A che cavolo ti servono?
Non mi servono. E nemmeno a te. Le do a tua madre.
Perch?
Dammele e basta.
Okay, va bene. Corro in camerino, prendo le chiavi dalla borsa e gliele consegno. Questo regalo comincia un po' a preoccuparmi.
Stai tranquilla dice allontanandosi. Dieci minuti.
Faccio un respiro profondo e annuisco, poi chiudo la porta. I pensieri si rincorrono impazziti nel tentativo di immaginare che cosa potrebbe avere escogitato, ma non mi viene in mente nulla di plausibile.
Mi tolgo i vestiti di scena e metto via le mie cose. Do un'ultima occhiata al camerino per controllare di aver preso tutto e mi fiondo gi dalle scale. Blake mi aspetta sulla porta del retro, con due borse in mano, la sua solita e un'altra.
E quella cos'? chiedo, indicando la sacca.  per me?
Fa un sorrisetto. Andiamo.
Lo seguo verso una Ford color argento. Ma tu non hai la macchina...
L'ho noleggiata.
Prende la mia borsa e la mette nel bagagliaio insieme alla sua. Sali? mi chiede, spostandosi sul lato del passeggero.
Sono al settimo cielo, anche se cerco di non darlo a vedere. Mi piacerebbe, ma non ho le chiavi.
Non ti servono, guido io.
Se sali dalla parte del passeggero  impossibile, per.
Blake abbassa lo sguardo, resta un momento in silenzio, poi appoggia la fronte sul tettuccio. Non riesco a trattenere una risatina.
Che cavolo!  tutto al contrario in questo Paese! esclama, girando intorno all'auto.
Entro in macchina e lo guardo. Ah, mi raccomando, non dimenticarti che qui guidiamo dall'altro lato rispetto a voi.
E io che pensavo di aver avuto una bella idea...
Ti ho detto di non preoccuparti.
Blake sbuffa e mette in moto, poi lancia un'occhiata dove dovrebbe esserci il cambio. Per fortuna che Maddie mi ha convinto a prenderne una automatica. Non credo che riuscirei a cambiare con la destra.
Qui tutte le auto a noleggio sono automatiche.
Mi fissa. Sai che siete proprio strani?
S. E tu sei sicuro di riuscire a guidare e allo stesso tempo ad andare dove vuoi portarmi?
Certo. E adesso fammi un favore, dormi.
Allaccio la cintura e mi metto comoda, mentre lui esce dal parcheggio. Dormir quando sar sicura che sei sul lato giusto della strada.
O su quello sbagliato borbotta. Dipende dal punto di vista.
Conosci bene la strada, vero? chiedo, soffocando a stento una risata.
Annuisce. Google Maps non sbaglia mai. E adesso riposati, Abbi.
Mi sveglio alla morbida carezza delle labbra di Blake sulle mie. Sorrido e mi stiracchio sul sedile.
Siamo arrivati? Giro la testa e lo guardo, con gli occhi ancora assonnati.
Blake si china verso di me e mi scosta una ciocca di capelli dal viso. S, siamo arrivati.
Uhm... e dove siamo?
Sui monti Pocono risponde lui, venendo ad aprirmi la portiera.
Cio non siamo nemmeno pi nello Stato di New York? esclamo sorpresa.
No. Ma prima di aggiungere altro, vorrei che facessi una cosa.
Ora, se possibile, sono ancora pi sorpresa.
Guarda in alto.
Inclino la testa all'indietro e nell'impenetrabile oscurit che ci circonda, vedo il cielo notturno rischiarato da una miriade di puntini luccicanti. Non ho mai visto le stelle cos grandi e luminose: sono centinaia di migliaia e squarciano il buio della notte.
Oh... mormoro senza fiato, guardandomi intorno. Sono ovunque, fanno capolino anche tra le foglie degli alberi pi alti. Sono bellissime... Ma perch mi hai portato qui?
Blake mi prende le mani nelle sue. Perch puoi nasconderti stando in piena luce.  un gigantesco, infinito, Prospect Park. E le stelle... Be', le stelle, che a Brooklyn non riesci mai a vedere, rappresentano ci che gli altri non vedono in te. Sono le scintille che ti porti dentro. Il cielo  la tua malattia, e le stelle sono ci che ti consente di andare avanti quando senti l'oscurit richiudersi su di te. Volevo dartene un'immagine concreta, qualcosa che potessi tenere con te per sempre e guardare quando ti senti gi.
Mi lascia andare le mani e allunga un braccio verso il sedile posteriore.
Cosa stai... Mi interrompo appena vedo la macchina fotografica. Qualcosa che posso tenere con me per sempre... ripeto meravigliata. Ho gli occhi pieni di lacrime mentre Blake mi consegna la fotocamera.
... e guardare quando ti senti gi. Ecco il mio regalo.
La speranza... Le lacrime iniziano a scendere agli angoli degli occhi. Mi stai regalando la speranza.
Blake mi asciuga le guance e sussurra: Ti sto regalando un motivo in pi per vivere.
Tengo il viso nel suo palmo e appoggio la mia mano sulla sua. Me l'hai regalato il giorno in cui sei entrato nella scuola di Bianca. Solo che allora non lo sapevo ancora.

22. Blake.

Ricordati che devi rilassarti mi diceva Tori. Abbandonati alla danza, Blake. No, no! Hai le spalle troppo tese! Mi spost le mani e si mise dietro di me, dandomi un colpo tra le scapole. Forte.
Ahi! Ma perch? protestai, cercando in modo maldestro di massaggiarmi.
Non puoi ballare bene se sei cos teso. Sembri un ciocco di legno!
Ma io non dovrei nemmeno conoscerli questi passi!
Io s, per, Blake. Devo impararli alla perfezione o non potr esibirmi allo spettacolo di Natale. Aiutami, per favore piagnucol, strascicando le parole. Sbatt i suoi occhioni verdi con fare innocente e io sospirai inerme.
Certo che l'avrei aiutata. Avrei imparato dei passi di un livello di quattro anni superiore rispetto al mio, perch aveva bisogno di me. Sapeva che avrei fatto qualunque cosa per lei.
Bene risposi borbottando, come solo un undicenne sa fare. Ma mi devi un favore, Tori. Un altro.
Lo so, lo so. Mi diede un bacio in cima alla testa. Sei il migliore.
Tu non picchiarmi pi, per.
No, te lo prometto... ma tu stai rilassato, okay?
Ho capito!
Davvero, Blake, non puoi ballare se sei teso.
Sei tu che mi fai innervosire, se continui replicai, incrociando le braccia al petto.
Perch tu non mi ascolti!
Va bene! mugugnai. Ti ascolto.
Mi scompigli i capelli. Ballare  come innamorarsi: bisogna lasciarsi andare senza opporre resistenza, senza barriere. Devi metterci tutto ci che hai.
Io non mi innamorer mai. Le femmine sono antipatiche.
Lo dici adesso, ma in futuro cambierai idea.
Non credo. Non cambier mai idea.
Tutti si innamorano, fratellino. A un certo punto succeder anche a te e non riuscirai pi a distinguere tra la danza e l'amore. E se sarai davvero fortunato, sar della danza che ti innamorerai.
Spalanco gli occhi. La sua voce mi risuona nelle orecchie e rimbomba nella capanna di legno. Era un sogno cos reale, anche dopo tanto tempo.
Sono passati dieci anni da quella conversazione con mia sorella ed  da allora che aspetto il momento di dimostrarle se aveva ragione o si sbagliava. Mi sono buttato nella danza proprio come mi aveva detto lei, con tutto me stesso. Ho progettato il mio futuro tenendo fermo l'obiettivo di realizzare il mio sogno. Non mi sono mai fermato, e non ho mai mollato nonostante tutti gli ostacoli che ho trovato sul mio percorso. Nonostante l'opposizione dei miei genitori. Ho continuato a lottare, anche quando sembrava impossibile.
Ora, se mi guardo indietro, sembra quasi sciocco: quelle parole uscivano dalla bocca di una ragazzina di quindici anni. Che cosa poteva saperne Tori dell'amore? Era soltanto una bambina, la cui massima felicit era fare gli esercizi alla sbarra. Esattamente come per me.
Ma aveva ragione. Aveva tutta la ragione del mondo.
L'amore e la danza sono la stessa cosa. Una cosa naturale come respirare. Niente dubbi n ripensamenti, perch lo sai, sai che ballare  l'unica cosa di cui hai bisogno.
Abbi scivola lentamente nel sonno e la stringo forte. Nasconde la testa contro il mio collo e mi abbraccia.
Abbi  la mia danza. Mi sono innamorato di lei esattamente come mi aveva detto Tori, ed  stato cos naturale che quasi non me ne sono accorto.  un sentimento che  cresciuto pian piano e si  trasformato ogni volta che lei mi sorrideva o rideva con me. E ora non posso pi lasciarla, qualunque cosa lei possa dirmi. Ormai sono legato a lei e a ci che preferirebbe nascondere.  lei che ora mi tiene in vita, perch ha riempito una parte di me che per troppo tempo  rimasta vuota.
Abbi non potr mai rimpiazzare Tori - non sono cos stupido -, ma questo non significa che non possa occupare un posto accanto a lei nel mio cuore. E amare Abbi non vuol dire volere meno bene a mia sorella.
C' posto per entrambe, in modi completamente diversi. E ringrazio il cielo che Abbi si sia fermata un passo prima di Tori.
Starai scherzando, spero esclama Abbi, fissando la canoa.
Non sarebbe divertente se rispondessi di no.
No, per niente. Figurati se salgo su quella... Mi guarda, poi indica la canoa con fare accusatorio. No. Assolutamente no.
Quindi proprio non ti va?
Ti sembro una a cui piace andare in canoa?
Non dico nulla per non scoppiare a ridere. Abbi afferra il giubbotto di salvataggio arancione brillante.
E di sicuro non mi metto questo coso. Non salir su quella barca. Io odio le barche.
Che cos'hanno le barche che non va?
Niente,  che preferisco la terraferma. Incrocia le braccia in segno di sfida.
Allora hai due opzioni replico in tutta tranquillit.
E sarebbero?
Ti metti questo... dico prendendole il giubbotto ... e sali sulla canoa.
No.
Oppure ti metti il giubbotto e salti in acqua. Comunque sia, il giubbotto te lo devi infilare.
Spalanca la bocca. Se solo osi gettarmi in acqua, Blake Smith, giuro su quello che ho di pi caro che...
Che cosa? la interrompo con un sorriso.
Si ferma un momento. Non lo so. Non ci ho ancora pensato.
Scoppio a ridere e le faccio una carezza. Abbi, per favore, mettiti il giubbotto e sali. Ti prometto che andr tutto bene.
Mmm risponde, sospettosa.
Per favore! la imploro. Non obbligarmi a rifarti gli occhi da cucciolo. Sai che non puoi resistere.
Mi spieghi perch  cos importante che salga su quella maledetta barca?
Perch s. Fa sempre parte della sorpresa di compleanno, okay?
Si ammorbidisce un po'. Blake, mi hai gi dato abbastanza.
Invece no. La aiuto a infilare il giubbotto e glielo chiudo sul davanti. La guardo, con le mani ferme sulla zip. Quando penso a tutto quello che mi dai tu ogni giorno, capisco di avere ancora tanto da fare.
Indosso anch'io il giubbotto, poi la aiuto a salire. Lei si siede esitante nella canoa: si vede che non  per niente a suo agio.
Non ci credo che sto facendo questa cosa... borbotta. Non ci credo proprio.
Non devi crederci, devi farlo e basta. Metto il remo in acqua e partiamo.
Abbi resta in silenzio per un momento, poi mi chiede: Dove stiamo andando?.
Scendiamo lungo il fiume.
 una risposta un po' vaga.
S...
Blake dice con decisione lo sai dove stiamo andando o no?
Certo che lo so. Lo so sempre.
Oddio...
Il problema  che non sempre so come arrivarci.
Blake! protesta, dando un colpo alla barca.
Che c'? Non  colpa mia. Mi giro per guardarla negli occhi. In fin dei conti,  divertita.  colpa di Google. Non hanno ancora sviluppato delle mappe che funzionano anche in montagna.
Sono senza parole... sibila, scuotendo la testa. Siamo su una canoa su un fiume in mezzo ai monti Pocono, e non sappiamo neanche dove siamo diretti. Mi sento molto rassicurata. Molto.
Finch non finiamo nell'Atlantico direi che va tutto bene.
Abbi sospira. Se lo dici tu, Blake. Se lo dici tu.
Hai fatto tutto questo per me?
Annuisco. Ti avevo detto che sarebbe andato tutto bene, no?
Bene? Bene?! Abbi mi fissa come se fossi pazzo. Blake, per il mio compleanno hai organizzato un picnic sui monti Pocono, in un posto circondato dalle montagne e con vista su un lago bellissimo e dici solo bene?
Cosa dovrei dire?
Non lo so... Ma nessuno aveva mai fatto una cosa cos incredibile per me. Mi butta le braccia al collo e mi stringe e io la tiro a me.
In tal caso,  stata tutta una mia idea. Maddie non c'entra niente.
Ride appoggiata alla mia spalla. Bel tentativo.
Scrollo le spalle, la accompagno alla coperta e la faccio sedere. L'idea della gita  stata di Maddie, io ho pensato ai monti Pocono. Come ti ho detto ieri sera, mi ricordano un gigantesco Prospect Park.
Abbi si guarda intorno, osserva le diverse sfumature di verde degli alberi e dei cespugli, i colori dei fiori, l'azzurro cristallino del lago. Gi. Sfiora la coperta. Credo di avere un nuovo posto preferito.
Guarda che non ti porto qui tutte le volte che avrai bisogno di nasconderti scherzo.
Non ce ne sar bisogno. D'ora in avanti mi nasconder solo sotto le coperte. Tanto non importa dove vado, il mio passato mi trover sempre. Non posso combatterlo, devo accettarlo.  l'unico modo che ho per sconfiggerlo. Accettarlo  la chiave per andare avanti.
Scuoto lentamente la testa, e la guardo: dalla curva delle sopracciglia alle guance rosa, dai suoi riccioli al naso leggermente all'ins.
Cosa c'? mi chiede.
Non sembra anche a te che le cose peggiori accadono sempre alle persone migliori? penso ad alta voce. La merda se la becca sempre chi non se la merita.
Pu darsi risponde lei a bassa voce. Ma mi piace pensare che sia perch le persone migliori possono affrontare qualunque cosa. Sai, quello che non ti uccide ti fortifica. Spesso non si sa perch succedono certe cose, n quelle buone, n quelle cattive, ma c' sempre un motivo.
Ci penso su un momento. Forse hai ragione tu.
Se non avessi passato quello che ho passato, non ci saremmo incontrati, no?
Immagino di no. Sorrido. A volte le cose belle si devono fare da parte per lasciare spazio a cose ancora pi belle.
Esatto. Sar stucchevole, ma voglio convincermi di essere dovuta passare per la storia con Pearce per poter trovarmi qui oggi. Mi guarda e sorride, con gli occhi spalancati. So che a volte non  facile starmi vicino, e che le cose potrebbero non cambiare in fretta, ma sono felice che tu sia ancora qui.
S, be', devo ammettere che sei un po' una rottura a volte...
Solleva un sopracciglio, compiaciuta.
Anzi, sei una gran rottura a volte, e non riesco a far niente quando sei con me perch mi distrai, per...
Mi prende per il colletto della maglietta, mi avvicina a s e mi bacia. Io batto le palpebre, colto alla sprovvista per un secondo, poi affondo le dita nei suoi capelli e mi abbandono. Mi mordicchia delicatamente il labbro, eccitandomi.
Mi muovo verso di lei fino a farla stendere sulla schiena, poi faccio scivolare una gamba tra le sue. Mi lecca le labbra e... Oddio, sto per impazzire! La bacio con tutto me stesso. La bacio sempre pi intensamente finch tutto il resto non scompare. Tutto eccetto il suo corpo morbido sotto il mio, la sua lingua che mi cerca e le sue dita tra i miei capelli.
Per... sussurro, baciandola di nuovo. Non mi sognerei mai di allontanarmi da te. Sarei un pazzo. Anche se sono pazzo lo stesso. Di te.
Lei ride. Allora potremmo essere un po' pazzi insieme.
Mi sfugge una risata. Per sempre.

23. Abbi.

Con lo sguardo seguo Blake che si muove in cucina;  completamente a suo agio. I muscoli della schiena si tendono mentre taglia e affetta, i bicipiti si flettono mentre fruga nei pensili. Incrocio le gambe seduta sopra il tavolo, e scoppio a ridere quando quasi cade all'indietro mentre tira fuori una ciotola da uno scomparto in basso.
Mi lancia un'occhiataccia e si rialza. Non so cosa stia preparando, gli ingredienti sono tutti sparsi di fronte a me. Stringo le mani in grembo: Blake indossa una maglietta nera e il sacchetto aperto della farina mi tenta...
Dio,  stato traumatico.
Hai solo preso una ciotola dalla credenza.
Avrei dovuto immaginarlo che era l.
Perch non l'hai cercata subito in quel posto?
Mi fai proprio morire dal ridere.
 una delle mie qualit migliori. Pensavo che ormai l'avessi capito. Gli do un colpetto sul braccio.
Pesa un po' di farina e la mette nella ciotola.  che cerco di ignorare il tuo cosiddetto humour.
Solo perch sei inglese replico. Lo sanno tutti che gli inglesi hanno un senso dell'umorismo un po' strano.
Io no.
Anche tu. E poi parli sempre del tempo.
Blake apre la bocca per replicare, ma la chiude subito e annuisce. Okay, questo te lo concedo. Per  un ottimo modo per cominciare una conversazione.
Meglio dei tuoi patetici tentativi per rimorchiare?
Quelli non li batte nessuno, e lo sai.
Questo non si discute.
Con te hanno funzionato, no? Solleva un sopracciglio e mi tocca il naso con un dito. Un dito sporco di farina.
Mi hai sporcato?
Mmm... No. Rompe un uovo nella ciotola.
Mi sfrego il naso e la farina mi cade sulle ginocchia. Senza un attimo di esitazione, infilo una mano nel sacchetto e gliene tiro una manciata. Finisce sui capelli, sulla faccia e sulla maglietta nera. La bambina che vive dentro di me  al settimo cielo dalla gioia.
Blake si ferma e gira lentamente la testa. Sorrido impacciata.
Ne ho tirata un po' troppa? Mi esce come una domanda e Blake si morde la lingua. Nel suo sguardo passa un lampo malizioso e spalanco gli occhi.
Oh, no. No. No. No! Salto gi dal tavolo nel tentativo di scappare, ma mi ritrovo avvolta da una nuvola di farina. Tossendo e sputacchiando gli lancio uno sguardo di fuoco. Non  giusto!
Adesso siamo pari ribatte, sempre con quella scintilla negli occhi.
Non ti credo.
E fai bene. Mi lancia un'altra manciata di farina e io caccio un urlo, scuotendo la testa per togliermela dai capelli.
Ah,  cos? Prendo il sacchetto dal tavolo e lo scuoto nella sua direzione. Lui fa un passo indietro, ride, e cominciamo una specie di balletto intorno alla tavola. Ha un aspetto buffissimo tutto imbiancato. E probabilmente io non sono da meno.
Tregua ripete Blake alzando le mani. Basta.
Okay dico dopo un momento. Ma la farina la chiudiamo nella credenza.
D'accordo.
Metto via il sacchetto, ma quando mi giro Blake mi circonda la faccia con le mani, umide e appiccicose. Grido.
Ma che cavolo ?
Uova.
Spalanco la bocca e lo guardo incredula. Brutto stronzo!
Il suo sorriso a trentadue denti lo fa sembrare pi giovane di cinque anni e faccio fatica a non ridere con lui. Affondo le dita nella ciotola e corro verso Blake.
Merda! esclama, ridendo sempre pi forte. Abbi. Abbi!
Gli sfrego le mani su tutta la faccia, lui mi prende il viso con i palmi sporchi e affonda le dita nei miei capelli. Gli stringo le braccia, come se stessi per cadere all'indietro, e quando sento le sue labbra sulle mie chiudo gli occhi.
L'intensit del suo bacio mi fa quasi sussultare, una sensazione che scende fin nelle dita dei piedi, che si arricciano sul pavimento di legno e mi sollevano di qualche centimetro. Non mi ha mai baciata cos... Nessuno mi ha mai baciata cos. E mentre con la lingua mi sfiora le labbra e me le mordicchia piano, sento un'ondata di calore dentro di me. Era da tanto che non provavo un desiderio cos violento. Ero convinta che non mi sarebbe successo mai pi.
Intreccia le mani nei miei capelli e io mi chino verso di lui. Le sue labbra che si muovono sulle mie mi eccitano e mi spaventano al tempo stesso; voglio che mi stringa pi forte, e voglio anche scappare, mentre il desiderio si fa sempre pi intenso.
 Blake a decidere per me, prendendomi per la vita. Io lo accarezzo sulle braccia e sul collo, mi aggrappo a lui come se ne andasse della mia vita, come se stessi annegando e lui fosse l'unica cosa che pu salvarmi.
Forse sto davvero annegando... ma stavolta non  colpa della depressione. Stavolta sono i sentimenti che provo per lui a consumarmi. Le possibilit che potrebbe portarmi il domani, la possibilit di noi due insieme. Erano mesi che non respiravo un'aria cos pura, che non sognavo un futuro che andasse oltre la danza.
Perch sono innamorata di lui.
E lo sento, lo sento in ogni parte di me. Non ho paura e non sono nemmeno sorpresa. Penso di averlo sempre saputo. Di aver sempre saputo che il mio cuore era nelle sue mani. Ignoro le urla che salgono dalle profondit della mia mente, lascio che a parlare siano il mio corpo e il mio cuore.
Mi accorgo del momento esatto in cui le grida si interrompono e i miei desideri vincono sulla paura.  un taglio netto.
La mia schiena si fonde con la parete, gioco con i capelli di Blake, ho le guance umide. A ogni lacrima che scende dai miei occhi chiusi altro peso vola via da me.
Abbi... sussurra lui, facendosi indietro e accarezzandomi la nuca. Mi prende il viso tra le mani e asciuga le lacrime, avvicinando la fronte alla mia. Non piangere. Non piangere, per favore. Non dobbiamo per forza...
Non sto piangendo per quello rispondo, tra una risata e un singhiozzo. Non piango perch sto ricordando il passato o perch sto male. Piango perch sto lasciando uscire un po' di quel dolore, almeno un po'. E adesso sto piangendo perch non voglio che ti fermi.
Blake respira lentamente, sento il suo alito caldo sulle labbra. Dico sul serio, Abbi. Non dobbiamo fare nulla se non sei pronta. Metto su un film e torno a cucinare...
Gli prendo il viso tra le mani perch mi guardi negli occhi. Perch sappia che sono serissima.
Blake Smith, se adesso mi lasci qui per andare a fare quella torta del cazzo non ti parler mai pi. Mai pi.
Non credo di averti mai sentita imprecare.
Fammi un favore.
Sto valutando se riprendere o no a preparare la torta, se  quello che ti stai chiedendo.
Tu parli troppo sussurro. Puoi star zitto cinque minuti e baciarmi?
Blake mi scosta dal muro e mi tira a s. Visto che me lo chiedi cos gentilmente...
Mi bacia di nuovo, con pi passione, pi desiderio, e io mi concedo a lui. Le sue mani si muovono sul mio corpo, sul sedere, preme il bacino contro il mio. Una scheggia di dubbio lampeggia nel fondo della mia mente quando sento la sua erezione su di me, ma la scaccio all'istante.
Per troppo tempo  stato il mio cervello ad avere il controllo su tutto, a obbligarmi a trattenermi. Stasera voglio che sia il mio cuore a prendere le redini. Non voglio pensare pi, voglio sentire e basta.
Blake apre la porta della sua camera con un calcio e le mie gambe cedono appena colpiscono il letto. Il suo corpo magro e muscoloso  sopra il mio. Gli accarezzo la schiena e tiro l'orlo della maglietta, comincio a sollevarla ma lui si ferma.
Zitto lo interrompo, prima che possa dire qualcosa. E subito sento il suo sorriso sulle labbra.
Mi piace questo lato di te mormora.
Gli sfilo la maglietta e le mie mani sfiorano la sua pelle calda e liscia. Lui mi bacia sulla pelle ancora infarinata e mi sfugge un sospiro. Voglio di pi. Il pensiero mi colpisce troppo in fretta. Ma ne ho bisogno. Ho bisogno di Blake e di tutto ci che pu darmi.
 una sensazione sorprendente e spaventosa al tempo stesso, qualcosa che a malapena riesco a comprendere. Ma ne ho bisogno. Ne ho bisogno perch lo amo.
Blake mi spoglia con la stessa facilit con cui mi bacia; con le dita mi sbottona i jeans e si fa strada con la bocca sulla mia pancia. I suoi occhi mi squadrano e mi divorano con la stessa passione che sento pulsare nelle mie vene; si lascia cadere sul mio corpo con la stessa forza con cui le mie gambe sono agganciate a lui. La sua lingua cerca la mia, e io faccio altrettanto. Ci muoviamo all'unisono, anche i nostri respiri.
Gli abbasso i jeans e gli sfilo i boxer. Lui mi stringe la vita e mi bacia sul petto. Ho la pelle d'oca, in contrasto con il suo respiro caldo che mi brucia la pelle. Mi slaccia il reggiseno e con la mano scende fino a raggiungere l'elastico delle mutandine.
Se ti vuoi fermare, dimmelo e io mi fermer. In qualunque momento. Sul serio.
Annuisco, lo guardo e ci baciamo. Sollevo le gambe, pronta a concedergli ogni parte di me.
Anche ogni cicatrice.
Blake allunga una mano sotto il cuscino e tira fuori un preservativo; lo scarta e lo infila. Io intreccio le gambe intorno al suo corpo, lo stringo forte e lo guardo negli occhi.
Voglio vederlo mentre scivola dentro di me.
Sento una paura improvvisa, ma dura appena qualche secondo. Vorrei urlare, poi inarco la schiena. Quando  completamente dentro di me, si ferma e il suo corpo aderisce perfettamente al mio.
Mi prende una mano e la avvicina al volto. Gli sfioro le labbra con il polso e lui mi bacia tutto il braccio. Poi fa la stessa cosa con l'altro, passa sopra ogni mia cicatrice.
Mi guarda negli occhi, esce lentamente da me e si spinge di nuovo dentro. Apro le gambe un altro po', il disagio  sparito. Sono completamente rapita, a malapena riesco a sentire le sue parole.
Sei bellissima, Abbi, e anche le tue cicatrici lo sono. Ogni pi piccolo segno che hai.
E io gli credo.

Epilogo

Abbi
Un anno dopo
Picchietto le dita sul tavolo e fisso la busta.  grande. Lo stemma della Juilliard vicino all'indirizzo sembra quasi sbeffeggiarmi.
Qui dentro c' il mio futuro.  l'inizio o la fine di tutto quello per cui ho lavorato nel corso dell'ultimo anno. Dalla danza, tanto tempo fa,  partita la mia guarigione, ed  stata la danza a tenermi in vita. Ora vedr il risultato.
La danza mi ha anche portato da Blake.
Lui sa gi tutto. Sa che dal prossimo semestre frequenter la Juilliard, perch a differenza mia non ha paura di quel che c' scritto nella lettera. L'ha aperta nell'istante stesso in cui sono arrivata. Due ore fa.
Abbi, piccola... dice a bassa voce. Sei seduta qui da una vita. Aprila.
L'ho aperta protesto.
S, ma non l'hai letta.
E se non c' la risposta che voglio?
Finch non la leggi non puoi saperlo.
Non voglio saperlo ribatto, mettendo il broncio.
Blake si siede di fronte a me e mi avvicina la busta.
Ho paura ammetto.
Lo so. Ma  peggio non sapere. Pi la lasci l, pi sar difficile.
La leggi tu per me?
Io lo so gi che cosa dice. Non serve essere un genio per saperlo.
Ma se non c' scritto s... Se non posso andare alla Juilliard... Ho fatto tutto questo per niente. Mi manca la voce.
Non  vero, e lo sai anche tu. Tornerai di corsa da Bianca, lavorerai come una matta e l'anno prossimo glielo farai vedere a tutti come balli.
Sospiro. Okay. Batto le mani sul tavolo. Vado.
Prendo la lettera e me la rigiro tra le mani.
Allora?
Zitto borbotto. Sfioro con le dita il bordo della busta, infilo la mano dentro, prendo il foglio, chiudo gli occhi e lo tiro fuori.
Non imbrogliare! esclama Blake.
Dammi solo un attimo. Faccio un respiro profondo. Tu riesci a leggere cosa c' scritto?
Non te lo dico. Devi aprire gli occhi.
Non devi dirmelo. Voglio solo sapere se leggi cosa c' scritto.
Forse sto annuendo, forse sto scuotendo la testa.
Sei proprio un bambino!
Scoppia a ridere. Anche tu.
Okay. Un altro respiro profondo. Stringo pi forte la lettera, ripetendomi che un no non  la fine del mondo. Come ha detto Blake, posso riprovarci l'anno prossimo.
Ma io voglio entrare adesso. Desidero entrare con tutta me stessa.
Il mio sogno mi ha permesso di sconfiggere il passato, di metterlo in una scatola di cui solo io possiedo le chiavi. Il mio sogno mi ha permesso di tornare a vivere e ad amare, e fino a stamattina non mi era mai passato per la mente che non si sarebbe potuto avverare subito. Ero cos concentrata sull'esame di ammissione che non ho mai pensato che avrebbero anche potuto non accettarmi. Non ho mai voluto pensare alle conseguenze di un rifiuto.
Ricordo a me stessa che adesso sono pi forte. Sono io a controllare la depressione, non  lei che controlla me. Ho affrontato i miei demoni a testa bassa, e anche se non sar mai normale, sar sempre io, con tutte le mie cicatrici. E questo basta.
Quindi devo accettare quello che c' scritto nella lettera come ho accettato il mio passato.
Un altro respiro profondo, stringo i pugni sul tavolo. E apro gli occhi.
Cara Abbi,
congratulazioni! Siamo lieti di informarti che la Commissione esaminatrice del dipartimento di Danza della Juilliard ha accettato la tua richiesta di ammissione nella scuola per l'anno accademico 2011-2012.
Guardo Blake con gli occhi stracolmi di lacrime e mi copro la bocca con una mano. Ce l'ho fatta.
Lui mi sorride, i suoi occhi verdi sono luminosissimi. S, Abbi.
Ce l'ho fatta.
...
.
...
FINE.
